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	Commenti a: Ayn Rand e l&#8217;etica non religiosa	</title>
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	<description>Il mondo osservato dall’Uaar</description>
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		Di: Franco		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2007/03/23/ayn-rand-etica-non-religiosa/#comment-52766</link>

		<dc:creator><![CDATA[Franco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Mar 2007 01:17:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi scuso per gli errori ortografici e altri in italiano.  L&#039;inglese ci si mette un po&#039; di mezzo.  Troppo tardi per correggere &quot;settacciarne&quot; che da &quot;setaccio&quot; si deve scrivere con una &quot;t&quot; sola.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi scuso per gli errori ortografici e altri in italiano.  L&#8217;inglese ci si mette un po&#8217; di mezzo.  Troppo tardi per correggere &#8220;settacciarne&#8221; che da &#8220;setaccio&#8221; si deve scrivere con una &#8220;t&#8221; sola.</p>
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		Di: Franco		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2007/03/23/ayn-rand-etica-non-religiosa/#comment-52757</link>

		<dc:creator><![CDATA[Franco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Mar 2007 23:39:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi sa che siamo rimasti in due a scambiarci le idee su Ayn Rand.

Prof. Tadolini, prima di tutto la ringrazio per la sua risposta al mio ultimo post.  Devo premettere che l’essere umano, volente o nolente non puo’ ignorare la filosofia ed i suoi effetti sulle nostre decisioni pratiche.  Se non abbiamo coscienza della filosofia che sosteniamo, la sosteniamo inconsciamente ed agiamo in accordo con essa.  Il suo libro, veramente valido per l’insegnamento del concetto di vita come proprieta’ della materia e’ perfetto sotto tutti gli aspetti scientifici.  Per me lei e’ il Richard Dawkins italiano! Estendo la mia totale ammirazione che io ho per lui anche a lei e la sua opera “Dal Big Bang a Dio.”  

Vorrei farle notare che un libro che si presume esclusivamente scientifico, pero’, non puo’ mai evitare di fare commenti che, in fatti, appartengono esclusivamente alla filosofia, altrimenti cesserebbe automaticamente di essere istruttivo e pedagogico.  Il suo, e’ particolarmente ed intenzionalmente pedagogico, e quindi anche altamente filosofico.  Tante persone ignorano che la filosofia si compone di rami specifici che devono appartenere allo stesso albero. Si parte dalla metafisica; si procede con l&#039;epistemologia e logica; si continua con l&#039;estetica o arte, e si conclude con l&#039;etica personale e sociale (politica).  Tutti abbiamo una qualche idea su ognuno di questi rami.  Il problema e&#039; che senza capire che essi fanno parte della stessa pianta, commettiamo l&#039;errore di partire da un tipo di metafisica e saltare ad un altro albero e finire con un&#039;etica incompatibile perche&#039; razionalmente e logicamente in contraddizione con gli altri rami.  Inoltre, non si possono ignorare i rami principali di un albero.  Non si puo&#039; quindi passare, per esempio, dalla metafisca all&#039;etica ed ignorare l&#039;epistemologia.  Ma questo e&#039; quello che ho fatto io all&#039;inizio dei miei studi e con questo errore mi sono trovato in compagnia di miliardi di persone, dico miliardi letteralmente.  Questo e&#039; anche il motivo percui la facolta&#039; di filosofia in tutte le universita&#039; del mondo ha la reputazione che giustamente lei ha dato alla filosofia quando ha detto nel suo primo post che debba essere considerata ne&#039; piu&#039; ne&#039; meno che &quot;...una partita di briscola fra amici intelligenti ma …..ciechi&quot;.   Quello che s&#039;insegna all&#039;universita&#039; e&#039; un&#039;antologia, non della razionalita&#039; dell&#039;uomo, ma dei circuiti irrazionali della superstizione e della sua enorme capacita&#039; d&#039;immaginare l&#039;irreale.  Se uno deve studiare tutti i trattati filosofici pieni di argomentazioni insulse dei cosidetti &quot;grandi filosofi&quot; del passato e settacciarne solo quei pensieri che veramente hanno un significato razionale, e percio&#039; reale e pratico per la vita, uno finisce al massimo a riempire una pagina di citazioni valide.    

Sono felice che abbiamo chiarificato che siamo in pieno accordo col ramo filosofico della METAFISICA.  L’esistenza, la vita, esistono non per frutto mistico o magico, e l’uomo ha la capacita’ di scoprirne le leggi fisiche, chimiche, ecc.  Forse il problema nasce nel ramo successivo della filosofia, quello dell’EPISTEMOLOGIA, probabilmente nella sua parte logica dove traiamo le nostre conclusioni.  Certe sue asserzioni non sono piu’ scientifiche (metafisica), ma interpretazioni personali (epistemologia).  E&#039; possibile che sia io quello che debba riesaminare la mia epistemologia e farmi la semplice domanda: &quot;Come sono certo di quello che dico?&quot;  Se riusciro&#039; a capire e concordare con quello che lei dice, le diro&#039; che Ayn Rand ha torto. 

Per esempio, in che punto della sua filosofia Ayn Rand “rinnega filosoficamente una nostra realtà genetica che ci spinge ad avere comportamenti sociali?”

Proprio come lei afferma, Prof. Tadolini, siccome ...”Non siamo più i paria della natura ma ne siamo i dominatori...” non e’ che “ci sembri che non ci sia più bisogno della socialità per permettere all’individuo di sopravvivere” al contrario, Ayn Rand afferma che l’individuo deve prendere coscienza che la societa’ e’ un mezzo importante per sopravvivere.  La Rand non crede nell’anarchia, crede nello Stato controllato dalla razionalita’ perche’ sa che, come non tutti gli individui sono un vantaggio per la sopravvivenza, non tutte le societa’ sono un vantaggio.  

Infine, lei dice:
Ma, poichè il nostro predominio sulla natura è frutto della cultura che, guarda caso, è il patrimonio di conoscenze comuni e non delle conoscenze di ogni singolo individuo……se si rinnega la socialità (la nostra società ha bisogno di tutti) si può risprofondare all’età della pietra in poche misere mosse!

Ripetiamo che nessuno rinnega la socialita&#039; dell&#039;uomo.  Nessuno dice che l&#039;individuo deve raggiungere l&#039;onniscienza.   Bisogna, invece, qualificare che il nostro predominio sulla natura e’ frutto di tutto cio’ che culturalmente e’ stato RAZIONALE, non il prodotto di culture indiscriminate.  Storicamente purtroppo, ogni cultura e’ stata formata da elementi razionali e irrazionali.  Quelli irrazionali sono inutili, distruttivi, o di natura parassitica.  Molti di questi elementi sono stati eliminati e sopraffatti.  Nonostante tutti i mali e le pazzie delle societa’ irrazionali che sono apparse sulla scena del mondo, l’umanita’, nel suo complesso, non e’ andata estinta.  L’autoestinzione dell’umanita’ avverra’ quando l’irrazionalita’ di ogni singolo individuo superera’ la razionalita’.  Fin che il pensiero razionale mostrera’ di avere piu’ vantaggi del pensiero irrazionale, la selezione naturale dovrebbe avvantaggiare la nostra esistenza.  In natura, questo principio si osserva nella relazione tra parassita e ospite.  Fin che l’ospite e’ capace di sopportare il parassita, la vita dell’ospite continua.  Ma se il parassita si moltiplica troppo velocemente, l’ospite soffre o viene distrutto completamente.  La natura trova la via di mezzo, e parassiti ed ospiti di tutti i tipi imparano a convivere.  Ma la natura non e’ un essere concettivo, non ha moralita’ concettiva, e non e’ il modello della societa’ umana.  Prima che la societa’ possa essere razionale, e quindi di vantaggio alla vita degli individui che la compongono, i vantaggi devono essere scoperti dagli individui.  Ecco perche’ il motore della societa’ umana si differenzia da quello delle societa’ degli animali.  Metafisicamente parlando, in quelle degli animali il motore e’ l’istinto inconscio e determinato; nelle societa’ umane si puo&#039; andare oltre l&#039;istinto.  Se l’individuo scopre (la societa&#039; non puo&#039; scoprire niente) che il suo intelletto possiede un mezzo superiore all’istinto, quello della logica o della razionalita’ conscia, e&#039; possibile migliorare altri individui e formare una societa&#039; migliore.  

