Roma: Le donne tra racconti, videoarte e musica

Un’immagine femminile fuori dagli stereotipi è quella che emerge da La notte delle donne, una serata di spettacoli, proiezioni e mostra, svoltasi a Palazzo Braschi-Museo di Roma in occasione dell’8 marzo. «Un modo per riscoprire il senso originario di questa giornata dedicata alle donne» recita il depliant che introduce l’evento organizzato da Gioia Costa per Esplor/Azioni in collaborazione con Zètema. Un viaggio, dunque, nel mondo di quelle donne che di questa vita fuori dagli schemi si sono fatte interpreti, siano esse poetesse, intellettuali, attrici o performer.
Il percorso inizia alle otto nel cortile del palazzo – il tutto viene poi replicato alle 21.30 e di nuovo alle 23.30 – dove lo spettatore viene accolto dalle immagini di interpreti di ieri e di oggi (Eleonora Duse in Cenere ma anche spettacoli di Maria Paiato e Giselda Volodi) e da video come Fashion Fire di Mariela Gemisceva, una serie di modelli della moda e del glamour che tanto condizionano le donne moderne. Da qui prende il via la mostra Dimensione donna-Woman’s Dimension curata da Rosetta Gozzini, ne sono protagonisti i corpi nudi e anoressici di Vanessa Beecroft; le trasformazioni chirurgiche di Orlan, stravolgimento del volto che denuncia gli stereotipi estetici imposti dalla società e le inquietanti installazioni di Monika Grycko, come la sua donna decapitata o la madonna di ceramica a metà strada tra verginità ed erotismo.
Il percorso all’interno del palazzo è poi guidato dalle apparizioni musicali di O Thiasos TeatroNatura (anch’esse donne) che intrecciano il suono di uno strumento africano, la kora, alla classicità occidentale della viola. Le sale fanno da scenografia alle letture di quattro attrici che danno voce ad altrettante autrici del nostro tempo.
L’inizio è riservato a Giuliana Lojodice che, con eleganza e ironia, racconta l’Italia del dopoguerra descritta da Marina Sarfatti attraverso il voto alle donne, il socialismo e la nascita dell’Avanti e la tormentata storia d’amore tra D’Annunzio e la «pososa» Eleonora Duse. Sospinto verso un’ancor più suggestiva sala, il pubblico (più numeroso del previsto) assiste a un «mistico soliloquio» di Amelia Rosselli interpretato da Sonia Bergamasco, ricerca vocale di stampo «beniano» dove la musicalità del verso diventa flusso sonoro. Tra i dipinti della collezione Rospigliosi, Maddalena Crippa dà corpo a una performance in cui lega brani del suo spettacolo A sud dell’Alma con le poesie di Mariangela Gualtieri (tra queste testi degli spettacoli Non splendore rock e Paesaggio con fratello rotto in scena di recente al Teatro Palladium) con una sensibilità tutta femminile diversa ma affine alla visionarietà del teatro della Valdoca. Chiude il tragitto, in fondo alla scalinata che riconduce all’uscita, La storia di Elsa Morante in una lettura di Michela Cescon. Il racconto della fine del fascismo in Italia è affidato da Morante ai due protagonisti Ida e Useppe, testimoni destinati però a rimanere ai margini della Storia. Accompagnata dalla colonna sonora di Kill Bill e dalle canzonette italiane degli anni’50, l’attrice ripropone la memoria di questo controverso periodo storico filtrato attraverso lo «sguardo veggente» dell’autrice.

Fonte: ilManifesto.it

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