Nella laica Inghilterra si discute se non sia il caso di dividere stato e chiesa

Londra. Prima l’ex ministro degli Esteri, Jack Straw, che definisce il velo islamico “un rischio per l’armonia sociale”. Poi la maestra musulmana che fa causa alla scuola dopo essere stata sospesa perché indossava il niqab e ancora la dipendente della British Airways, a sua volta sospesa, per il crocifisso che portava al collo. E infine la proposta di “quote” laiche all’interno delle scuole religiose avanzata dal ministro dell’Istruzione, Alan Johnson. Mentre gli inglesi fanno fatica a rielaborare un nuovo concetto di multiculturalismo e a liberarsi dell’incubo degli islamici “British-born” che hanno attaccato Londra lo scorso luglio, le cronache delle ultime settimane confermano il pronostico dello storico inglese Michael Burleigh: “Il mix religione e politica sarà il tema dei prossimi cinquant’anni”. Un tema rilanciato dal Sunday Times e condensato in un interrogativo dal sapore illuminista: è arrivato il momento che il Regno Unito separi Dio dallo stato? E che diventi, come gli Stati Uniti e la Francia, un paese veramente laico? […] Al quesito su una più netta separazione fra fede e stato hanno risposto al Sunday Times alcuni autorevoli esponenti dell’intellighenzia britannica. Richard Dawkins, darwinista, nel suo “The God Delusion”, divenuto un bestseller, ha lanciato “un attacco a Dio in ogni sua forma” e chiede che la religione non scompaia solo dallo stato ma dall’intera società. Terry Sanderson, vicepresidente della National Secular Society, aggiunge: “Dobbiamo rendere laiche tutte le istituzioni. Ci vorranno probabilmente intere generazioni, ma dobbiamo fare in modo che diventi difficile che qualsiasi religione conquisti potere”. Christopher Hitchens, inglese trapiantato negli Usa, che pubblicherà in primavera un libro su questo tema dice al Sunday Times: “Il rapporto fra religione e politica sarà la grande questione per il resto della nostra vita”. Il modello da seguire? “Quello americano è l’ideale. Perché gli Stati Uniti non sono un paese così religioso come molti pensano. Il rifiuto dello stato di mischiarsi con la religione spinge le religioni stesse a essere più attive, ecco perché assistiamo a volte a un evangelismo aggressivo. Non sono pigri come in Europa”. Dopo trecento anni, insomma, i rapporti con le comunità musulmane costringono gli inglesi a riaprire il dibattito fra fede e stato.

Fonte: sito de “Il Foglio”

Un commento

archibald.tuttle

“Quello americano è l’ideale.”

spero intenda quello americano del 1776, che era ottimo, e non quello del 2006, in cui per bush non si tratta di separazione stato-chiesa, ma di “ponte” tra stato e chiesa.

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