Come l’evoluzione sperimenta ed inventa, ma non garantisce il successo di TUTTE le speci, cosi&#039; non tutte le societa’ umane sono in grado di garantire la loro sopravvivenza!  Alcune societa’ sono infette da virus mentali che, se non venissero contenuti in tempo, potrebbero essere fatali alla vita stessa sul pianeta.  Altre societa&#039; sono formate da individui incapaci di adattarsi alle nuove realta&#039; di societa&#039; piu&#039; avanzate.  Quei pochi individui che sono capaci di adattamento le abbandonano, e con lo sparire del resto degli individui, sparisce anche quella societa&#039;.  

Se l’individuo o un gruppo di individui e’ irrazionale, prima di autodistruggersi puo’ compiere distruzioni terribili proprio contro chi e’ razionale.  Non e’ vero, per esempio, come dice lei, che l’individuo ha bisogno di tutta la collettivita’ per esistere, ha bisogno solo della parte razionale della collettivita’.  L&#039;individuo razionale non sfrutta mai nessuno, tanto meno la societa&#039;, perche&#039; e&#039; lui stesso il contribuente principale dell&#039;esistenza della societa&#039;.  Possiamo certamente fare a meno degli individui che formano la mafia, per esempio.  E la mafia stessa, come societa’, non potrebbe esistere di per se’ poiche’ dipende  dall’esistenza di individui razionali, al di fuori di essa, che producono, e che in parte vengono derubati.  Una societa’ diretta da idee irrazionali e’ il nemico assoluto della razionalita’ e quindi della sopravvivenza.  L&#039;individuo razionale non riceve nessun vantaggio dalle societa&#039; irrazionali -- vedi l’idea dei Romani di bruciare il deposito della “conoscenza collettiva” (come non mi piace questa combinazione allegorica e non letterale di parole!) della grande Libreria di Alessandria, vedi anche le idee di Sant Agostino, di Kant, di Hitler, di MaoTze Tung.  Questi individui, e le loro culture, ossia tutti quelli che hanno bevuto e sostenuto le loro idee, non sono stati un vantaggio ne’ per la civilta’, ne’ per il progresso, ne’ per la liberta’ degli individui razionali e, di conseguenza, non hanno formato culture razionali e non hanno contribuito al progresso -- lo hanno solo intralciato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sa che siamo rimasti in due a scambiarci le idee su Ayn Rand.</p>
<p>Prof. Tadolini, prima di tutto la ringrazio per la sua risposta al mio ultimo post.  Devo premettere che l’essere umano, volente o nolente non puo’ ignorare la filosofia ed i suoi effetti sulle nostre decisioni pratiche.  Se non abbiamo coscienza della filosofia che sosteniamo, la sosteniamo inconsciamente ed agiamo in accordo con essa.  Il suo libro, veramente valido per l’insegnamento del concetto di vita come proprieta’ della materia e’ perfetto sotto tutti gli aspetti scientifici.  Per me lei e’ il Richard Dawkins italiano! Estendo la mia totale ammirazione che io ho per lui anche a lei e la sua opera “Dal Big Bang a Dio.”  </p>
<p>Vorrei farle notare che un libro che si presume esclusivamente scientifico, pero’, non puo’ mai evitare di fare commenti che, in fatti, appartengono esclusivamente alla filosofia, altrimenti cesserebbe automaticamente di essere istruttivo e pedagogico.  Il suo, e’ particolarmente ed intenzionalmente pedagogico, e quindi anche altamente filosofico.  Tante persone ignorano che la filosofia si compone di rami specifici che devono appartenere allo stesso albero. Si parte dalla metafisica; si procede con l&#8217;epistemologia e logica; si continua con l&#8217;estetica o arte, e si conclude con l&#8217;etica personale e sociale (politica).  Tutti abbiamo una qualche idea su ognuno di questi rami.  Il problema e&#8217; che senza capire che essi fanno parte della stessa pianta, commettiamo l&#8217;errore di partire da un tipo di metafisica e saltare ad un altro albero e finire con un&#8217;etica incompatibile perche&#8217; razionalmente e logicamente in contraddizione con gli altri rami.  Inoltre, non si possono ignorare i rami principali di un albero.  Non si puo&#8217; quindi passare, per esempio, dalla metafisca all&#8217;etica ed ignorare l&#8217;epistemologia.  Ma questo e&#8217; quello che ho fatto io all&#8217;inizio dei miei studi e con questo errore mi sono trovato in compagnia di miliardi di persone, dico miliardi letteralmente.  Questo e&#8217; anche il motivo percui la facolta&#8217; di filosofia in tutte le universita&#8217; del mondo ha la reputazione che giustamente lei ha dato alla filosofia quando ha detto nel suo primo post che debba essere considerata ne&#8217; piu&#8217; ne&#8217; meno che &#8220;&#8230;una partita di briscola fra amici intelligenti ma …..ciechi&#8221;.   Quello che s&#8217;insegna all&#8217;universita&#8217; e&#8217; un&#8217;antologia, non della razionalita&#8217; dell&#8217;uomo, ma dei circuiti irrazionali della superstizione e della sua enorme capacita&#8217; d&#8217;immaginare l&#8217;irreale.  Se uno deve studiare tutti i trattati filosofici pieni di argomentazioni insulse dei cosidetti &#8220;grandi filosofi&#8221; del passato e settacciarne solo quei pensieri che veramente hanno un significato razionale, e percio&#8217; reale e pratico per la vita, uno finisce al massimo a riempire una pagina di citazioni valide.    </p>
<p>Sono felice che abbiamo chiarificato che siamo in pieno accordo col ramo filosofico della METAFISICA.  L’esistenza, la vita, esistono non per frutto mistico o magico, e l’uomo ha la capacita’ di scoprirne le leggi fisiche, chimiche, ecc.  Forse il problema nasce nel ramo successivo della filosofia, quello dell’EPISTEMOLOGIA, probabilmente nella sua parte logica dove traiamo le nostre conclusioni.  Certe sue asserzioni non sono piu’ scientifiche (metafisica), ma interpretazioni personali (epistemologia).  E&#8217; possibile che sia io quello che debba riesaminare la mia epistemologia e farmi la semplice domanda: &#8220;Come sono certo di quello che dico?&#8221;  Se riusciro&#8217; a capire e concordare con quello che lei dice, le diro&#8217; che Ayn Rand ha torto. </p>
<p>Per esempio, in che punto della sua filosofia Ayn Rand “rinnega filosoficamente una nostra realtà genetica che ci spinge ad avere comportamenti sociali?”</p>
<p>Proprio come lei afferma, Prof. Tadolini, siccome &#8230;”Non siamo più i paria della natura ma ne siamo i dominatori&#8230;” non e’ che “ci sembri che non ci sia più bisogno della socialità per permettere all’individuo di sopravvivere” al contrario, Ayn Rand afferma che l’individuo deve prendere coscienza che la societa’ e’ un mezzo importante per sopravvivere.  La Rand non crede nell’anarchia, crede nello Stato controllato dalla razionalita’ perche’ sa che, come non tutti gli individui sono un vantaggio per la sopravvivenza, non tutte le societa’ sono un vantaggio.  </p>
<p>Infine, lei dice:<br />
Ma, poichè il nostro predominio sulla natura è frutto della cultura che, guarda caso, è il patrimonio di conoscenze comuni e non delle conoscenze di ogni singolo individuo……se si rinnega la socialità (la nostra società ha bisogno di tutti) si può risprofondare all’età della pietra in poche misere mosse!</p>
<p>Ripetiamo che nessuno rinnega la socialita&#8217; dell&#8217;uomo.  Nessuno dice che l&#8217;individuo deve raggiungere l&#8217;onniscienza.   Bisogna, invece, qualificare che il nostro predominio sulla natura e’ frutto di tutto cio’ che culturalmente e’ stato RAZIONALE, non il prodotto di culture indiscriminate.  Storicamente purtroppo, ogni cultura e’ stata formata da elementi razionali e irrazionali.  Quelli irrazionali sono inutili, distruttivi, o di natura parassitica.  Molti di questi elementi sono stati eliminati e sopraffatti.  Nonostante tutti i mali e le pazzie delle societa’ irrazionali che sono apparse sulla scena del mondo, l’umanita’, nel suo complesso, non e’ andata estinta.  L’autoestinzione dell’umanita’ avverra’ quando l’irrazionalita’ di ogni singolo individuo superera’ la razionalita’.  Fin che il pensiero razionale mostrera’ di avere piu’ vantaggi del pensiero irrazionale, la selezione naturale dovrebbe avvantaggiare la nostra esistenza.  In natura, questo principio si osserva nella relazione tra parassita e ospite.  Fin che l’ospite e’ capace di sopportare il parassita, la vita dell’ospite continua.  Ma se il parassita si moltiplica troppo velocemente, l’ospite soffre o viene distrutto completamente.  La natura trova la via di mezzo, e parassiti ed ospiti di tutti i tipi imparano a convivere.  Ma la natura non e’ un essere concettivo, non ha moralita’ concettiva, e non e’ il modello della societa’ umana.  Prima che la societa’ possa essere razionale, e quindi di vantaggio alla vita degli individui che la compongono, i vantaggi devono essere scoperti dagli individui.  Ecco perche’ il motore della societa’ umana si differenzia da quello delle societa’ degli animali.  Metafisicamente parlando, in quelle degli animali il motore e’ l’istinto inconscio e determinato; nelle societa’ umane si puo&#8217; andare oltre l&#8217;istinto.  Se l’individuo scopre (la societa&#8217; non puo&#8217; scoprire niente) che il suo intelletto possiede un mezzo superiore all’istinto, quello della logica o della razionalita’ conscia, e&#8217; possibile migliorare altri individui e formare una societa&#8217; migliore.  </p>
<p>Come l’evoluzione sperimenta ed inventa, ma non garantisce il successo di TUTTE le speci, cosi&#8217; non tutte le societa’ umane sono in grado di garantire la loro sopravvivenza!  Alcune societa’ sono infette da virus mentali che, se non venissero contenuti in tempo, potrebbero essere fatali alla vita stessa sul pianeta.  Altre societa&#8217; sono formate da individui incapaci di adattarsi alle nuove realta&#8217; di societa&#8217; piu&#8217; avanzate.  Quei pochi individui che sono capaci di adattamento le abbandonano, e con lo sparire del resto degli individui, sparisce anche quella societa&#8217;.  </p>
<p>Se l’individuo o un gruppo di individui e’ irrazionale, prima di autodistruggersi puo’ compiere distruzioni terribili proprio contro chi e’ razionale.  Non e’ vero, per esempio, come dice lei, che l’individuo ha bisogno di tutta la collettivita’ per esistere, ha bisogno solo della parte razionale della collettivita’.  L&#8217;individuo razionale non sfrutta mai nessuno, tanto meno la societa&#8217;, perche&#8217; e&#8217; lui stesso il contribuente principale dell&#8217;esistenza della societa&#8217;.  Possiamo certamente fare a meno degli individui che formano la mafia, per esempio.  E la mafia stessa, come societa’, non potrebbe esistere di per se’ poiche’ dipende  dall’esistenza di individui razionali, al di fuori di essa, che producono, e che in parte vengono derubati.  Una societa’ diretta da idee irrazionali e’ il nemico assoluto della razionalita’ e quindi della sopravvivenza.  L&#8217;individuo razionale non riceve nessun vantaggio dalle societa&#8217; irrazionali &#8212; vedi l’idea dei Romani di bruciare il deposito della “conoscenza collettiva” (come non mi piace questa combinazione allegorica e non letterale di parole!) della grande Libreria di Alessandria, vedi anche le idee di Sant Agostino, di Kant, di Hitler, di MaoTze Tung.  Questi individui, e le loro culture, ossia tutti quelli che hanno bevuto e sostenuto le loro idee, non sono stati un vantaggio ne’ per la civilta’, ne’ per il progresso, ne’ per la liberta’ degli individui razionali e, di conseguenza, non hanno formato culture razionali e non hanno contribuito al progresso &#8212; lo hanno solo intralciato.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Bruna Tadolini		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2007/03/23/ayn-rand-etica-non-religiosa/#comment-52286</link>

