“Le scuole cattoliche paghino le tasse”: l’Uaar lancia una campagna nazionale

Chi ha un’attività commerciale paghi le tasse. Non c’è nulla di ideologico in quest’affermazione: lo richiedono la logica e il buon senso e l’ha ribadito più volte l’Europa. Altre scuole private già lo fanno. Chi chiede l’esenzione sta dunque pretendendo un privilegio, necessario per coprire la propria incapacità manageriale.

È quanto sostiene l’Uaar. Che si dichiara «per nulla stupita» dall’annuncio del governo di intervenire prontamente sulla materia. Quel governo che ha già aiutato in tutti i modi le scuole cattoliche: definendo «simbolica» una retta di 7.000 euro e introducendo, poche settimane fa, nuove facilitazioni che, unite ai fondi già concessi da Stato e amministrazioni locali, portano la cifra erogata annualmente a quasi un miliardo di euro.

«E meno male che Stato, Regioni e Comuni piangono miseria», commenta Raffaele Carcano, segretario Uaar. Facendo pagare le imposte dovute alle scuole religiose, sarebbero disponibili risorse importanti per tutta la comunità. La paventata chiusura di tali scuole non deve preoccupare: lo Stato, che ha l’obbligo costituzionale di istituirle dove servono, può sfruttare la propria economia di scala e può anche utilizzare i fondi dell’8×1000 statale. «Altra questione su cui il governo si sta comportando in modo inaccettabile», torna a denunciare l’Uaar.

Per questo motivo i circoli Uaar stanno cominciando a scrivere ai Comuni, affinché avviino tutte le iniziative necessarie affinché le scuole private del proprio territorio paghino le imposte dovute. E invita tutta la cittadinanza a unirsi in tale richiesta. «La Chiesa è il più grande proprietario immobiliare italiano», conclude Carcano: «non si capisce perché agevolarla, e perché farlo andando contro l’Europa e la Costituzione. Il Vaticano dice di voler essere povero, ma i fatti dimostrano che vuole essere ancor più ricco: non è disponibile a pagare nemmeno quanto già pagano gli altri».

Comunicato stampa Uaar

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54 commenti

Ateo64

Se fosse necessario sarei ben contento che l’uaar per questa importante campagna di giustizia sociale desse fondo ai suoi fondi.
Battiamoci fino all’ultimo cent per gridare a tutti la vergognosa doppia morale, doppia faccia e doppio gioco della chiesa povera di papa Fantoccio Francesco.

dio di picche

Bogliasco fa rima con bagnasco: data la zona sospetto che npn resisterà alla tentazione di metterci il becco. comunque faccio i miei migliori auguri a quel sindaco.

stefano

Livorno è stata l’apripista, la giunta Nogarin (m5s) ha chiesto per la prima volta che le scuole cattoliche paghino fino all’ultimo centesimo, e con gli arretrati.

fabrizio bandini

E’ necessario far conoscere al maggior numero di persone possibile la reale situazione . Attualmente tutti devono sostenere la chiesa cattolica, anche quelli che cattolici non sono , e’ semplicemente inaudito . Quando sostengo cio’ molti mi guardano con stupore perche’ non sanno che il Vaticano ci costa circa 6 miliardi e mezzo all’anno .

roberto masia

solo per precisare che il ricorso alla Cassazione è stato del 2010, quindi non si tratta del sindaco nogarin, ma di quello precedente

mafalda

Nei comuni del Veneto sarà impresa ardua. Qui contano i soldi, e la chiesa è ricca.

francesco s.

Se vogliono essere trattate da enti non profit, inizino a non chiedere rette e occupparsi di realtà disagiate, altrimenti devono pagare come qualsiasi altra attività commerciale.

