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	Commenti a: Caso Welby: un florilegio di reazioni cattoliche	</title>
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	<description>Il mondo osservato dall’Uaar</description>
	<lastBuildDate>Fri, 08 Dec 2006 08:25:42 +0000</lastBuildDate>
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		<title>
		Di: Giuseppe		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2006/12/06/caso-welby-florilegio-reazioni-cattoliche/#comment-16677</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Dec 2006 08:25:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@febo

«Tuttavia se io soffro, ma non rientro in quei parametri stabiliti dalla legge non ho diritto a togliermi la vita assistito dallo stato posso solo suicidarmi “privatamente”, questa però è un’ingiustizia perché (magari pagando) lo stato mi deve consentire LO STESSO TRATTAMENTO che consente agli altri, se quindi ho paura a gettarmi da un ponte, ma non temo l’iniezione letale lo stato deve agevolarmi in questo, ovvero non sono in grado di farla finita da solo, ma desidero farla finita. Dov’è la differenza?»

La differenza sta nel fatto che il malato terminale non autosufficiente vive solo grazie alle macchine che ne assicurano le funzioni vitali e grazie alle continue assistenze di medici e infermieri che gli sono intorno. Inoltre si trova in una situazione in cui non c&#039;è ragionevole speranza di miglioramento delle sue condizioni (ce n&#039;è sempre una irragionevole, ma non tutti sperano nei miracoli): le cure a cui è sottoposto hanno il solo effetto di allungargli l&#039;agonia verso la morte sicura.

A questo punto, ribadendo la mia idea che lo Stato debba preoccuparsi della salute dei cittadini e non di assistere il loro suicidio, è evidente che qui si tratta di lasciar morire un moribondo senza farlo soffrire, e non di garantire a un non-moribondo autosufficiente l&#039;assistenza morale e materiale per suicidarsi.

La differenza è lampante.


«oggi parliamo di una legge che regolarizzi il caso Welby e gli altri casi simili, domani, parleremo di un caso simile a quello che ho descritto perché dal momento che viene legalizzata la possibilità di uccidersi in modo legale (ED E’ QUESTO IL NOCCIOLO DELLA QUESTIONE) la casistica non farà che aumentare, non si tratta di aprire questa porta solo un po’ perché una volta aperta leggermente sarà destinata a spalancarsi»

Oggi parliamo di questo. L&#039;idea di regolamentare quella che tu chiami &quot;possibilità di uccidersi in modo legale&quot; (che è poi una possibilità già attuale: non è illegale uccidersi e nemmeno tentare di uccidersi) non prevede la casistica di assistenza statale al suicida.

Un domani si vedrà, se diverrà di attualità (e non un&#039;ipotesi terroristica) la questione di garantire o meno il suicidio assistito, che rimane comunque cosa diversa dalla sospensione del trattamento medico ai malati terminali, se ne discuterà con calma e ragionevolezza. 