		<dc:creator><![CDATA[Bruna Tadolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Mar 2007 19:45:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.uaar.it/news/2007/03/23/ayn-rand-etica-non-religiosa/#comment-52286</guid>

					<description><![CDATA[Che l&#039;uomo non sia una formica è evidente come lo è il fatto che l&#039;evoluzione sociale seguita dei mammiferi è diversa da quella degli insetti. A differenza di quello che succede nelle formiche in cui la genetica esercita un ruolo predominante e diretto lasciando pochissimi gradi di libertà, nel caso dell&#039;uomo e dei primati la socialità è ottenuta utilizzando altri strumenti che sono i sentimenti. Perchè il sistema &quot;mammifero&quot; sia sotto certi aspetti meno efficiente non si sa: potrebbe essere ancora in corso d&#039;opera (visto la giovinezza evolutiva dei mammiferi rispetto agli insetti). Di certo è meno efficiente. A differenza delle formiche le scimmie non hanno avuto un gran successo evolutivo!

L&#039;uomo però sì. Il nostro successo sembra dovuto ad un prodotto collaterale della socialità: l&#039;intelligenza e l&#039;accumulo delle conoscenze ottenute con l&#039;intelligenza cioè la cultura. Il nostro successo è inscindibilmente il frutto di queste tre componenti. Queste hanno prodotto i VANTAGGI (strade ospedali) offerti del comportamento collettivo sociale. (Scritto così si capisce meglio a chi erano riferiti i vantaggi?)
E&#039; semplicistico dire che  il vaccino l&#039;ha inventato uno solo! Se non ci fossero stati tutti gli altri prima, che hanno fornito le conoscenze per arrivare lì lì.... e tutti quelli che hanno contribuito alla messa a punto, sperimentazione, produzione,  ecc... il vaccino non ci sarebbe! Non c&#039;è nulla di ciò che costituisce la nostra realtà per cui non dobbiamo ringraziare la socialità!
Io ho chiarissimo il concetto che non è il collettivo che &quot;pensa, si comporta, produce, sceglie, idealizza, ispira, o abbia sentimenti di nessun genere.&quot; ma mi è anche chiarissimo che ciascun individuo  contribuisce a generare il pensiero, il comportamento .... del gruppo.

Essendo che siamo d&#039;accordo non capisco perchè debba considerarsi irriverente!
Quello che non accetto della filosofia della Dr. Rand è l&#039;idea che si possa rinnegare filosoficamente una nostra realtà genetica che ci spinge ad avere comportamenti sociali. Posso capire benissimo che la realtà odierna è diversa da quella di decine di migliaia di anni fa. Non siamo più i paria della natura ma ne siamo i dominatori. Per questo ci sembra che non ci sia più bisogno della socialità per permettere all&#039;individuo di sopravvivere. Capisco che questa nuova situazione ci spinga verso l&#039;individualismo..... Ma, poichè il nostro predominio sulla natura è frutto della cultura che, guarda caso, è il patrimonio di conoscenze comuni e non delle conoscenze di ogni singolo individuo......se si rinnega la socialità (la nostra società ha bisogno di tutti) si può risprofondare all&#039;età della pietra in poche misere mosse!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che l&#8217;uomo non sia una formica è evidente come lo è il fatto che l&#8217;evoluzione sociale seguita dei mammiferi è diversa da quella degli insetti. A differenza di quello che succede nelle formiche in cui la genetica esercita un ruolo predominante e diretto lasciando pochissimi gradi di libertà, nel caso dell&#8217;uomo e dei primati la socialità è ottenuta utilizzando altri strumenti che sono i sentimenti. Perchè il sistema &#8220;mammifero&#8221; sia sotto certi aspetti meno efficiente non si sa: potrebbe essere ancora in corso d&#8217;opera (visto la giovinezza evolutiva dei mammiferi rispetto agli insetti). Di certo è meno efficiente. A differenza delle formiche le scimmie non hanno avuto un gran successo evolutivo!</p>
<p>L&#8217;uomo però sì. Il nostro successo sembra dovuto ad un prodotto collaterale della socialità: l&#8217;intelligenza e l&#8217;accumulo delle conoscenze ottenute con l&#8217;intelligenza cioè la cultura. Il nostro successo è inscindibilmente il frutto di queste tre componenti. Queste hanno prodotto i VANTAGGI (strade ospedali) offerti del comportamento collettivo sociale. (Scritto così si capisce meglio a chi erano riferiti i vantaggi?)<br />
E&#8217; semplicistico dire che  il vaccino l&#8217;ha inventato uno solo! Se non ci fossero stati tutti gli altri prima, che hanno fornito le conoscenze per arrivare lì lì&#8230;. e tutti quelli che hanno contribuito alla messa a punto, sperimentazione, produzione,  ecc&#8230; il vaccino non ci sarebbe! Non c&#8217;è nulla di ciò che costituisce la nostra realtà per cui non dobbiamo ringraziare la socialità!<br />
Io ho chiarissimo il concetto che non è il collettivo che &#8220;pensa, si comporta, produce, sceglie, idealizza, ispira, o abbia sentimenti di nessun genere.&#8221; ma mi è anche chiarissimo che ciascun individuo  contribuisce a generare il pensiero, il comportamento &#8230;. del gruppo.</p>
<p>Essendo che siamo d&#8217;accordo non capisco perchè debba considerarsi irriverente!<br />
Quello che non accetto della filosofia della Dr. Rand è l&#8217;idea che si possa rinnegare filosoficamente una nostra realtà genetica che ci spinge ad avere comportamenti sociali. Posso capire benissimo che la realtà odierna è diversa da quella di decine di migliaia di anni fa. Non siamo più i paria della natura ma ne siamo i dominatori. Per questo ci sembra che non ci sia più bisogno della socialità per permettere all&#8217;individuo di sopravvivere. Capisco che questa nuova situazione ci spinga verso l&#8217;individualismo&#8230;.. Ma, poichè il nostro predominio sulla natura è frutto della cultura che, guarda caso, è il patrimonio di conoscenze comuni e non delle conoscenze di ogni singolo individuo&#8230;&#8230;se si rinnega la socialità (la nostra società ha bisogno di tutti) si può risprofondare all&#8217;età della pietra in poche misere mosse!</p>
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		<title>
		Di: Franco		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2007/03/23/ayn-rand-etica-non-religiosa/#comment-52219</link>