Frank

Segretario: “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.
Papa ufficiale: Chi es esto cogliones che ha detto una cosa così estupida?
Segretario: Santità… ma?!

giovanni da livorno

C’è un quesito che io mi pongo: ma le scuole private NON cattoliche, come fanno a pagare l’ICI? Perchè, se pagare la suddetta tassa è un costo intollerabile e le scuole cattoliche non ce la fanno a sopportarlo, come è possibile che le altre non siano già fallite?
A meno che, non mi si dimostri che le rette delle scuole private non cattoliche siano più cospicue di quelle degli istituti cattolici, la cosa mi sembra piuttosto strana………………..
Saluti. GdL

“Quanto più una persona è intelligente, tanto meno diffida dell’assurdo”.
(J. Conrad)

stefano

macchè fallimento, figurati, al massimo aumentaranno le rette che i paparini borghesoni saranno ben felici di pagare per assicurare un facile diploma ai cari figli allergici ai libri 😉

parolaio

Perché a non pagare non sono “le scuole cattoliche”, sono quelle “parificate”. Quindi anche quelle non cattoliche. La discriminante è se sono o meno a fini di lucro. So per certo che in Toscana le scuole parificate sono tutte in bolletta, hanno recentemente operato sostanziosi tagli agli stipendi per evitare il fallimento. Nella tua Livorno il sindaco Nogarin non vedrà mai un centesimo del mezzo milione in ballo. Piuttosto dovrà provvedere ad aumentare i servizi scolastici per gli studenti che, usciti dalle 2 parificate chiuse per fallimento, si accaseranno nel pubblico. Se andrà così da un punto di vista economico sarò una vittoria di Pirro, da quello ideologico invece no.

Massimo Maiurana

So per certo che in Toscana le scuole parificate sono tutte in bolletta, hanno recentemente operato sostanziosi tagli agli stipendi per evitare il fallimento.

Quanto sopra non descrive solo le parificate toscane, descrive un’ampia fetta delle aziende italiane attanagliate dalla crisi degli ultimi anni. Tutte aziende che hanno chiuso gli ultimi esercizi con bilanci in rosso. Adottando lo stesso metro dovremmo dire che pure queste aziende sono non profit, ed esentarle quindi dall’Imu, visto che il profit non lo vedono da tempo (in termini di suddivisione degli utili), ma come ha detto la Corte non basta essere in rosso per dire che non si perseguono profitti. Se l’attività della paritaria è rette+agevolazioni_fiscali=>stipendi, ivi compresi quelli dei direttori che magari coincidono coi proprietari, allora c’è lucro. E si paga l’Imu.

francesco s.

Essere in bolletta non vuol dire non avere scopo di lucro, significa solo che non son bravi a gestire l’impresa. Se vogliono fare beneficienza nel campo dell’istruzione aboliscano le rette, si costituiscano come associazioni di promozione sociale, facciano uso di volontari e accettino tutti, a quel punto avrebbero diritto giustamente a tutti i vari sgravi fiscali. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca.

parolaio

Sullo scopo di lucro il conto è presto fatto. Si moltiplica le rette annuali per il numero di studenti, più eventuali altri finanziamenti come entrate. Le uscite sono gli stipendi e la gestione dei locali.
Se le rette sono tali che alla fine se va bene vanno in pareggio il non fine di lucro è evidente. Le aziende hanno altri perametri, per esempio l’andamento del mercato.

Sandra

La scuola non deve essere soprattutto un fallimento educativo, e va da sé che il pubblico mette soldi nell’educazione non per guadagnarci. Se lo scopo della scuola paritaria è quello di creare isole felici senza extracomunitari e problematici, questo è un capriccio, non una scuola paritaria: la parità si verifica a pari condizioni di accesso per i bambini, e lavorative per i docenti, per cominciare. Era uscito un paio di anni fa un rapporto in cui si denunciavano condizioni di assunzione discutibili nel “parificato”.
Quanto poi all’ideologico, praticamente un anno fa in Piemonte alcune scuole dell’infanzia parificate avevano posto il veto all’apertura di sezioni o scuole pubbliche! E se non è per paura di perdere clientela per via della concorrenza, se insomma non è per lucro, come lo chiami questo modo di agire?

Frank

Sparolaio, come ti ho già detto intanto si fanno le cose come si deve, poi si vede cosa succede dopo.