Del resto, come dici tu: &quot;Il cuore è importante in queste questioni, ma non dobbiamo permettere che prenda il sopravvento sulla ragione.&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@febo</p>
<p>«Tuttavia se io soffro, ma non rientro in quei parametri stabiliti dalla legge non ho diritto a togliermi la vita assistito dallo stato posso solo suicidarmi “privatamente”, questa però è un’ingiustizia perché (magari pagando) lo stato mi deve consentire LO STESSO TRATTAMENTO che consente agli altri, se quindi ho paura a gettarmi da un ponte, ma non temo l’iniezione letale lo stato deve agevolarmi in questo, ovvero non sono in grado di farla finita da solo, ma desidero farla finita. Dov’è la differenza?»</p>
<p>La differenza sta nel fatto che il malato terminale non autosufficiente vive solo grazie alle macchine che ne assicurano le funzioni vitali e grazie alle continue assistenze di medici e infermieri che gli sono intorno. Inoltre si trova in una situazione in cui non c&#8217;è ragionevole speranza di miglioramento delle sue condizioni (ce n&#8217;è sempre una irragionevole, ma non tutti sperano nei miracoli): le cure a cui è sottoposto hanno il solo effetto di allungargli l&#8217;agonia verso la morte sicura.</p>
<p>A questo punto, ribadendo la mia idea che lo Stato debba preoccuparsi della salute dei cittadini e non di assistere il loro suicidio, è evidente che qui si tratta di lasciar morire un moribondo senza farlo soffrire, e non di garantire a un non-moribondo autosufficiente l&#8217;assistenza morale e materiale per suicidarsi.</p>
<p>La differenza è lampante.</p>
<p>«oggi parliamo di una legge che regolarizzi il caso Welby e gli altri casi simili, domani, parleremo di un caso simile a quello che ho descritto perché dal momento che viene legalizzata la possibilità di uccidersi in modo legale (ED E’ QUESTO IL NOCCIOLO DELLA QUESTIONE) la casistica non farà che aumentare, non si tratta di aprire questa porta solo un po’ perché una volta aperta leggermente sarà destinata a spalancarsi»</p>
<p>Oggi parliamo di questo. L&#8217;idea di regolamentare quella che tu chiami &#8220;possibilità di uccidersi in modo legale&#8221; (che è poi una possibilità già attuale: non è illegale uccidersi e nemmeno tentare di uccidersi) non prevede la casistica di assistenza statale al suicida.</p>
<p>Un domani si vedrà, se diverrà di attualità (e non un&#8217;ipotesi terroristica) la questione di garantire o meno il suicidio assistito, che rimane comunque cosa diversa dalla sospensione del trattamento medico ai malati terminali, se ne discuterà con calma e ragionevolezza. </p>
<p>Del resto, come dici tu: &#8220;Il cuore è importante in queste questioni, ma non dobbiamo permettere che prenda il sopravvento sulla ragione.&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Kaworu		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2006/12/06/caso-welby-florilegio-reazioni-cattoliche/#comment-16566</link>

		<dc:creator><![CDATA[Kaworu]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Dec 2006 18:09:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[se sei sano e hai paura a buttarti da un ponte ma NON hai paura di un&#039;iniezione letale...

rubi del potassio in una farmacia e te lo inietti.

capito febo?

se ti vuoi suicidare e hai le braccia e le gambe che funzionano per farlo... puoi farlo tranquillamente in almeno 10 modi diversi che se vuoi ti elenco.

se puoi muovere solo gli occhi mi spieghi come fai a suicidarti? a meno che qualcuno non predisponga un meccanismo per il tuo suicidio azionabile da un tuo battito di ciglia, credo sia difficile... e in questo caso chi ha predisposto il meccanismo finirebbe nei cazzi comunque.

pensiamo all&#039;oggi, non alle cazzate del domani che vengono usate dai cattolici come spauracchio (tipo non so, l&#039;eutanasia a tutti quelli con più di 50 anni o idiozie simili).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>se sei sano e hai paura a buttarti da un ponte ma NON hai paura di un&#8217;iniezione letale&#8230;</p>
<p>rubi del potassio in una farmacia e te lo inietti.</p>
<p>capito febo?</p>
<p>se ti vuoi suicidare e hai le braccia e le gambe che funzionano per farlo&#8230; puoi farlo tranquillamente in almeno 10 modi diversi che se vuoi ti elenco.</p>
<p>se puoi muovere solo gli occhi mi spieghi come fai a suicidarti? a meno che qualcuno non predisponga un meccanismo per il tuo suicidio azionabile da un tuo battito di ciglia, credo sia difficile&#8230; e in questo caso chi ha predisposto il meccanismo finirebbe nei cazzi comunque.</p>
<p>pensiamo all&#8217;oggi, non alle cazzate del domani che vengono usate dai cattolici come spauracchio (tipo non so, l&#8217;eutanasia a tutti quelli con più di 50 anni o idiozie simili).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: febo		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2006/12/06/caso-welby-florilegio-reazioni-cattoliche/#comment-16536</link>