		<dc:creator><![CDATA[Franco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Mar 2007 15:59:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.uaar.it/news/2007/03/23/ayn-rand-etica-non-religiosa/#comment-52219</guid>

					<description><![CDATA[Non voglio essere irriverente, Professoressa Tadolini, ammiro il suo modo di dialogare, ma mi conceda di osservare l’ambiguita’ dei suoi concetti filosofici.

Lei scrive:  

...in realtà non accetta il dato oggettivo che l’uomo è un elemento di una specie sociale.

Far parte di una specie sociale non significa perdere la propria individualita’.  La nostra specie sociale non e’ uguale alla specie sociale delle formiche!  Non abbiamo come scopo della nostra esistenza la cura dei milioni di uova della regina formica e quindi non siamo ELEMENTI programmati a cooperare automaticamente, anche se non triviamo giusto cooperare.  Questa abilita’ di decidere se cooperare o no e’ l’individualismo biologico del cervello concettivo.  Se il cervello non avesse la capacita’ di formare concetti, avremmo solo istinti e allora saremmo ELEMENTI di una specie sociale. 


Quindi lei continua col scrivere:

...In realtà non solo è cieca ma è anche in malafede poichè, nel costruire su quelle premesse una struttura politica, usa tutti i vantaggi offerti del comportamento collettivo sociale (strade, ospedali, tribunali …..) e poi scatena, in un contesto costruito dal sociale, il liberalismo..

In questo paragrafo il concetto chiave, e ambiguo, e’ reso dalle parole “... vantaggi offerti del comportamento collettivo sociale (strade, ospediali..)

Le strade e gli ospedali non possono essere definiti “comportamenti collettivi”.  Sono il prodotto dell’ingegneria umana, della cooperazione intelligente degli individui, di cio’ che ogni individuo, nel suo campo di conoscenza ed esperienza, ha prodotto.  Le strade non esibiscono nessun comportamento.  Sono beni come un paio di scarpe che hanno utilita’ e rendono la vita degli individui migliore.  

Insisto a ripensare l’idea che il “collettivo” pensa, si comporta, produce, sceglie, idealizza, ispira, o abbia sentimenti di nessun genere.  E’ un mito filosofico che tanti atei preferiscono a quello di Dio.  Ne’ il collettivo, ne’ Dio hanno un cervello pensante.  Non sono entita’ reali.  Sono semplicemente concetti irrazionali se vengono usati come entita’ reali.  Sia la collettivita’ che Dio hanno senso logico in frasi passive, non attive.  Dio non crea, e’ creato dalla mente umana.  Similarmente, il collettivo non crea, e’ creato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non voglio essere irriverente, Professoressa Tadolini, ammiro il suo modo di dialogare, ma mi conceda di osservare l’ambiguita’ dei suoi concetti filosofici.</p>
<p>Lei scrive:  </p>
<p>&#8230;in realtà non accetta il dato oggettivo che l’uomo è un elemento di una specie sociale.</p>
<p>Far parte di una specie sociale non significa perdere la propria individualita’.  La nostra specie sociale non e’ uguale alla specie sociale delle formiche!  Non abbiamo come scopo della nostra esistenza la cura dei milioni di uova della regina formica e quindi non siamo ELEMENTI programmati a cooperare automaticamente, anche se non triviamo giusto cooperare.  Questa abilita’ di decidere se cooperare o no e’ l’individualismo biologico del cervello concettivo.  Se il cervello non avesse la capacita’ di formare concetti, avremmo solo istinti e allora saremmo ELEMENTI di una specie sociale. </p>
<p>Quindi lei continua col scrivere:</p>
<p>&#8230;In realtà non solo è cieca ma è anche in malafede poichè, nel costruire su quelle premesse una struttura politica, usa tutti i vantaggi offerti del comportamento collettivo sociale (strade, ospedali, tribunali …..) e poi scatena, in un contesto costruito dal sociale, il liberalismo..</p>
<p>In questo paragrafo il concetto chiave, e ambiguo, e’ reso dalle parole “&#8230; vantaggi offerti del comportamento collettivo sociale (strade, ospediali..)</p>
<p>Le strade e gli ospedali non possono essere definiti “comportamenti collettivi”.  Sono il prodotto dell’ingegneria umana, della cooperazione intelligente degli individui, di cio’ che ogni individuo, nel suo campo di conoscenza ed esperienza, ha prodotto.  Le strade non esibiscono nessun comportamento.  Sono beni come un paio di scarpe che hanno utilita’ e rendono la vita degli individui migliore.  </p>
<p>Insisto a ripensare l’idea che il “collettivo” pensa, si comporta, produce, sceglie, idealizza, ispira, o abbia sentimenti di nessun genere.  E’ un mito filosofico che tanti atei preferiscono a quello di Dio.  Ne’ il collettivo, ne’ Dio hanno un cervello pensante.  Non sono entita’ reali.  Sono semplicemente concetti irrazionali se vengono usati come entita’ reali.  Sia la collettivita’ che Dio hanno senso logico in frasi passive, non attive.  Dio non crea, e’ creato dalla mente umana.  Similarmente, il collettivo non crea, e’ creato.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Franco		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2007/03/23/ayn-rand-etica-non-religiosa/#comment-52200</link>

		<dc:creator><![CDATA[Franco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Mar 2007 15:21:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.uaar.it/news/2007/03/23/ayn-rand-etica-non-religiosa/#comment-52200</guid>

					<description><![CDATA[L’individuo da solo non e’ in grado di costruire strade, ospedali, tribunali.. Queste sono proprio le ragioni dell’esistenza della socialita’ dell’uomo.  Nella giungla, come nel mondo d’oggi, il nemico dell’individuo non e’ la sua solitudine, ma essere circondato da predatori, ossia individui irrazionali, inconcettivi come belve pronte a scannarlo.  Nell’assenza di razionalita’ evoluta, il gruppo o societa e’ il mezzo indispensabile per difendersi dai predatori.  Questo, sia l’evoluzione della vita che la storia dell’umanita’ ce lo insegna.  Ma se oggi abbiamo le strade, gli ospedali, i tribunali, significa che la razionalita’ dell’uomo si e’ prevalsa sull’irrazionalita’ distruttiva del predatore.  Prima che gli schiavi d’Egitto potessoro rimuovere la prima pietra per costruire le piramidi o i tempi e palazzi per il faraone, ci volle l’ingegneria, la matematica, di una mente razionale che li concepisse.  Le strade e gli ospedali non crescono sulla pianta chiamata “societa”, sono il prodotto della mente individuale dell’uomo.  L’individuo vede la societa’ come un beneficio per l’individuo, non per la societa’.  Se l’individuo e’ uscito dalla giungla, lo deva alla sua intelligenza INDIVIDUALE, non a un cervello collettivo che in realta’ non esiste.  La societa’ non e’ un organismo, e’ un’istituzione, uno strumento al servizio degli individui.  La societa’ non pensa e non crea niente, la societa’ e’ creata.  E’ uno strumento da migliorare, da dirigere in una direzione anziche’ un’altra.  C’e’ un solo modo per migliorare e dirigere la scocieta’: migliorare e ispirare gl’individui che la formano.  Se la filosofia dell’individuo ammira cio’ che e’ falso, il disonesto, l’ingiusto, o l’indifferenza a questi valori, la societa’ sara’ anch’essa immorale e ingiusta, e non so quante strade e quanti ospedali si possono creare in una societa’ del genere.  Come una nave senza capitano, la societa’ si sfascia contro gli scogli.  Di civilta’ che si sono sono sfasciate, la storia ce ne da’ ampi esempi.  Chi le ha distrutte non fu la scienza, non fu il fato, ma sempre e consistentemente la mancanza di un’ ispirazione ad una filosofia razionale.  O l’individuo e’ impotente di fronte alla societa’ irrazionale e deve subirne tutti gli abusi, o l’individuo e’ il fautore della nuova societa’ e puo’ lottare, con la sua mente, per cambiarla.    

