I vescovi: allarme poligamia

Altolà dei vescovi alla nuova norma sulla libertà religiosa: no in ogni caso ai riconoscimenti indiscriminati delle fedi e alla poligamia. Il segretario della Cei Giuseppe Betori, convocato insieme agli altri rappresentanti delle confessioni religiose, ha aperto le audizioni alla commissione Affari Costituzionali presieduta da Luciano Violante lanciando un «allarme sette» e mettendo una serie di paletti alle proposte di legge Spini e Boato. Per la Conferenza episcopale, la norma non deve determinare una «proliferazione indiscriminata» delle intese dello Stato, anche con confessioni in conflitto con il quadro etico e istituzionale italiano, mentre vanno «ulteriormente approfondite» le parti del testo che potrebbero aprire la strada a pratiche inaccettabili per l’Italia, come il matrimonio poligamico.
Una presa di posizione forte che suscita le reazioni degli altri leader religiosi. «Il discorso di Betori sulle fedi ci riporta indietro all’epoca in cui una religione egemone prevaleva su tutte le altre, a una condizione di sottomissione come ai tempi del Papato – insorge il portavoce e vicepresidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici -. E’ un fatto gravissimo e inaccettabile che rischia di favorire i laicisti a oltranza». E il rappresentante in Italia della Lega musulmana mondiale Mario Scialoja avverte: «Sia chiaro che l’Italia è un Paese senza religione di Stato. Tutte le religioni hanno uguale libertà d’azione e occorre tutelare il principio di rispetto per la libertà di culto».
Ma a tenere banco in commissione è stato il tema della poligamia. Parlando del contestato articolo 11 della norma, sulla celebrazione dei matrimoni da parte dei ministri del culto, Betori ha richiamato i pericoli relativi alle «convivenze plurime, alle esperienze di matrimonio poligamico, con grave violazione della dignità femminile». «Il problema esiste – ammonisce il numero due dell’episcopato nazionale – e non va certo associato al tema della libertà religiosa». Per questo l’arcivescovo ha ribadito la contrarietà della Chiesa al fatto che nella celebrazione del matrimonio non vengano espressamente letti gli articoli del codice civile sull’argomento.
Condivide appieno le preoccupazioni di Betori, Isabella Bertolini di Forza Italia, che denuncia una «surrettizia legittimazione» della poligamia: «Il governo Prodi preferisce sdoganare costumi a noi estranei e in conflitto con il comune sentire e le norme del nostro ordinamento, piuttosto che difendere i valori e le tradizioni più care al popolo italiano». I più allarmati per questo testo normativo sono gli esponenti della Lega che gridano all’«islamizzazione della società» e di An che puntano l’indice contro il relativismo religioso della maggioranza. Il deputato dei Verdi Marco Boato respinge le accuse e mette in guardia dalla «campagna ideologica» contro il progetto di legge di cui è primo firmatario, criticando chi prende a pretesto una disposizione che spianerebbe la strada, secondo i suoi detrattori, alla poligamia.
«L’articolo 11 della legge prevede la non obbligatorietà di leggere agli sposi gli articoli del codice civile sui diritti e doveri dei coniugi – puntualizza Boato -. Si tratta di una disposizione appoggiata da molti esponenti religiosi». E il deputato dell’Ulivo Valdo Spini, primo firmatario dell’altra proposta di legge, ribadisce: «Abbiamo solo dato la possibilità di scegliere la lettura degli articoli del Codice Civile sul matrimonio in sede di celebrazione del rito religioso oppure in sede di “nulla osta” preventivo alla celebrazione del matrimonio», spiega.

Fonte: laStampa.it