		<dc:creator><![CDATA[febo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Dec 2006 16:08:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non mi sembra di gettare fumo negli occhi, ma di porre problemi concreti, I portatori di handicap e gli invalidi percepiscono una pensione perché non potendo lavorare non possono procurarsi da soli il proprio sostentamento e quindi deve provvedere lo stato in modo che (almeno sulla carta) siano equiparati a tutti gli altri per lo stesso motivo non potendo togliersi la vita lo stato lo dovrebbe “assistere” i non autosufficienti che lo desiderano a  farla finita, con lo scopo di non farli più soffrire. Tuttavia se io soffro, ma non rientro in quei parametri stabiliti dalla legge non ho diritto a togliermi la vita assistito dallo stato posso solo suicidarmi “privatamente”, questa però è un’ingiustizia perché (magari pagando) lo stato mi deve consentire LO STESSO TRATTAMENTO che consente agli altri, se quindi ho paura a gettarmi da un ponte, ma non temo l’iniezione letale lo stato deve agevolarmi in questo, ovvero non sono in grado di farla finita da solo, ma desidero farla finita. Dov’è la differenza?
Ho ben chiaro quello che state dicendo: aiutare chi vorrebbe ma non può farlo a suicidarsi, forse non avete ben chiaro quello che sto dicendo io: oggi parliamo di una legge che regolarizzi il caso Welby e gli altri casi simili, domani, parleremo di un caso simile a quello che ho descritto perché dal momento che viene legalizzata la possibilità di uccidersi in modo legale (ED E’ QUESTO IL NOCCIOLO DELLA QUESTIONE) la casistica non farà che aumentare, non si tratta di aprire questa porta solo un po’ perché una volta aperta leggermente sarà destinata a spalancarsi è per questo motivo che la risposta più coerente è quella di Francesco M.Calmieri: “dobbiamo batterci tutti perchè chi, in completa lucidità e autonomia, decida che la sua vita non è più degna di essere vissuta, possa porvi termine, e se (E QUINDI NON “SOLO NEL CASO IN CUI”)non può farlo da sè, la legge non si deve permettere di punire chi, alle chiare volontà del disgraziato, ha deciso di dare esecuzione”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non mi sembra di gettare fumo negli occhi, ma di porre problemi concreti, I portatori di handicap e gli invalidi percepiscono una pensione perché non potendo lavorare non possono procurarsi da soli il proprio sostentamento e quindi deve provvedere lo stato in modo che (almeno sulla carta) siano equiparati a tutti gli altri per lo stesso motivo non potendo togliersi la vita lo stato lo dovrebbe “assistere” i non autosufficienti che lo desiderano a  farla finita, con lo scopo di non farli più soffrire. Tuttavia se io soffro, ma non rientro in quei parametri stabiliti dalla legge non ho diritto a togliermi la vita assistito dallo stato posso solo suicidarmi “privatamente”, questa però è un’ingiustizia perché (magari pagando) lo stato mi deve consentire LO STESSO TRATTAMENTO che consente agli altri, se quindi ho paura a gettarmi da un ponte, ma non temo l’iniezione letale lo stato deve agevolarmi in questo, ovvero non sono in grado di farla finita da solo, ma desidero farla finita. Dov’è la differenza?<br />
Ho ben chiaro quello che state dicendo: aiutare chi vorrebbe ma non può farlo a suicidarsi, forse non avete ben chiaro quello che sto dicendo io: oggi parliamo di una legge che regolarizzi il caso Welby e gli altri casi simili, domani, parleremo di un caso simile a quello che ho descritto perché dal momento che viene legalizzata la possibilità di uccidersi in modo legale (ED E’ QUESTO IL NOCCIOLO DELLA QUESTIONE) la casistica non farà che aumentare, non si tratta di aprire questa porta solo un po’ perché una volta aperta leggermente sarà destinata a spalancarsi è per questo motivo che la risposta più coerente è quella di Francesco M.Calmieri: “dobbiamo batterci tutti perchè chi, in completa lucidità e autonomia, decida che la sua vita non è più degna di essere vissuta, possa porvi termine, e se (E QUINDI NON “SOLO NEL CASO IN CUI”)non può farlo da sè, la legge non si deve permettere di punire chi, alle chiare volontà del disgraziato, ha deciso di dare esecuzione”.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: RazionalMENTE.net		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2006/12/06/caso-welby-florilegio-reazioni-cattoliche/#comment-16522</link>