Mi ha attratto il vostro sito UAAR per una parola sola: non unione, non atei, non agnostici ma la parola RAZIONALI.  Questo e’ il concetto che da’ valore a tutti gli altri.  La societa’ razionale puo’ esistere soltanto se gli individui sono razionali.  Chi da’ la razionalita’ all’individuo?  Non certo la giungla e tanto meno la societa’!  L’uomo intelligente osserva la natura e ne scopre le leggi a suo beneficio.  Le scoperte scientifiche (e quelle filosofiche) provengono dai pochi individui che sono stati il motore del mondo culturale, che hanno creato, non seguito, le culture cosi che i non-pensanti le possano seguire.  L’individuo e’ la forza che propone i cambiamenti sociali.  Quando parlo d’individuo non parlo di un messia fuori contesto sociale.  Il motore a vapore, o il vaccino antipolio non potevano esistere in Bibilonia, come non potevano esistere i concetti di diritti individuali.  L’individuo di oggi trae beneficio dal contesto sociale in cui vive, ovviamente.  Ma non bisgna capovolgere la causa con l’effetto.  Ogni societa’ e’ cambiata, non di sua volonta’, ma per l’opera intellettuale di songoli individui.  Una delle proprieta’ dell’intelligenza e’ di accumularsi e di propagarsi da una persona ad un’altra.  Questo e’ un fatto metafisico come l’alba e il tramonto. Se rimanianmo inerti filosoficamente non c’e’ da meravigliarsi che con le strade, gli ospedali e i tribunali che la societa’ puo’ vantarsi di avere (grazie alla razionalita’ degli individui) avremo anche l’abuso sociale, la dittatura della maggioranza irrazionale, e la storia di Galileo Galilei si ripetera’ all’infinito sul palconscenico del mondo con vittime e condannatori diversi, ma con lo stesso tema e per gli stessi errori filosofici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’individuo da solo non e’ in grado di costruire strade, ospedali, tribunali.. Queste sono proprio le ragioni dell’esistenza della socialita’ dell’uomo.  Nella giungla, come nel mondo d’oggi, il nemico dell’individuo non e’ la sua solitudine, ma essere circondato da predatori, ossia individui irrazionali, inconcettivi come belve pronte a scannarlo.  Nell’assenza di razionalita’ evoluta, il gruppo o societa e’ il mezzo indispensabile per difendersi dai predatori.  Questo, sia l’evoluzione della vita che la storia dell’umanita’ ce lo insegna.  Ma se oggi abbiamo le strade, gli ospedali, i tribunali, significa che la razionalita’ dell’uomo si e’ prevalsa sull’irrazionalita’ distruttiva del predatore.  Prima che gli schiavi d’Egitto potessoro rimuovere la prima pietra per costruire le piramidi o i tempi e palazzi per il faraone, ci volle l’ingegneria, la matematica, di una mente razionale che li concepisse.  Le strade e gli ospedali non crescono sulla pianta chiamata “societa”, sono il prodotto della mente individuale dell’uomo.  L’individuo vede la societa’ come un beneficio per l’individuo, non per la societa’.  Se l’individuo e’ uscito dalla giungla, lo deva alla sua intelligenza INDIVIDUALE, non a un cervello collettivo che in realta’ non esiste.  La societa’ non e’ un organismo, e’ un’istituzione, uno strumento al servizio degli individui.  La societa’ non pensa e non crea niente, la societa’ e’ creata.  E’ uno strumento da migliorare, da dirigere in una direzione anziche’ un’altra.  C’e’ un solo modo per migliorare e dirigere la scocieta’: migliorare e ispirare gl’individui che la formano.  Se la filosofia dell’individuo ammira cio’ che e’ falso, il disonesto, l’ingiusto, o l’indifferenza a questi valori, la societa’ sara’ anch’essa immorale e ingiusta, e non so quante strade e quanti ospedali si possono creare in una societa’ del genere.  Come una nave senza capitano, la societa’ si sfascia contro gli scogli.  Di civilta’ che si sono sono sfasciate, la storia ce ne da’ ampi esempi.  Chi le ha distrutte non fu la scienza, non fu il fato, ma sempre e consistentemente la mancanza di un’ ispirazione ad una filosofia razionale.  O l’individuo e’ impotente di fronte alla societa’ irrazionale e deve subirne tutti gli abusi, o l’individuo e’ il fautore della nuova societa’ e puo’ lottare, con la sua mente, per cambiarla.    </p>
<p>Mi ha attratto il vostro sito UAAR per una parola sola: non unione, non atei, non agnostici ma la parola RAZIONALI.  Questo e’ il concetto che da’ valore a tutti gli altri.  La societa’ razionale puo’ esistere soltanto se gli individui sono razionali.  Chi da’ la razionalita’ all’individuo?  Non certo la giungla e tanto meno la societa’!  L’uomo intelligente osserva la natura e ne scopre le leggi a suo beneficio.  Le scoperte scientifiche (e quelle filosofiche) provengono dai pochi individui che sono stati il motore del mondo culturale, che hanno creato, non seguito, le culture cosi che i non-pensanti le possano seguire.  L’individuo e’ la forza che propone i cambiamenti sociali.  Quando parlo d’individuo non parlo di un messia fuori contesto sociale.  Il motore a vapore, o il vaccino antipolio non potevano esistere in Bibilonia, come non potevano esistere i concetti di diritti individuali.  L’individuo di oggi trae beneficio dal contesto sociale in cui vive, ovviamente.  Ma non bisgna capovolgere la causa con l’effetto.  Ogni societa’ e’ cambiata, non di sua volonta’, ma per l’opera intellettuale di songoli individui.  Una delle proprieta’ dell’intelligenza e’ di accumularsi e di propagarsi da una persona ad un’altra.  Questo e’ un fatto metafisico come l’alba e il tramonto. Se rimanianmo inerti filosoficamente non c’e’ da meravigliarsi che con le strade, gli ospedali e i tribunali che la societa’ puo’ vantarsi di avere (grazie alla razionalita’ degli individui) avremo anche l’abuso sociale, la dittatura della maggioranza irrazionale, e la storia di Galileo Galilei si ripetera’ all’infinito sul palconscenico del mondo con vittime e condannatori diversi, ma con lo stesso tema e per gli stessi errori filosofici.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Bruna Tadolini		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2007/03/23/ayn-rand-etica-non-religiosa/#comment-52077</link>

		<dc:creator><![CDATA[Bruna Tadolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Mar 2007 10:25:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le specie sociali sono tali perchè un individuo da solo non sarebbe in grado di sopravvivere nel proprio ambiente. Quindi il suo comportamento altruistico (che nel complesso, con l&#039;altruismo di tutti, determina la formazione di una società) favorisce la  sua vita individuale o quella dei suoi figli o affini (che condividono il suo DNA).

E&#039; curiosa una filosofia che si basa sul considerare l&#039;individuo uomo come individuo poichè in realtà non accetta il dato oggettivo che l&#039;uomo è un elemento di una specie sociale. In realtà non solo è cieca ma è anche in malafede poichè, nel costruire su quelle premesse una struttura politica, usa tutti i vantaggi offerti del comportamento collettivo sociale (strade, ospedali, tribunali .....) e poi scatena, in un contesto costruito dal sociale, il liberalismo..
Per essere coerente, il seguace di questa filosofia dovrebbe andare nella giungla da solo a vedersela con l&#039;ambiente ed i propri simili contro di lui armati!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le specie sociali sono tali perchè un individuo da solo non sarebbe in grado di sopravvivere nel proprio ambiente. Quindi il suo comportamento altruistico (che nel complesso, con l&#8217;altruismo di tutti, determina la formazione di una società) favorisce la  sua vita individuale o quella dei suoi figli o affini (che condividono il suo DNA).</p>
<p>E&#8217; curiosa una filosofia che si basa sul considerare l&#8217;individuo uomo come individuo poichè in realtà non accetta il dato oggettivo che l&#8217;uomo è un elemento di una specie sociale. In realtà non solo è cieca ma è anche in malafede poichè, nel costruire su quelle premesse una struttura politica, usa tutti i vantaggi offerti del comportamento collettivo sociale (strade, ospedali, tribunali &#8230;..) e poi scatena, in un contesto costruito dal sociale, il liberalismo..<br />
Per essere coerente, il seguace di questa filosofia dovrebbe andare nella giungla da solo a vedersela con l&#8217;ambiente ed i propri simili contro di lui armati!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Franco		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2007/03/23/ayn-rand-etica-non-religiosa/#comment-51924</link>

