Come reagire al relativismo, come arginare l’influenza di una società che abbraccia tutte le religioni e nessuna, nella convinzione che non esiste assolutezza di regole? Una società che fonde e confonde l’esperienza di fede e si accontenta di affermare una serie di diritti astratti? La domanda sta sfidando l’Oriente come già l’Occidente. Mette alla prova l’Europa, e non risparmia neanche l’America, dove pure la diversità religiosa è stata assorbita all’interno della struttura politica. Per rispondere i credenti devono avere il coraggio di testimoniare la loro verità, nell’ascolto e nel confronto con l’altro. È il punto d’incontro su cui sono convenuti inaspettatamente mercoledì sera a New York un professore musulmano, un rabbino ebreo e un cardinale della chiesa cattolica, d’accordo anche sulla necessità di un maggiore ruolo pubblico delle religioni.[…]
«Solo l’autentica e concreta testimonianza di fede all’interno della vita della società può vincere le forze del relativismo – ha dichiarato il patriarca di Venezia e promotore di Oasis, il cardinale Angelo Scola -. Occorre dunque testimoniare che il relativismo è una riduzione della natura umana e proporre un’esperienza integrale di fede, ognuno nella sua fede». Parole che sono risuonate alle Nazioni Unite come una provocazione. Troppo spesso il Palazzo di vetro è stato infatti sede di un approccio culturale che, nell’accogliere tutte le civiltà e le tradizioni, ha trascurato le differenze, svuotando di senso il dialogo e perdendo rappresentatività e incisività di conseguenza. […]