Ci mancava n’altro che pensa di avere la palla di vetro per predire il futuro.

parolaio

@Sandra
Se le paritarie asseriscono di svolgere un servizio pubblico, è chiaro che devono rispettare degli standard pubblici. Se non li rispettano dovrebbero perdere la qualifica di ‘parificate’. Quello di cui parli: gli stipendi bassi, la paura di perdereiscrizioni… è chiaro che fa parte di un business, ma a quanto ne so io spesso questo business mira a rimanere in pari, perché i costi di una scuola non sono bassi, e le rette non bastano a coprirli. Quando (sottolineo ‘quando’) è così come si fa a dire che c’è scopo di lucro? Come sia possibile poi che una scuola privata possa porre un veto come quello di cui parli… mi pare davvero impossibile.

francesco s.

Non è assolutamente vero che se la differenza uscite entrate è in negativo vuol dire che non c’è fine di lucro e per fortuna che la corte non ha deciso in tal modo. Basterebbe creare un’azienda copertura per fregarsi finanziamenti pubblici e inventarsi spese pazze e stipendi esorbitanti a qualche dirigente in modo da essere in perdita per truffare lo stato e sistemare qualche amico, ops ma questo è un fatto di cronaca recente.

Sandra

parolaio,
ricevere finanziamenti per gestire la propria struttura non è andare in pari, dato che questa struttura è anche l’abitazione delle religiose. Se il pubblico dovesse interrompere i finanziamenti, dovrebbero provvedere in proprio a pagare le varie spese. E quindi il lucro c’è. Del resto, questa grande missione di educatori del pubblico non se la sono sentita per secoli, nonostante la capillare presenza di strutture cattoliche, dato che gli italiani un secolo fa erano in massima parte analfabeti. Per il beato Pio ix l’istruzione obbligatoria era un flagello, adesso è un compito imprescindibile della Chiesa: e guarda caso, quando c’è da guadagnarci.

mafalda

La chiusura di una scuola religiosa è sempre un evento da festeggiare, a differenza della chiusura di una scuola statale. Le scuole paritarie evidentemente ci guadagnano, altrimenti non aprirebbero neanche. Ma forse, oltre al guadagno, quello a cui tengono maggiormente i preti (e non solo quelli cattolici) è la possibilità di indottrinare e crescere adepti. Vorrei vedere quei bravi difensori delle scuole cattoliche se lo stato elargisse centinaia di milioni l’anno alle scuole musulmane. Cosa direbbero i vari Tosi in quel caso?

Diocleziano

Mafalda, perché hai scritto ”forse” nella terza riga? 😉

gmd85

@parolaio

Ancora più semplice: se chiedi compenso al destinatario del servizio, perdi lo status di no- profit.

Engy

hai sempre un linguaggio molto violento Mafalda, e stavolta sono (abbastanza) seria: un conto è rivendicare il diritto ad avere una buona scuola pubblica finanziata dallo stato che, al contrario, non dovrebbe finanziare quelle private, ma addirittura GIOIRE per la chiusura di un posto di lavoro (la scuola privata è un posto di lavoro Mafalda, dove alcuni vanno di buon grado ad insegnare, visto che devono campare, in attesa magari di passare concorsi pubblici) è da fanatici.
E il fanatismo è SEMPRE pericoloso.

Sandra

ma Engy, gioire in fondo non fa male a nessuno. Non è più violento, secondo te, non solo il linguaggio ma proprio il comportamento delle sei scuole paritarie piemontesi, che l’anno scorso hanno messo il veto all’apertura di altrettante scuole o sezioni statali? Anche lì c’erano posti di lavoro, che corrispondono a emolumenti garantiti (e non decurtai in cambio di punti in graduatoria) e a un percorso di studio conforme alla legge (perché nelle scuole private non è detto eh).
Perché una volta la scuola era privata e non si lamentava nessuno, chi voleva pagava e a suore e preti e andava bene così: poi hanno iniziato a non poter più contare su personale a costo zero, data la diminuzione delle “vocazioni”, e a dover assumere esterni per mantenere il business: è più o meno qui che nascono le rivendicazioni sulla libertà di scelta legata ai vantaggi fiscali. E ora, se si dà un’occhiata anche ai dati demografici, uniti alla crisi, devono fare i conti a una drastica diminuzione di iscritti: l’ultimo triennio (’12-’14) ha già un 120mila bambini nati in Italia rispetto al triennio precedente. Sono tutti potenziali clienti in meno, che opteranno per la statale, se ci saranno le risorse: e siccome le risorse scarseggiano, cosa resta da fare a parte gioire, se un prepotente e talvolta sleale concorrente si fa da parte?

