Tenuta in vita tre mesi per partorire: il commento vaticano

Un accanimento terapeutico «non solo motivato, ma anche doveroso» perché terminato con il vagito di un bebè. Monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, che ha levato alto il monito etico contro chi insiste su pazienti senza speranze o stacca troppo presto la spina della vita, questa volta approva: «Anche se non conosco con precisione i dati clinici, in linea generale è lecito continuare l’assistenza meccanica intensiva di una paziente allo scopo di salvare la vita del suo bambino».
Dunque l’accanimento non è sempre da condannare?
«Se non ci fosse stato il bambino sarebbe stata un’attività inutile e sproporzionata e anche illecita. Perché non è rispettosa della dignità della morte».
Invece?
«Invece c’era un fine. La mamma doveva essere incubatrice e alimentatrice del bambino con le residue risorse di vita. E questo era sufficiente per motivare il dispendio di macchine e di attività terapeutiche per tenerla artificialmente in vita, lo stretto tempo necessario». […]
Il testo integrale dell’articolo di Virginia Piccolillo a monsignor Elio Sgreccia è stato pubblicato sul sito del Corriere della Sera
Il Vaticano si arroga ancora una volta il diritto di stabilire dove comincia e dove finisce la vita, e dove comincia e dove finisce l’accanimento terapeutico. Il tutto, ovviamente, “senza conoscere i dati clinici”: del resto, anche conoscendoli, non cambierebbero certo posizione…

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