Il battesimo della lobby vaticana

Il “partito di Dio”, lo chiama con una sintesi efficace il vaticanista di “Repubblica” Marco Politi. Il laicato cattolico conservatore, con la benedizione di Ruini e del Papa stesso, rilancia la sua sfida alla politica e alla società italiana, risponde indirettamente alle critiche su un “silenzio” del laico, oppresso dal peso mastodontico della gerarchia curiale, e si associa, di fatto, in un’unica, influente, tentacolare entità politica. È un fenomeno nato da pochi anni, ed esploso nel 2005, l’anno del referendum, l’anno in cui sono cadute le barriere e gli indugi. C’è anzitutto il coordinamento “Rete in Opera”, nato all’inizio di quest’anno, che comprende l’Acli, la Compagnia delle Opere, l’Azione Cattolica, i Focolarini, Sant’Egidio, settori della Cisl, della Coldiretti, e via dicendo. Sotto l’eloquente slogan di “prendiamo il largo”, titolo del manifesto costitutivo, la Rete si presenta come “un laboratorio di riflessione e formazione, di convergenza attorno a specifici progetti ed obiettivi, di ricerca di posizioni comuni relativamente a questioni pubbliche di grande rilevanza e di promozione di conseguenti iniziative dell’associazionismo cattolico” (art. 3 dello Statuto). In pratica, un grande “Think tank”, e insieme movimento di pressione (una lobby, direbbero senza pruderie gli americani), e poi un utile strumento per dettare la linea da seguire alle centinaia di migliaia di iscritti laici delle diverse associazioni che aderiscono. […] Il 7 dicembre scorso Ruini ha rimesso in piedi la sua creatura prediletta, quella “Scienza e Vita” che aveva contribuito, con i 300 comitati messi in piedi i tutta Italia, alla vittoria nel referendum sulla fecondazione assistita (ottenuta, come tutti sanno, grazie all’astensione). Si era sciolto dopo quella vittoria, ora ritorna più bellicoso che mai: nello Statuto si legge che l’obiettivo principale è “promuovere e difendere il diritto alla vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale, come fondamento di tutti i diritti umani e quindi della democrazia”. In pratica, l’agenda politica è già scritta: volontari nei consultori, monitoraggio sulla legge 40, battaglia senza quartiere alla pillola ru480, all’eutanasia, alla ricerca con le staminali. Con la compiacenza di una classe politica di destra quasi tutta aggrappata come un naufrago alla scialuppa vaticana, ultima speranza prima del prevedibile uragano di aprile. “Rete in Opera” e “Scienza e Vita”: il nuovo “vento di sintonia cooperativa” che soffia sul laicato cattolico, come lo ha definito il presidente di Azione Cattolica Luigi Alici durante la presentazione di una mostra (ironia della sorte) sul Concilio, soffia più forte che mai, per indicare la via, i principi cardine da cui è impossibile discostarsi. Il prossimo gennaio a Napoli Rete in Opera presenterà il suo programma, un’“Agenda sociale” stilata da tutte le associazioni aderenti. Ma dietro a queste grandi manovre si cela una verità anche amara per il mondo del laicato cattolico: questa sbandierata autonomia è pura finzione. Non c’è un solo punto all’ordine del giorno del “Partito di Dio” che non sia indicato dal Vaticano, non sia avallato dalla gerarchia ecclesiastica, e non costituisca precisamente l’obiettivo strategico della Chiesa di Roma. Il grande movimento laicale sorto durante e dopo il Concilio, soprattutto a Firenze, a Bologna, a Venezia, non aveva niente a che vedere con la situazione attuale. Si confrontava apertamente, promuoveva seminari sul Vangelo, sull’applicabilità della Parola nel mondo di oggi, sulle istanze sociali, culturali, anche sessuali, del XX secolo. Oggi, nel XXI, non c’è più traccia di tutto questo. […]
L’articolo di Paolo Giorgi è stato pubblicato su AprileOnLine.info

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