		<dc:creator><![CDATA[RazionalMENTE.net]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Dec 2006 15:20:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Febo, stai facendo gran confusione. Col termine autosufficiente si intende una persona che fisicamente non ha bisogno di aiuto per le proprie azioni. Una persona che vorrebbe suicidarsi ma non ha il coraggio di farlo non deve essere aiutato proprio da nessuno. Se tu sei sano fisicamente, ma infelice e vuoi suicidarti, non hai bisogno di leggi apposite, vai al primo ponte e ti butti di sotto.

Lo sto ripetendo da dieci giorni, ma ancora qui c&#039;è gente che fa confusione e ipotizza situazioni surreali.

Allora lo ripeto ancora una volta: IL PROBLEMA C&#039;E&#039; SOLO PER CHI FISICAMENTE NON E&#039; IN GRADO DI SUICIDARSI.

Tu parli di eutanasia per una persona fisicamente sana ma delusa dalla vita. Ma sai almeno di cosa stai parlando o parli proprio a vanvera? Se non hai il coraggio di spararti, meglio così. Evidentemente non sei realmente determinato a farlo.

Tu stai cercando di gettare fumo negli occhi con argomentazioni surreali e prive di senso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Febo, stai facendo gran confusione. Col termine autosufficiente si intende una persona che fisicamente non ha bisogno di aiuto per le proprie azioni. Una persona che vorrebbe suicidarsi ma non ha il coraggio di farlo non deve essere aiutato proprio da nessuno. Se tu sei sano fisicamente, ma infelice e vuoi suicidarti, non hai bisogno di leggi apposite, vai al primo ponte e ti butti di sotto.</p>
<p>Lo sto ripetendo da dieci giorni, ma ancora qui c&#8217;è gente che fa confusione e ipotizza situazioni surreali.</p>
<p>Allora lo ripeto ancora una volta: IL PROBLEMA C&#8217;E&#8217; SOLO PER CHI FISICAMENTE NON E&#8217; IN GRADO DI SUICIDARSI.</p>
<p>Tu parli di eutanasia per una persona fisicamente sana ma delusa dalla vita. Ma sai almeno di cosa stai parlando o parli proprio a vanvera? Se non hai il coraggio di spararti, meglio così. Evidentemente non sei realmente determinato a farlo.</p>
<p>Tu stai cercando di gettare fumo negli occhi con argomentazioni surreali e prive di senso.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giuseppe		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2006/12/06/caso-welby-florilegio-reazioni-cattoliche/#comment-16520</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Dec 2006 15:17:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[«Lo stato mi propone delle cure, ma io rifiuto voglio l’eutanasia perché non voglio più vivere e non ho il coraggio di spararmi, perché lo stato mi deve discriminare se non sono un malato terminale non autosufficiente? Non sono tutti i cittadini uguali davanti allo stato? Perché il mio dolore dev’essere minore di quello del malato terminale perché non ho gli stessi diritti?»

Perché il suicidio assistito è cosa diversa dalla sospensione dei trattamenti medici a un moribondo. 

Perché io non sto sostenendo il diritto dell&#039;individuo a suicidarsi con l&#039;assistenza pubblica, ma quello del malato non autosufficiente e non indipendente a rifiutare delle cure mediche che non desidera.


