Il funerale di Welby. Il vero “tramonto”

Caro direttore, il Papa durante l’Angelus ci ha ricordato ancora una volta “quanto valga la vita umana…dal suo primo istante al suo naturale tramonto”. E lo ha detto nel giorno del funerale di Welby, al quale sono state negate le esequie in forma religiosa. Due brevi considerazioni. E’ un errore, quando si discute di problemi che riguardano malati in preda a terribili sofferenze, parlare della vita in genere, anziché delle persone. E’ mancanza di rispetto verso queste ultime. Per ogni individuo, infatti, la propria vita può avere un senso e può non averlo, e nessuno può decidere per lui quale senso darle. Riguardo al “tramonto naturale”, bisognerebbe sapere quando questo avverrebbe. Perché se il Pontefice si riferisce alla morte di vecchiaia, a Piergiorgio Welby questo tramonto già era negato; così come è negato a tutti coloro che muoiono prematuramente. E se questo “tramonto naturale” è stabilito da Dio (cf Catechismo, Enciclica Evangelium vitae, ecc.), considerando che è cambiato nel corso dei secoli, vien fatto di domandarsi se Dio cambi idea, stabilendo che generazioni di sue creature “tramontino naturalmente”, non so, a quarant’anni, ed altre generazioni, a settanta. Se poi il Pontefice si riferisce anche alla morte per malattia, bisogna dire che il “tramonto naturale” di Welby, è stato protratto andando “contro natura”, e quindi contro la volontà di Dio. Chiedendo di morire, Welby avrebbe fatto la volontà di Dio. Ma perché mai il fatto che Dio sia “padrone della vita” (cf n. 2280 del Catechismo), dovrebbe implicare necessariamente che sia lui a stabilire l’ora della nascita e della morte di ciascun individuo?

La lettera di Veronica Tussi è stata pubblicata ieri sul quotidiano “Il Tempo”