gmd85

@E.n.g.y

C’è chi i punti in graduatoria li accumula a suon di incarichi provvisori, della durata di un anno, anche lontano da casa. Di anno in anno a richiedere incarichi. Nelle private, c’è il rischio di trovare docenti non proprio abilitati e comunque non sono neanche pagati. Gioire? Forse, no? Un po’ di soddisfazione, si, e se non ti aggrada, come sempre è solo un tuo problema.
http://www.treccani.it/vocabolario/violenza/
Rivediti qualche definizione.

Diocleziano

Non dimentichiamo l’esercito dei 26.000 bamboccioni raccomandati dalla
Città del Male: privilegiati e pagati a scapito degli altri lavoratori della categoria, perché quelli proprio non dovrebbero esserci nell’organico. Però non sembra
che si facciano dei problemi di etica professionale… almeno arrossire un po’…
(Ma perché i sindacati di categoria non si sono mai fatti sentire?)

Engy

Sandra,
Certo, gioire delle altrui disgrazie non fa male fisicamente a nessuno, ma rimane un gesto meschino. Vorrei vedere se Mafalda esulterebbe nel momento in cui toccasse a sua figlia!
Gioire per il cancro di un “nemico” non gli fa più male, ma è un atteggiamento da non consigliare direi.
Gioire per la perdita del posto di lavoro per me equivale alla gioia per il cancro di un altro.
E detto questo cara Sandra, secondo me sbagli e cadi nell’errore in cui cadiamo tutti spesso: cioè quando si discute e ci si contrappone, sembra sempre di dover far delle gare di cose migliori o peggiori, poi sembra sempre che una cosa debba escludere l’altra; non è così.
E, detto pure questo, mentre ti dico che non conoscevo il caso delle scuole piemontesi dunque prendo per buona la notizia che mi racconti, è evidente che il comportamento è stato ALTRETTANTO violento.

Sandra

No, non è altrettanto violento: gioire per un fatto di cui non si ha avuto alcuna parte è una cosa, frapporsi alla possibilità di lavoro e di scolarizzazione è invece una prevaricazione.
Il cancro poi, oltre a essere un paragone davvero infelice, non c’entra. Nessuno augura il cancro a nessuno, e nemmeno auguriamo che le private com’erano chiudano: io almeno credo che un po’ di concorrenza sia sempre auspicabile. Ma questa delle paritarie religiose è una concorrenza sleale, tanto è vero che le scuole private non religiose non hanno l’esenzione ici per cominciare. Se vai sul sito del Leone xiii, la prestigiosa ed esclusiva scuola dei gesuiti di Milano, vedi le indicazioni per ottenere il buono scuola: il buono scuola a quelli del Leone?? Ma se la preside ha candidamente ammesso che di extracomunitari non ne avevano, perché… non potrebbero affrontare nemmeno il livello di regali scambiati per i compleanni? Eppure è previsto che la Regione li aiuti, mentre quelli della pubblica portano la carta igienica da casa.
Davvero non pensi chi fa fatica a far quadrare i conti, quando legge di queste ingiustizie, non possa gioire DOPO, e non certo per suo intervento, che una paritaria (o meglio, par-ass-itaria) chiude?? E’ meschino per questo? O tu preferisci che le ingiustizie si subiscano con aplomb…

mafalda

@engy
Mi dispiace averti turbata, cara.
ps: anch’io cantavo in un coro, da soprano. Meraviglioso. Pensa, avremmo potuto fare un duetto Aida-Amneris e litigare anche lì.

mafalda

@engy
A parte gli scherzi, ma di cosa stai parlando? Cancro, violenza… hai letto quello che ho scritto?
Oltre al fatto che le scuole religiose fanno concorrenza sleale e non pagano le tasse, e forse neanche gli insegnanti, io ho un motivo in più per gioire: ritengo che le religioni siano molto, molto pericolose e la chiusura di un istituto retto da religiosi non può che farmi felice. La disgregazione della scuola pubblica porterà al proliferare di scuole private e c’è il rischio che ne nascano di confessionali, come notava in Inghilterra Dawkins tempo fa. Perché non dovrei gioire se una scuola che insegna, ho ha come ispirazione valori religiosi, chiude?