Se vogliamo estremizzare il discorso delle &quot;discriminazioni&quot; potrei chiederti: perché io devo essere discriminato rispetto, che ne so, ai portatori di handicap o agli invalidi che percepiscono una pensione d&#039;invalidità? Perché devo lavorare, perché non ho gli stessi diritti?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Lo stato mi propone delle cure, ma io rifiuto voglio l’eutanasia perché non voglio più vivere e non ho il coraggio di spararmi, perché lo stato mi deve discriminare se non sono un malato terminale non autosufficiente? Non sono tutti i cittadini uguali davanti allo stato? Perché il mio dolore dev’essere minore di quello del malato terminale perché non ho gli stessi diritti?»</p>
<p>Perché il suicidio assistito è cosa diversa dalla sospensione dei trattamenti medici a un moribondo. </p>
<p>Perché io non sto sostenendo il diritto dell&#8217;individuo a suicidarsi con l&#8217;assistenza pubblica, ma quello del malato non autosufficiente e non indipendente a rifiutare delle cure mediche che non desidera.</p>
<p>Se vogliamo estremizzare il discorso delle &#8220;discriminazioni&#8221; potrei chiederti: perché io devo essere discriminato rispetto, che ne so, ai portatori di handicap o agli invalidi che percepiscono una pensione d&#8217;invalidità? Perché devo lavorare, perché non ho gli stessi diritti?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: febo		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2006/12/06/caso-welby-florilegio-reazioni-cattoliche/#comment-16513</link>

		<dc:creator><![CDATA[febo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Dec 2006 14:46:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ok partiamo da questo punto e facciamo un’ipotesi: per me sano fisicamente, ma deluso dalla vita “non c’è modo di alleviare il dolore” che non è un dolore fisico, ma interiore faccio richiesta allo stato perché questi “ha il dovere di tutelare la salute e la vita dei cittadini, non di impormi un’agonia lenta e insopportabile” che lo sarebbe (per me) se continuassi a vivere. Lo stato mi propone delle cure, ma io rifiuto voglio l’eutanasia perché non voglio più vivere e non ho il coraggio di spararmi, perchè lo stato mi deve discriminare se non sono un malato terminale non autosufficiente? Non sono tutti i cittadini uguali davanti allo stato? Perché il mio dolore dev’essere minore di quello del malato terminale perché non ho gli stessi diritti? La risposta l’ha data sopra Francesco: “dobbiamo batterci tutti perchè chi, in completa lucidità e autonomia, decida che la sua vita non è più degna di essere vissuta, possa porvi termine, e se non può farlo da sè, la legge non si deve permettere di punire chi, alle chiare volontà del disgraziato, ha deciso di dare esecuzione”.Ed ecco che dal malato terminale non autosufficiente si arriva al sano di corpo e di mente che magari sta attraversando un periodo nero e non vuole più vivere.Questa è solo una delle mille ipotesi che si possono fare.Il cuore è importante in queste questioni, ma non dobbiamo permettere che prenda il sopravvento sulla ragione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ok partiamo da questo punto e facciamo un’ipotesi: per me sano fisicamente, ma deluso dalla vita “non c’è modo di alleviare il dolore” che non è un dolore fisico, ma interiore faccio richiesta allo stato perché questi “ha il dovere di tutelare la salute e la vita dei cittadini, non di impormi un’agonia lenta e insopportabile” che lo sarebbe (per me) se continuassi a vivere. Lo stato mi propone delle cure, ma io rifiuto voglio l’eutanasia perché non voglio più vivere e non ho il coraggio di spararmi, perchè lo stato mi deve discriminare se non sono un malato terminale non autosufficiente? Non sono tutti i cittadini uguali davanti allo stato? Perché il mio dolore dev’essere minore di quello del malato terminale perché non ho gli stessi diritti? La risposta l’ha data sopra Francesco: “dobbiamo batterci tutti perchè chi, in completa lucidità e autonomia, decida che la sua vita non è più degna di essere vissuta, possa porvi termine, e se non può farlo da sè, la legge non si deve permettere di punire chi, alle chiare volontà del disgraziato, ha deciso di dare esecuzione”.Ed ecco che dal malato terminale non autosufficiente si arriva al sano di corpo e di mente che magari sta attraversando un periodo nero e non vuole più vivere.Questa è solo una delle mille ipotesi che si possono fare.Il cuore è importante in queste questioni, ma non dobbiamo permettere che prenda il sopravvento sulla ragione.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Gianni Consorti		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2006/12/06/caso-welby-florilegio-reazioni-cattoliche/#comment-16506</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gianni Consorti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Dec 2006 14:16:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Come se l’uomo dovesse rispondere solo a se stesso e alla Legge, e a nient’altro.&quot; 