		<dc:creator><![CDATA[Franco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Mar 2007 21:06:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un ultimo commento, sempre sulla questione della societa&#039; ideale, e anche per rispondere a Kris che ritiene che l&quot;oggetivismo sia una filosofia ipocrita perche&#039;, al contrario dell&#039;anarchismo, vede l&#039;istituzione dello Stato come un valore importante per l&#039;individuo proprio per proteggere i suoi diritti.  Infatti, la costituzione del gruppo sociale e&#039; importante perche&#039; l&#039;individuo, da solo, non potrebbe difendersi contro chi trova interesse a vivere da pirata.  Ayn Rand scrisse:

Violare i diritti di una persona significa obbligarlo ad agire in modo contrario al proprio giudizio o espropriarne i valori.  Fondamentalmente vi e&#039; un solo modo per fare tutto cio&#039;: ricorrere alla forza fisica.  Esistono due potenziali violatori dei diritti umani: i criminali e il governo.  La grande conquista di uno Stato morale e&#039; quella di delineare la distinizione tra i due, ovvero quella di proibire al secondo d&#039;intraprendere la versione legalizzata delle attivita&#039; dei primi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un ultimo commento, sempre sulla questione della societa&#8217; ideale, e anche per rispondere a Kris che ritiene che l&#8221;oggetivismo sia una filosofia ipocrita perche&#8217;, al contrario dell&#8217;anarchismo, vede l&#8217;istituzione dello Stato come un valore importante per l&#8217;individuo proprio per proteggere i suoi diritti.  Infatti, la costituzione del gruppo sociale e&#8217; importante perche&#8217; l&#8217;individuo, da solo, non potrebbe difendersi contro chi trova interesse a vivere da pirata.  Ayn Rand scrisse:</p>
<p>Violare i diritti di una persona significa obbligarlo ad agire in modo contrario al proprio giudizio o espropriarne i valori.  Fondamentalmente vi e&#8217; un solo modo per fare tutto cio&#8217;: ricorrere alla forza fisica.  Esistono due potenziali violatori dei diritti umani: i criminali e il governo.  La grande conquista di uno Stato morale e&#8217; quella di delineare la distinizione tra i due, ovvero quella di proibire al secondo d&#8217;intraprendere la versione legalizzata delle attivita&#8217; dei primi.</p>
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		<title>
		Di: Franco		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2007/03/23/ayn-rand-etica-non-religiosa/#comment-51915</link>

		<dc:creator><![CDATA[Franco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Mar 2007 20:33:56 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.uaar.it/news/2007/03/23/ayn-rand-etica-non-religiosa/#comment-51915</guid>

					<description><![CDATA[Per SIL
“L’individuo non è nato per il beneficio di nessun altro. Egli deve esistere per il suo interesse, senza sacrificarsi per gli altri e senza che altri si sacrifichino per lui”
Va be’, ma la solidarietà?
Per il resto è una bella visione sintetica
Il concetto di sacrificio

Siccome l’evoluzione della vita indica che gli organismi si avvalgono della legge preda-predatore per sopravvivere, lo sviluppo del cervello concettivo umano ci porta a chiedere se sia possibile esistere stabilendo un rapporto diverso tra gli uomini di quello imposto agli animali dalla natura.  Nell’essere umano, l’istinto di protezione verso i propri figli non sembrerebbe di origine tanto concettiva quanto biologica - ne’ piu’ ne’ meno dell’istinto degli animali.  Pero’, come questo cerchio protettivo altruistico si espande diventa sempre meno istintivo e sempre piu’ concettivo.  Una madre protegge i figli senza pensarci.  Protegge il marito, la sorella o il fratello, ma non tutti esattamente con lo stesso impulso.  Poi seguono i cugini, i nipoti, gli amici, e gli estranei.  Nello stesso contesto, osserviamo che piu’ scendiamo di distanza affettiva, meno istintivo sembri essere il nostro impulso altruista.  Ed e’ proprio l’osservazione di come i sentimenti affettivi influiscono sui nostri comportamenti in relazione agli altri (comportamenti sociali) che ha stimolato i filosfi di tutti i tempi a concepire un’etica che si adattasse alla mente concettiva dell’uomo e non ad accettare quella che la natura ci propone.

Si cita spesso che l’uomo e’ un essere sociale, con gran enfasi sulla parola SOCIALE.  Ma il fatto e’ che gerarchicamente l’INDIVIDUO forma la societa’ e non il contrario.  La societa’ ha bisogno degli individui per esistere; l’individuo non ha bisogno della societa’ per vivere.  La societa’ e’ una scoperta dell’individuo.  Anche biologicamente parlando, le cellule che cooperano formano gruppi specializzati prima di tutto per il benficio individuale.  Il motivo della societa’ umana, biologicamente e logicamente, dovrebbe essere per il beneficio dell’individuo.  Se l’individuo viene sacrificato per il bene della societa’, qualsiasi esso sia, incorriamo in un concetto di etica diverso da quello che concepisce la societa’ come strumento al servizio dell’individuo.  Le due forme di etica sono in contrapposizione l’una con l’altra ed incompatibili.  Poiche’ l’uomo possiede il cervello concettivo, egli, al contrario degli animali, possiede il libero arbitrio, ossia la capacita’ di scegliere fra due tipi diversi di etica.  

L’etica proposta dalle filosofie di tutto il passato della storia dell’umanita’ si e’ prevalentemente contrapposta alla legge naturale preda-predatore.  Riconoscendo, anche solo al livello percettivo, se non intellettivo, che la violenza del piu’ forte sul piu’ debole non induce uno a credere che cio’ che e’ falso diventi vero, che l’ingiusto possa essere forzato ad essere giusto, i filosofi capirono che per mettere fine alla violenza dell’uomo sull’uomo bisognava insegnare la bonta’ verso gli altri e di fare dell’altruismo una virtu.’ Il concetto etico di altruismo come virtu’ e’ rimasto pressoche’ inalterato ed incontrastato per tutta la storia dell’umanita.’  Manipolato e rimanipolato in mille maniere, la virtu’ dell’altruismo e’ al centro di tutte le religioni.  E nemmeno i filosofi razionali, da Socrate a Kant, poterono rifiutare l’altruismo come virtu. 

Ayn Rand e’ la prima filosofa ad apparire sulla scena del mondo per riprendere il pensiero filosofico iniziato ben 2300 anni fa da Aristotele, ma lasciato incompleto e andato quasi del tutto perduto.  Per secoli e secoli, attraverso tutte le civilta’, il concetto di altruismo come virtu’ si e’ dilagato impunemente, dichiarando come fatto indisputato che il valore piu’ nobile da perseguire e’ il sacrificio di se’ stessi.   Il nobile venne inteso come sacrificarsi per il bene altrui; il dare senza ricevere alcuna riconpensa; il vivere per il bene della tribu’, per l’impero, per la nazione, per la divinita.  Per seguire questo precetto etico divenne necessario reprimere tutti i desideri personali, l’ambizione, l’orgoglio, il successo, fino ad arrivare a contrapporre egoismo ad altruismo e farne del primo un vizio da debellare!

Ma l’uomo senza “ego” non esiste nella realta’ e tutti i tentativi volontari per sopprimere l’individuo, ossia cio’ che ci rende diversi dagli altri, e’ destinato a fallire perche’ e’ una dichiarazione di guerra del pensiero contro la realta.’  Come ho gia detto, il pensiero deve adeguarsi alla realta’ – la realta’ esiste indipendentemente dai nostri pensieri e non si adegua ai nostri desideri.  Solo un’autorita’ al di sopra dell’individuo puo’ tentare di imporre l’etica della virtu altruistica, ma per fare questo, l’individuo deve sottomettersi alla volonta’ di qualcun altro in cui crede.  L’esistenza di Dio che ci comanda e ci indica cio’ che e’ bene e cio’ che e’ male s’inserisce perfettamente nell’etica altruista.  In essa, s’inserisce perfettamente l’etica sociale dove la Chiesa o lo Stato sono al di sopra del giudizio dell’individuo e dove l’individuo deve servire loro e non viceversa.

La solidarieta’ e’ un atto concettivo di empatia.  Non toglie niente all’egoismo, non e’ una necessita’ per sopravvivere e’ una risposta emotiva  concettiva.  Perche’ e’ concettiva?  Perche’ e’ il prodotto del ragionamento che ci dice: “Oggi questo disastro e’ accaduto a quelli.  Domani puo’ accadere a me.”  Uno dei vantaggi di appartenere ad un gruppo e’ l’empatia che si prova fra gli individui del gruppo e quindi il sentimento di piacere che si prova nell’alleviare la sofferenza sia degli altri che nostra.  

