Newton: ricercatori sono riusciti a rigenerare gli arti di alcuni embrioni animali

Se perde la coda, la lucertola ne genera una nuova di zecca e perfettamente funzionante. Lo stesso accade alle pinne del pesce zebra e alle zampe della salamandra. Altri vertebrati, come gli uccelli, i mammiferi e la specie umana, hanno perduto questa straordinaria capacità nel corso della loro storia evolutiva. Ma non è detta l’ultima parola: il programma genetico che controlla la ricostruzione degli arti è ancora scritto nel loro, e nel nostro, Dna e un gruppo di ricercatori del Salk Institute di La Jolla, in California, lo ha decodificato e riattivato. Come? Il genetista Juan Carlos Izpisúa Belmonte e i suoi colleghi hanno portato a termine uno straordinario esperimento: hanno rimosso l’ala di un embrione di pollo e, stimolando le cellule residue, ne hanno fatta crescere una nuova, completa di ossa, muscoli, pelle e vasi sanguigni. Una ricerca cominciata studiando i geni del moscerino della frutta che si comportano come una sorta di interruttore. Possiamo considerare questo risultato come una porta aperta alla speranza di quanti per un incidente, una malattia o una ferita di guerra hanno perduto un arto? «Siamo ancora lontani da applicazioni mediche di questa tecnica», dice Belmonte, «ma continuando su questa strada un giorno forse potremo manipolare le cellule umane adulte e indurre la rigenerazione di strutture complesse come organi o arti nei pazienti che li hanno danneggiati o perduti». […]
«La stimolazione dei geni Wnt è un intervento estremamente delicato, che deve essere effettuato nella misura giusta e per un intervallo di tempo opportuno. In caso contrario, innesca la proliferazione di cellule tumorali». Infatti, diversi studi, condotti anche in Italia, all’Istituto nazionale di ricerca sui tumori di Genova, indicano che uno dei meccanismi responsabili dell’insorgenza dei tumori è l’attivazione abnorme dei geni Wnt. Di recente, poi, alcuni ricercatori della Stanford University hanno dimostrato che bloccando i Wnt nelle cellule tumorali si contrasta la loro proliferazione. «La prossima tappa delle nostre ricerche sarà l’applicazione del processo di rigenerazione al topo, l’animale usato tradizionalmente come modello per studiare la genetica e la fisiologia dei mammiferi», dice Belmonte. «Se riusciremo a controllare l’attivazione dei geni Wnt e a determinare le corrette modalità dell’intervento nei topi, ne ricaveremo preziosi indizi per una possibile applicazione sui tessuti umani. […]
Anche l’Italia registra successi importanti nella comprensione del ruolo dei geni Wnt. Il gruppo guidato da Giulio Cossu, direttore dell’Istituto per la Ricerca sulle Cellule staminali della Fondazione San Raffaele di Milano, studia da anni l’attività dei segnali Wnt nella genesi del tessuto muscolare sia durante lo sviluppo embrionale sia dopo la nascita, quando il muscolo viene danneggiato da un trauma. E si deve proprio al gruppo italiano la scoperta che una di queste proteine, la Wnt-1, induce la formazione dei muscoli dorsali. Attualmente, Cossu e i suoi colleghi stanno analizzando i geni espressi dalle cellule progenitrici del tessuto muscolare per valutare la loro capacità di correggere anomalie di origine genetica, come le distrofie muscolari, e di generare nuovi vasi sanguigni e tessuto miocardico. Intanto i ricercatori italiani hanno dimostrato che particolari cellule staminali, dette mesoangioblasti, possono curare la distrofia muscolare di Duchenne, una malattia genetica degenerativa e mortale che colpisce un maschio ogni 3mila nati. Il gruppo di Cossu ha iniettato queste particolari cellule staminali in cani che sviluppano naturalmente la malattia e ha ottenuto un miglioramento del tono e della forza muscolare che si è tradotto in una migliore capacità di movimento. Ma passerà ancora un po’ di tempo prima di iniziare la sperimentazione sull’uomo.

Fonte: Corriere.it