E la piazza diventa il surrogato delle Camere

Dopo Vicenza, Roma. E di nuovo va in piazza lo spettacolo di ministri che manifestano per chiedere ai ministri questo o quel provvedimento, di leader della maggioranza di governo che marciano in corteo per incalzare la maggioranza di governo. Nella prima Repubblica non era mai successo, né – fin qui – nella seconda. D’altronde, neppure il dr. Jekyll si trasformava in mr. Hyde senza cambiarsi d’abito e d’aspetto; e men che mai poteva farlo trattenendo nello stesso istante le sue due identità. Ma c’è una logica in questa contorsione logica. C’è un presupposto in questa sfida al presupposto. Ogni democrazia si regge infatti su un governo che decide, su un Parlamento che legifera: la decisione politica s’esprime per l’appunto nella legge. Viceversa la legge è ormai un fantasma nelle Gazzette ufficiali, mentre Camere e governo sono chiusi da tempo per restauri. E allora la piazza ne costituisce il surrogato, al pari del dibattito in tv, dell’intervista concessa a un quotidiano, dell’estenuante giro di consultazioni come quelle che s’intrecciano sulla riforma della disciplina elettorale. […]

E la piazza diventa il surrogato delle Camere
Ecco: nasce da quest’impotenza il bisogno d’urlare a squarciagola nelle piazze, quando basterebbe un voto in Parlamento per girare i desideri in legge. E l’impotenza, come tutti sanno, ha il suo santuario nel Senato. Che infatti si è riunito in assemblea plenaria per appena 5 volte fra dicembre e gennaio; mentre le votazioni sono state 334 in 10 mesi. Colpa della veneranda età dei nostri senatori? Colpa delle fatiche d’avvio legislatura? Ma nei primi 10 mesi della legislatura scorsa (maggio 2001-febbraio 2002) sempre il Senato era stato chiamato al voto 2.175 volte, approvando 73 provvedimenti. No, l’impasse è politica, ha la sua fonte in una maggioranza fragile e sconnessa. E a propria volta l’impasse genera un ulteriore effetto surreale sulla nostra scena pubblica.

Sta di fatto che da due primavere, da quando è iniziata la XV legislatura, viviamo un po’ tutti sotto ipnosi, in una sorta d’allucinazione collettiva. I notiziari t’annunciano la legge sui Dico, ma anche la riforma giudiziaria di Mastella o il giro di vite del ministro Bianchi sulla sicurezza stradale. Tu a seconda dei casi approvi o disapprovi, e magari vai in ansia pensando ai 6 mesi di galera che ti toccano se parli al cellulare mentre guidi, o se hai bevuto qualche bicchiere a cena, prima di metterti al volante. Ascolti le reazioni, le esternazioni, le controdichiarazioni. Ma in realtà non c’è nessuna legge; nel migliore dei casi c’è solo un «disegno» di legge, ossia un progetto, un’intenzione. Progetto per lo più annunciato dal ministro proponente prima che il governo lo deliberi (l’annuncio al quadrato); e per lo più rinviato di seduta in seduta dal Consiglio dei ministri prima di spedirlo al Parlamento, che a sua volta ne rinvierà l’esame alle calende greche (il rinvio al quadrato). Sicché è giusto preoccuparsi dell’inefficienza di chi ci governa. Ma quanto all’efficienza no, non è il caso d’allarmarsi. È tutta una finta, ’n’ammuina.

Il testo integrale dell’articolo di Michele Ainis è stato pubblicato sul sito de La Stampa

3 commenti

gianni

Forse, a prescindere dai Dico o dalla base di Vicenza, emerge l’ incapacità della nostra classe politica, leggi fatte e non applicate, cittadini consumatori allo sbaraglio, preda delle grandi aziende, città al limite della vivibilità, pressione fiscale altissima in cambio di servizi scadenti e carenti, libertà dì pensiero condizionata, stampa molto spesso inattendibile, della televisione meglio non parlarne e via dicendo. Ormai parlare di democrazia è difficile, siamo secondo me alla dittatura dei partiti, il cittadino non conta più niente, nessuno lo rappresenta, deve solo pagare le tasse e dare il suo voto ad un partito che non lo ascolta, non lo aiuta, non lo consiglia, ma pensa solo alla sua fetta di potere, e ho l’impressione chè l’andare in piazza di certi ministri sia l’ennesima presa in giro. Se veramente si è convinti di qualcosa si va fino in fondo nella sede adeguata, il parlamento, e si vota secondo le proprie convinzioni, inutile scendere in piazza e poi con la scusa di non far cadere il governo votare in maniera contraria a quelle che sono (almeno a parole) le proprie convinzioni.

zumpappa

Manifestano contro loro stessi… “Ogni regno diviso contro se stesso andrà in rovina…!”

Micky

Chi non vuole vedere non vede. La manifestazione in favore della laicità e dei Dico non è stata una manifestazione pro o contro il governo, ma uno strordinario momento pro la laicità dello Stato e contro l’ingerenza della chiesa nelle scelte dello Stato stesso. Perciò, che vi partecipino anche ministri italiani è cosa buona e giusta.
Per chi non si è accorto, con Ruini e Nazinger la chiesa ha gettato la maschera ed ha deciso di entrare a gamba tesa nelle vicende politiche italiane. Loro intolleranti alle regole della democrazia (a città del vaticano non esiste), misogini (guardate l’evidente disparità di trattamento per donne e uomini), irrispettosi dei diritti personali (non si può obbligare una donna o un uomo che decidono di serivre il proprio dio ad astenersi formalmente dai rapporti sessuali e a non impegnarsi in una famiglia reale), prepotenti (i luoghi pubblici sono pieni delle immagini sacre di un’unica religone, quella cattolica) hanno lanciato una vera e propria guerra alla laicità dello Stato Italiano. Gli Italiani hanno tutto il diritto di difendersi. E’ iniziata una nuova gerra (senza armi) di resistenza e di liberazione. E i ministri hanno fatto bene a schierarsi con i resistenti/liberatori.

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