Franco Albanesi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per SIL<br />
“L’individuo non è nato per il beneficio di nessun altro. Egli deve esistere per il suo interesse, senza sacrificarsi per gli altri e senza che altri si sacrifichino per lui”<br />
Va be’, ma la solidarietà?<br />
Per il resto è una bella visione sintetica<br />
Il concetto di sacrificio</p>
<p>Siccome l’evoluzione della vita indica che gli organismi si avvalgono della legge preda-predatore per sopravvivere, lo sviluppo del cervello concettivo umano ci porta a chiedere se sia possibile esistere stabilendo un rapporto diverso tra gli uomini di quello imposto agli animali dalla natura.  Nell’essere umano, l’istinto di protezione verso i propri figli non sembrerebbe di origine tanto concettiva quanto biologica &#8211; ne’ piu’ ne’ meno dell’istinto degli animali.  Pero’, come questo cerchio protettivo altruistico si espande diventa sempre meno istintivo e sempre piu’ concettivo.  Una madre protegge i figli senza pensarci.  Protegge il marito, la sorella o il fratello, ma non tutti esattamente con lo stesso impulso.  Poi seguono i cugini, i nipoti, gli amici, e gli estranei.  Nello stesso contesto, osserviamo che piu’ scendiamo di distanza affettiva, meno istintivo sembri essere il nostro impulso altruista.  Ed e’ proprio l’osservazione di come i sentimenti affettivi influiscono sui nostri comportamenti in relazione agli altri (comportamenti sociali) che ha stimolato i filosfi di tutti i tempi a concepire un’etica che si adattasse alla mente concettiva dell’uomo e non ad accettare quella che la natura ci propone.</p>
<p>Si cita spesso che l’uomo e’ un essere sociale, con gran enfasi sulla parola SOCIALE.  Ma il fatto e’ che gerarchicamente l’INDIVIDUO forma la societa’ e non il contrario.  La societa’ ha bisogno degli individui per esistere; l’individuo non ha bisogno della societa’ per vivere.  La societa’ e’ una scoperta dell’individuo.  Anche biologicamente parlando, le cellule che cooperano formano gruppi specializzati prima di tutto per il benficio individuale.  Il motivo della societa’ umana, biologicamente e logicamente, dovrebbe essere per il beneficio dell’individuo.  Se l’individuo viene sacrificato per il bene della societa’, qualsiasi esso sia, incorriamo in un concetto di etica diverso da quello che concepisce la societa’ come strumento al servizio dell’individuo.  Le due forme di etica sono in contrapposizione l’una con l’altra ed incompatibili.  Poiche’ l’uomo possiede il cervello concettivo, egli, al contrario degli animali, possiede il libero arbitrio, ossia la capacita’ di scegliere fra due tipi diversi di etica.  </p>
<p>L’etica proposta dalle filosofie di tutto il passato della storia dell’umanita’ si e’ prevalentemente contrapposta alla legge naturale preda-predatore.  Riconoscendo, anche solo al livello percettivo, se non intellettivo, che la violenza del piu’ forte sul piu’ debole non induce uno a credere che cio’ che e’ falso diventi vero, che l’ingiusto possa essere forzato ad essere giusto, i filosofi capirono che per mettere fine alla violenza dell’uomo sull’uomo bisognava insegnare la bonta’ verso gli altri e di fare dell’altruismo una virtu.’ Il concetto etico di altruismo come virtu’ e’ rimasto pressoche’ inalterato ed incontrastato per tutta la storia dell’umanita.’  Manipolato e rimanipolato in mille maniere, la virtu’ dell’altruismo e’ al centro di tutte le religioni.  E nemmeno i filosofi razionali, da Socrate a Kant, poterono rifiutare l’altruismo come virtu. </p>
<p>Ayn Rand e’ la prima filosofa ad apparire sulla scena del mondo per riprendere il pensiero filosofico iniziato ben 2300 anni fa da Aristotele, ma lasciato incompleto e andato quasi del tutto perduto.  Per secoli e secoli, attraverso tutte le civilta’, il concetto di altruismo come virtu’ si e’ dilagato impunemente, dichiarando come fatto indisputato che il valore piu’ nobile da perseguire e’ il sacrificio di se’ stessi.   Il nobile venne inteso come sacrificarsi per il bene altrui; il dare senza ricevere alcuna riconpensa; il vivere per il bene della tribu’, per l’impero, per la nazione, per la divinita.  Per seguire questo precetto etico divenne necessario reprimere tutti i desideri personali, l’ambizione, l’orgoglio, il successo, fino ad arrivare a contrapporre egoismo ad altruismo e farne del primo un vizio da debellare!</p>
<p>Ma l’uomo senza “ego” non esiste nella realta’ e tutti i tentativi volontari per sopprimere l’individuo, ossia cio’ che ci rende diversi dagli altri, e’ destinato a fallire perche’ e’ una dichiarazione di guerra del pensiero contro la realta.’  Come ho gia detto, il pensiero deve adeguarsi alla realta’ – la realta’ esiste indipendentemente dai nostri pensieri e non si adegua ai nostri desideri.  Solo un’autorita’ al di sopra dell’individuo puo’ tentare di imporre l’etica della virtu altruistica, ma per fare questo, l’individuo deve sottomettersi alla volonta’ di qualcun altro in cui crede.  L’esistenza di Dio che ci comanda e ci indica cio’ che e’ bene e cio’ che e’ male s’inserisce perfettamente nell’etica altruista.  In essa, s’inserisce perfettamente l’etica sociale dove la Chiesa o lo Stato sono al di sopra del giudizio dell’individuo e dove l’individuo deve servire loro e non viceversa.</p>
<p>La solidarieta’ e’ un atto concettivo di empatia.  Non toglie niente all’egoismo, non e’ una necessita’ per sopravvivere e’ una risposta emotiva  concettiva.  Perche’ e’ concettiva?  Perche’ e’ il prodotto del ragionamento che ci dice: “Oggi questo disastro e’ accaduto a quelli.  Domani puo’ accadere a me.”  Uno dei vantaggi di appartenere ad un gruppo e’ l’empatia che si prova fra gli individui del gruppo e quindi il sentimento di piacere che si prova nell’alleviare la sofferenza sia degli altri che nostra.  </p>
<p>Franco Albanesi</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Franco		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2007/03/23/ayn-rand-etica-non-religiosa/#comment-51884</link>

		<dc:creator><![CDATA[Franco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Mar 2007 19:20:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.uaar.it/news/2007/03/23/ayn-rand-etica-non-religiosa/#comment-51884</guid>

					<description><![CDATA[X la Prof. Tadolini,
Lei ha scritto:
Ovviamente in quest’ottica la filosofia non può che essere la scienza! Fin qui tutto bene. Ma ecco che arriva la cecità! 
“Ogni uomo è fine a se stesso. La sua vita gli appartiene inalienabilmente. L’individuo non è nato per il beneficio di nessun altro. Egli deve esistere per il suo interesse, senza sacrificarsi per gli altri e senza che altri si sacrifichino per lui”
Nessuno scienziato potrà mai dire questo! Perché contraddice e ignora qualche milione di anni di evoluzione e perciò pontifica che l’etica dell’uomo sia uguale a quella di un coccodrillo!
SIAMO UNA SPECIE ALTAMENTE SOCIALE E NON POSSIAMO FARE FINTA DI NON ESSERLO. I nostri problemi odierni sono legati al fatto che il mondo in cui viviamo è diverso da quello in cui ci siamo evoluti, ma non è certo ignorando una gran parte della nostra genetica che possiamo costruire una etica al passo con i tempi!
Anche per questo non posso essere d’accordo con “Per l’etica sociale, il sistema politico-economico ideale è il capitalismo del laissez-faire.”


Non mi devo essere spiegato bene.  Capisco che lo scienziato s’impegna a studiare come la natura funziona.  Ma lo scienziato, prima di esserlo, e’ una persona che pensa e quindi una persona che non puo’ fare a meno di avere una filosofia conscia od inconscia.  Se il filosofo accetta quello che lo scienziato scopre, lo pone alla prova della logica e se non contraddice la realta’ ne fa delle scoperte scientifiche la sua premessa metafisica.  Ma lo scienziato non puo’ fare a meno di farsi una filosofia, e prima o poi deve anch’egli applicare la logica, non la scienza, per dedurre da sillogismi conclusioni metafisiche valide.   