Si, proprio, Questa definizione è perfetta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Come se l’uomo dovesse rispondere solo a se stesso e alla Legge, e a nient’altro.&#8221; </p>
<p>Si, proprio, Questa definizione è perfetta.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giuseppe		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2006/12/06/caso-welby-florilegio-reazioni-cattoliche/#comment-16499</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Dec 2006 13:45:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[«E’ vero, si parla di come darsi la morte non essendo più autosufficiente per farlo, quindi l’ipotetica futura legge potrebbe contemplare i non autosufficienti e basta però come ho detto prima inevitabilmente il “dopo Welby” aprirebbe un’altra miriade di casi e sicuramente un’altra percezione sociale della morte per cui diventerebbe un diritto a prescindere dalle condizioni psicofisiche in cui si trova»

Non per i non autosufficienti e basta, ma per i non autosufficienti malati terminali per i quali non c&#039;è modo di alleviare il dolore e che naturalmente ne facciano richiesta. Lo stato ha il dovere di tutelare la salute e la vita dei cittadini, non di imporgli un&#039;agonia lenta e insopportabile.


«Se poi una persona non è autosufficiente, ed è un peso sia in termini psicologici che economici per chi gli sta vicino nonché per la società che deve provvedere al suo mantenimento perché non “sollevare” i congiunti da questo peso indipendentemente dalla volontà del soggetto?»

Idem come sopra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«E’ vero, si parla di come darsi la morte non essendo più autosufficiente per farlo, quindi l’ipotetica futura legge potrebbe contemplare i non autosufficienti e basta però come ho detto prima inevitabilmente il “dopo Welby” aprirebbe un’altra miriade di casi e sicuramente un’altra percezione sociale della morte per cui diventerebbe un diritto a prescindere dalle condizioni psicofisiche in cui si trova»</p>
<p>Non per i non autosufficienti e basta, ma per i non autosufficienti malati terminali per i quali non c&#8217;è modo di alleviare il dolore e che naturalmente ne facciano richiesta. Lo stato ha il dovere di tutelare la salute e la vita dei cittadini, non di imporgli un&#8217;agonia lenta e insopportabile.</p>
<p>«Se poi una persona non è autosufficiente, ed è un peso sia in termini psicologici che economici per chi gli sta vicino nonché per la società che deve provvedere al suo mantenimento perché non “sollevare” i congiunti da questo peso indipendentemente dalla volontà del soggetto?»</p>
<p>Idem come sopra.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Francesco M.Palmieri		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2006/12/06/caso-welby-florilegio-reazioni-cattoliche/#comment-16497</link>

		<dc:creator><![CDATA[Francesco M.Palmieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Dec 2006 13:44:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gente, al di là delle pippe mentali contenute nell&#039;articolo di cui si parla, dobbiamo batterci tutti perchè chi, in completa lucidità e autonomia, decida che la sua vita non è più degna di essere vissuta, possa porvi termine, e se non può farlo da sè, la legge non si deve permettere di punire chi, alle chiare volontà del disgraziato, ha deciso di dare esecuzione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gente, al di là delle pippe mentali contenute nell&#8217;articolo di cui si parla, dobbiamo batterci tutti perchè chi, in completa lucidità e autonomia, decida che la sua vita non è più degna di essere vissuta, possa porvi termine, e se non può farlo da sè, la legge non si deve permettere di punire chi, alle chiare volontà del disgraziato, ha deciso di dare esecuzione.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: febo		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2006/12/06/caso-welby-florilegio-reazioni-cattoliche/#comment-16480</link>