Engy

cara Mafalduccia,
tu soprano? E noooo, peccato che non abitiamo nella stessa città e che io non ho più tempo! Tu di dove sei se hai voglia di dirmelo?
Guarda, sono stra-arci-convinta che se ci conoscessimo di persona ci staremmo reciprocamente molto simpatiche, davvero 🙂 E’ che anch’io (come te peraltro, non ti credere 🙂 ) a volte mi comporto da leonessa della tastiera ….. 🙁
Quindi, dicevamo? Va bene Mafalda, a volte il mio eccessivo spirito polemico mi porta ad esagerare, quindi ritiro prontamente il “cancro”.
Ma ti invito a riflettere sulla scorta del fatto oggettivo che ognuno vede il mondo e le “cose” a modo suo, che, così come tu giudichi pericolose le religioni, c’è chi giudica pericoloso l’ateismo, e non stare a faticare a darmi dimostrazioni varie sulla oggettiva pericolosità delle religioni, tanto ci sarà sempre qualcuno che comunque la penserà diversamente.
A parte inoltre privilegi vari, l’importante sarebbe che le scuole private (tutte, anche quelle poche non di ispirazione cattolica, ad esempio nella mia ridente cittadina c’è L’Istituto Nobile Aviation College, mica si scherza qui oh ) si finanziassero da sole.
Medita Mafalduccia, fra un gorgheggio e un altro, medita … 🙂

giovanni da livorno

@ parolaio

ma, considerando che l’IMU per un istituto possa ammontare a qualche migliaio di €, io credo che una scuola cattolica, aumentando la retta a qualche centinaio di studenti, di 10 € a cranio (spesa che un buon cattolico, non avrebbe difficoltà a sostenere, se vuol garantire a suo figlio un’istruzione conforme ai “principi evangelici) giungerebbe a ricostituire lo “status quo ante”, ossia la situazione antecedente la sentenza della suprema corte.
Non mi sembra che siamo di fronte a difficoltà insormontabili (poi bisognerà vedere caso per caso).
Saluti. GdL

“La differenza tra i ricchi e i poveri è che i ricchi si fanno pagare per tutto, mentre i poveri devono pagare per tutto”.
(J. Anouilh)

Diocleziano

Non credo che il problema in sé sia di tipo economico: la missione della chiesa nel mondo è il PARASSITISMO ASSOLUTO, cedere su una pur minima richiesta è un precedente pericolosissimo. A dio quel che è di Cesare.

parolaio

Giovanni, non mi pare che i 500k richiesti dal comune di livorno, o il milione e mezzo che pensa di chiedere sia no minimamente alla portata dei due istituti. Neanche aumentando le rette di 10€. La sentenza è stata cassata, il procedimento da rifare, le scuole faranno ricorso, alcuni degli anni andranno in prescrizione. In ogni caso il comune non beccherà un €. Se le scuole chiudono dovrà sborsarne parecchi per offrire lo stesso servizio. Il comune forse potrà pignorare gli immobili, che non ha i soldi per ristrutturare, magari per destinarli all’accoglienza degli immigrati. Sempre che voi livornesi glielo consentiate. Non lo so, ma sarei pronto a scommettere che questo scenario si ripeterebbe in molti altri posti d’Italia. Gli scandali sono altri a mio giudizio. Per esempio che le Cliniche di proprietà religiosa (quelle si a scopo di lucro, e tanto) per legge non siano tenute a tenere nessun tipo di contabiltà. Su questa battaglia sarei pronto a seguirvi, ma quella sulle scuole è più una masturbazione mentale che altro.

Sandra

parolaio,
si tratta in realtà di 250k per un istituto e 150k per l’altro.