		<dc:creator><![CDATA[febo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Dec 2006 12:09:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Veramente a me non interessava parlare di religione, ma di eutanasia e nemmeno di gay visto che non è l’argomento di questo forum quindi quel “voi cattolici” mi sembra un po’ fuori luogo come ho detto prima lasciamo fuori dalla discussione il senso che la sofferenza ha per i cattolici visto che è incomprensibile per un non credente e parliamo di eutanasia. E’ vero, si parla di come darsi la morte non essendo più autosufficiente per farlo, quindi l’ipotetica futura legge potrebbe contemplare i non autosufficienti e basta però come ho detto prima inevitabilmente il “dopo Welby” aprirebbe un’altra miriade di casi e sicuramente un’altra percezione sociale della morte per cui diventerebbe un diritto a prescindere dalle condizioni psicofisiche in cui si trova proprio perché come dici “Lo Stato dovrebbe tutelare l’uguaglianza dei cittadini e dare a tutti gli stessi identici diritti e doveri” per cui se io mi voglio suicidare, ma ho troppa paura per spararmi o gettarmi da un ponte perché, pur essendo autosufficiente, non ho diritto alla “dolce morte”? Sarebbe una discriminazione al contrario quindi sarebbe giusto darla anche agli altri. Se poi una persona non è autosufficiente, ed è un peso sia in termini psicologici che economici per chi gli sta vicino nonché per la società che deve provvedere al suo mantenimento perché non “sollevare” i congiunti da questo peso indipendentemente dalla volontà del soggetto? Sarebbe sacrificare uno per il bene della società. Quindi come dici anche tu “Sinceramente anche io sono terrorizzato da questo pensiero. Per adesso sono autosufficiente e mi conforta la possibilità che ho di poter decidere autonomamente della mia vita”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Veramente a me non interessava parlare di religione, ma di eutanasia e nemmeno di gay visto che non è l’argomento di questo forum quindi quel “voi cattolici” mi sembra un po’ fuori luogo come ho detto prima lasciamo fuori dalla discussione il senso che la sofferenza ha per i cattolici visto che è incomprensibile per un non credente e parliamo di eutanasia. E’ vero, si parla di come darsi la morte non essendo più autosufficiente per farlo, quindi l’ipotetica futura legge potrebbe contemplare i non autosufficienti e basta però come ho detto prima inevitabilmente il “dopo Welby” aprirebbe un’altra miriade di casi e sicuramente un’altra percezione sociale della morte per cui diventerebbe un diritto a prescindere dalle condizioni psicofisiche in cui si trova proprio perché come dici “Lo Stato dovrebbe tutelare l’uguaglianza dei cittadini e dare a tutti gli stessi identici diritti e doveri” per cui se io mi voglio suicidare, ma ho troppa paura per spararmi o gettarmi da un ponte perché, pur essendo autosufficiente, non ho diritto alla “dolce morte”? Sarebbe una discriminazione al contrario quindi sarebbe giusto darla anche agli altri. Se poi una persona non è autosufficiente, ed è un peso sia in termini psicologici che economici per chi gli sta vicino nonché per la società che deve provvedere al suo mantenimento perché non “sollevare” i congiunti da questo peso indipendentemente dalla volontà del soggetto? Sarebbe sacrificare uno per il bene della società. Quindi come dici anche tu “Sinceramente anche io sono terrorizzato da questo pensiero. Per adesso sono autosufficiente e mi conforta la possibilità che ho di poter decidere autonomamente della mia vita”.</p>
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