In riferimento alle modalità di reperire il denaro via retta:
“il dirigente dell’ufficio tributi del Comune Alessandro Parlanti -: sarebbe bastato che in questi anni avessero aumentato di 2 o 3 euro le rette individuali e la soluzione sarebbe già stata trovata».

Era stato battuta una via meno onerosa per gli istituti:
“era stata proposta un’ipotesi di conciliazione che sarebbe stata vantaggiosa per le scuole stesse, rispetto ad un’eventuale sentenza favorevole per il Comune da parte della Cassazione – dice il vicesindaco Stella Sorgente -. Però ci è stato comunicato dalle scuole stesse che avrebbero invece preferito attendere l’esito del giudizio in Cassazione.

Bella comunque la “minaccia” della direttrice: “piuttosto apriamo una scuola in Uganda dove c’è tanto bisogno”. Ecco, ma infatti, com’è che quando c’è bisogno di fare qualcosa gratis non ci siete, e invece di mandare le suore in africa a istruire i bambini, fate venire le suore dall’africa per abbattere i costi?

da il tirreno.gelo cal.it/livorno/cronaca/2015/07/25/news/santo-spirito-e-immacolata-cosi-chiudiamo-1.11834250

gmd85

@parolaio

La Cassazione è corte suprema. Il ricorso l’ha fatto il Comune. Se la sentenza ordinaria è stata giudicata illegittima e la cassazione ha espresso motivazione, il pagamento è dovuto. Al massimo, le scuole potevano fare controricorso nei termini previsti. Se l’hanno fatto, hanno perso. Se non l’hanno fatto, non hanno possibilità di farne altri.

gmd85

@parolaio

Tenendo conto che la fonte è il legale delle scuole, sembra che la Corte abbia rinviato ad’altra sezione della commissione tributaria. Staremo a vedere che si inventeranno per non definirle commerciali.

giovanni da livorno

@ parolaio

ora m’informerò. Vedrò se all’ufficio Tributi del Comune (nei limiti del lecito e del consentito) possono darmi di queste informazioni. Che io sappia però, quando le somme sono cospicue è di solito permesso un pagamento rateale.
Che gli istituti religiosi finiranno col non pagare ed il comune non prenderà un soldo, lo so già.
Comunque bisognerebbe vedere se, in effetti, con un ragionevole e sostenibile aumento delle rette, non sarebbe proprio possibile provvedere al pagamento dell’ICI, tenendo conto dell’entità delle somme, del numero degli allievi e delle eventuali rateizzazioni.
Saluti. GdL

“Insolvente. Privo di mezzi per pagare i debiti. Quanto alla mancanza di volontà di pagarli, in campo commerciale essa non viene definita insolvenza, bensì lungimiranza”.
(A. Bierce)

giovanni da livorno

I miei conoscenti che lavorano nell’ufficio di che trattasi mi hanno confermato appieno le parole di Sandra, riportate sul Tirreno (il 25 l’avevo soltanto scorso).
Come vedi, caro parolaio, se c’è la volontà di addivenire ad una soluzione concordata, un punto d’incontro si trova sempre. Il guaio è, quando quella volontà non c’è…………..
Saluti. GdL

mario

a me se i ladri rubano al mio vicino….. non godo…sarei un cretino, perché a me ho hanno gia’ rubato o ruberanno!!

p.s. il mio vicino, in questo caso, è la scuola non pubblica

Emilia

non pagheranno mai niente, anzi, prenderanno sempre più soldi, grazie anche ai grandi politiciti che ci ritroviamo a Roma e in generale in giro per l’Italia. Che tristezza, che ingiustizia, che ladri.

Bruno Rapallo, apostata e ateo

… se volete farvi un’idea più precisa e documentata sulla questione “scuole pubbliche – scuole paritarie” e sui relativi costi reali, rette versate e sovvenzioni varie, modalità di funzionamento, trattamento dei docenti, disfunzioni e illegalità, indebiti privilegi, favori dei politici locali e nazionali alla CCAR, ecc., vi suggerisco di leggere l’ampio testo di un insegnante/giornalista/sindacalista di cui al link che segue (è molto pesante, oltre 400 pagine, ma ne vale la pena)
http://www.aetnanet.org/download/libronero_latella.pdf
Il quadro complessivo che ne esce (a mio parere molto realistico) mi sembra desolante e certo non induce all’ottimismo, ma la sentenza della Cassazione invoglia a non arrendersi, in barba ai servi di regime e ai ministri catto-bigotti del governo di pseudo-sinistra dello sbruffone-pataccaro fiorentino: stanno comunque accusando il colpo e temono che il “caso Livorno” si estenda a tutta “Vaticalia”, come rivelano le reazioni scomposte e puerilmente bugiarde delle gerarchie ecclesiastiche (è alquanto ridicolo che “sparino” grossolane valutazioni economico-finanziarie del tutto sballate, fingendo persino di non conoscere le differenze tra “costi fissi” e “costi variabili”, tra un “costo medio” e un “costo marginale”, proprio lor signori, abituati a maneggiare “vagonate” di miliardi di euro nelle più disparate attività commerciali e speculative a livello nazionale e mondiale !)

Sandra

Un aspetto che non mi sembra emerga, in questo o altri rapporti del genere, è la preparazione scolastica o accademica dei docenti della scuola privata, in particolare – ma non solo – il personale religioso. Visto che un 10% del personale docente esterno risulta lavorare in nero – ed è una bella percentuale considerato appunto che la faccenda trapela all’esterno – mi domando cosa succeda all’interno dal punto di vista del cv di studi di docenti preti e suore. Ma probabilmente questo genere di informazioni è ancora più protetto dei bilanci delle scuole private 🙂 !

gmd85

Ah, ricordo ancora di quando l’insegnate do storia dell’arte disse “Cezanne” pronunciato come è scritto e “Gaughin”. Io e l’altra ragazza che veniva dalla scuola pubblica come me ci guardammo esterrefatti 😛

gmd85

Con questo, prima che una certa commentatrice si scaldi, volevo mettere in luce che effettivamente la qualità di queste scuole non è proprio eccelsa. Nessuno dei ragazzi che aveva frequentato sin dall’inizio ha reagito sentendo quei nomi così storpiati. Una delle docenti inoltre – qualcuna si salvava, certo – sfogandosi, si lamentò del fatto che non prendeva un centesimo.

roberto masia

a mio parere la presentazione di documenti da parte dei consiglieri comunali per chiedere alle amministrazioni di intervenire per recuperare i crediti dovuti dalle scuole parificate non basta, lo dico con cognizione di causa, avendo pochi giorni fa presentato in qualità di consigliere comunale un odg che invitava in sindaco, sulla scorta e sulla linea di quanto sentenziato dalla Corte di Cassazione, semplicemente il consiglio comunale ha negato questa richiesta, per un voto ma l’ha negata, adducendo come giustificazioni la non conoscenza della sentenza, (in realtà, a mio parere, non ha avuto il coraggio di votarla), nonostante la stessa sia stata depositata 8 luglio e cms esplicata da un nota chiarificatrice dallo stesso presidente della corte Santacroce, in ogni caso la nostra iniziativa, prima in Italia servirà da apripista in tantissimi comuni visto che numerosi consiglieri comunali hanno richiesto il testo e a proposito io mi pongo a disposizione per eventuali suggerimenti e collaborazioni, naturalmente senza distinzione di colore politico, infine alla luce di quanto è avvenuto alla Spezia dove per ovvie ragioni , avendo presentato l’OdG due giorni dopo la diffusione della sentenza è mancato il tempo per preparare al meglio l’iniziativa, credo pertanto che il documento da presentare al Sindaco debba essere affiancato da una campagna di mobilitazione locale, con raccolta firme, lettere ai giornali, convegni, volantinaggi tra i cittadini al fine di diventare strumento di pressione politica e perchè no culturale nei confronti dei consigli comunali

gmd85

Concordo. Il servilismo dei buona parte della classe politica nei confronti di tutto ciò che è “cattolico” è un guaio. Il problema è che questo servilismo è presente anche nella popolazione. Non tutta, certo, ma buona parte.

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