L’Oggettivismo di Ayn Rand e’ lungi dall’ignorare la genetica o l’evoluzione e non le contraddice mai.  Al contrario, non sto convincendo nessuno che l’uomo ha gli stessi sentimenti di un rettile.  Nemmeno il cane manca di sentimenti.  Ma avere sentimenti non significa essere nati per uno scopo sociale.  La filosofia non risponde alle domande della scienza e non cerca di sostituirla.  La scienza ci dice la natura della realta’.  La filosofia, nella sua parte detta metafisica, deve prima di tutto riconoscerla.  

Perche’ lei dice che nessuno scienziato potrebbe dire questa frase: “Egli deve esistere per il suo interesse, senza sacrificarsi per gli altri e senza che altri si sacrifichino per lui.” Questo e’ un pensiero filosofico, non un fatto scientifico. Non capisco il significato di questa asserzione.  Cose direbbe uno scienziato?  Direbbe forse che l’uomo nasce per proteggere i suoi figli, sacrificarsi per loro, per la famiglia, per la tribu’, per la nazione, per la collettivita’?  La nascita di una persona ha uno scopo sociale?  Nasciamo a scopo di emancipare l’umanita’?  Per scoprire un vaccino?  Nasciamo come individui e muoriamo come individui.  La causa genetica della preferenza di chi vogliamo proteggere e daremmo la nostra vita per proteggere non ci toglie l’individualita’, ce l’afferma!  Quello che ci separa dal cervello del rettile ci rende individui pensanti capaci di organizzare i nostri valori in modo cosciente e consistente con la nostra conoscenza della realta’.  Uno nasce e diventa scienziato per il suo interesse personale, come uno si accoppia con un’altra persona per il suo interesse, anche dettato dalla sua genetica, ma non per uno scopo altrui.  E’ vero che siamo esseri sociali perche’ appartenere al gruppo e’ un vantaggio, ma e’ un vantaggio per l’individuo, non per la societa’ e quindi non POSSIAMO FARE FINTA DI NON ESSERE INDIVIDUI BEN DISTINTI.  Se non fossimo individui, ma formiche senza personalita’, lo Stato, la Societa’, o la Collettivita’ potrebbero decidere, quando uno nasce, se egli dovesse essere un compositore di sinfonie o un falegname.  Qual’e’ dunque, per uno scienziato, o per un falegname, il sistema economico e politico che rispetta la sua genetica e la sua individualita’ se non il capitalismo laissez-faire?

Cordialmente,
Franco Albanesi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>X la Prof. Tadolini,<br />
Lei ha scritto:<br />
Ovviamente in quest’ottica la filosofia non può che essere la scienza! Fin qui tutto bene. Ma ecco che arriva la cecità!<br />
“Ogni uomo è fine a se stesso. La sua vita gli appartiene inalienabilmente. L’individuo non è nato per il beneficio di nessun altro. Egli deve esistere per il suo interesse, senza sacrificarsi per gli altri e senza che altri si sacrifichino per lui”<br />
Nessuno scienziato potrà mai dire questo! Perché contraddice e ignora qualche milione di anni di evoluzione e perciò pontifica che l’etica dell’uomo sia uguale a quella di un coccodrillo!<br />
SIAMO UNA SPECIE ALTAMENTE SOCIALE E NON POSSIAMO FARE FINTA DI NON ESSERLO. I nostri problemi odierni sono legati al fatto che il mondo in cui viviamo è diverso da quello in cui ci siamo evoluti, ma non è certo ignorando una gran parte della nostra genetica che possiamo costruire una etica al passo con i tempi!<br />
Anche per questo non posso essere d’accordo con “Per l’etica sociale, il sistema politico-economico ideale è il capitalismo del laissez-faire.”</p>
<p>Non mi devo essere spiegato bene.  Capisco che lo scienziato s’impegna a studiare come la natura funziona.  Ma lo scienziato, prima di esserlo, e’ una persona che pensa e quindi una persona che non puo’ fare a meno di avere una filosofia conscia od inconscia.  Se il filosofo accetta quello che lo scienziato scopre, lo pone alla prova della logica e se non contraddice la realta’ ne fa delle scoperte scientifiche la sua premessa metafisica.  Ma lo scienziato non puo’ fare a meno di farsi una filosofia, e prima o poi deve anch’egli applicare la logica, non la scienza, per dedurre da sillogismi conclusioni metafisiche valide.   </p>
<p>L’Oggettivismo di Ayn Rand e’ lungi dall’ignorare la genetica o l’evoluzione e non le contraddice mai.  Al contrario, non sto convincendo nessuno che l’uomo ha gli stessi sentimenti di un rettile.  Nemmeno il cane manca di sentimenti.  Ma avere sentimenti non significa essere nati per uno scopo sociale.  La filosofia non risponde alle domande della scienza e non cerca di sostituirla.  La scienza ci dice la natura della realta’.  La filosofia, nella sua parte detta metafisica, deve prima di tutto riconoscerla.  </p>
<p>Perche’ lei dice che nessuno scienziato potrebbe dire questa frase: “Egli deve esistere per il suo interesse, senza sacrificarsi per gli altri e senza che altri si sacrifichino per lui.” Questo e’ un pensiero filosofico, non un fatto scientifico. Non capisco il significato di questa asserzione.  Cose direbbe uno scienziato?  Direbbe forse che l’uomo nasce per proteggere i suoi figli, sacrificarsi per loro, per la famiglia, per la tribu’, per la nazione, per la collettivita’?  La nascita di una persona ha uno scopo sociale?  Nasciamo a scopo di emancipare l’umanita’?  Per scoprire un vaccino?  Nasciamo come individui e muoriamo come individui.  La causa genetica della preferenza di chi vogliamo proteggere e daremmo la nostra vita per proteggere non ci toglie l’individualita’, ce l’afferma!  Quello che ci separa dal cervello del rettile ci rende individui pensanti capaci di organizzare i nostri valori in modo cosciente e consistente con la nostra conoscenza della realta’.  Uno nasce e diventa scienziato per il suo interesse personale, come uno si accoppia con un’altra persona per il suo interesse, anche dettato dalla sua genetica, ma non per uno scopo altrui.  E’ vero che siamo esseri sociali perche’ appartenere al gruppo e’ un vantaggio, ma e’ un vantaggio per l’individuo, non per la societa’ e quindi non POSSIAMO FARE FINTA DI NON ESSERE INDIVIDUI BEN DISTINTI.  Se non fossimo individui, ma formiche senza personalita’, lo Stato, la Societa’, o la Collettivita’ potrebbero decidere, quando uno nasce, se egli dovesse essere un compositore di sinfonie o un falegname.  Qual’e’ dunque, per uno scienziato, o per un falegname, il sistema economico e politico che rispetta la sua genetica e la sua individualita’ se non il capitalismo laissez-faire?</p>
<p>Cordialmente,<br />
Franco Albanesi</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Franco		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2007/03/23/ayn-rand-etica-non-religiosa/#comment-51817</link>

		<dc:creator><![CDATA[Franco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Mar 2007 16:52:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.uaar.it/news/2007/03/23/ayn-rand-etica-non-religiosa/#comment-51817</guid>

					<description><![CDATA[Wow! Ayn Rand is a bigger threat than I thought.

Mi pare di capire perche&#039; l&#039;Oggettivismo e&#039; cosi disprezzato in Italia, oltre ad essere non compreso per la mancanza di opere scritte in lingua.  Mi date molto da pensare.  

Non capisco bene se la filosofia che molti sostengono e’ un risultato della genetica o della liberta’ di scelta.  L’Oggettivismo, e’ vero, distruggerebbe una folosofia basata sulle premesse che seguono.  Notate come ogni ramo della filosofia e’ intimamente connesso. Per avere una coerenza filosofica, se accettiamo un tipo di premessa metafisica dobbiamo anche accettare le correlative premesse che seguone negli altri rami.  Ma siccome molti non pensano che essere filosoficamente coerenti e’ importante, creano la loro filosofia (o inconsciamente o disonestamente), mischiando tutta una serie di premesse contraddittorie.  Sarebbe come osservare un albero formato da rami arbitrariamente scelti: un ramo di faggio, uno di abete, uno di quercia, uno di ciliegio!  

Prendiamo un esempio.  Se...

IN METAFISICA: L&#039;universo non ha leggi assolute, la realta&#039; non e&#039; assoluta.  E’ probabile che l’esistenza non esista.  Il caos e’ alla base della realta’.  Un evento non puo’ essere oggettivamente reale.  Tutto e’ relativo.  Non ci sono assoluti.  

IN EPISTEMOLOGIA: Come sappiamo quello che sappiamo?  Se la certezza non esiste; la realta’ non e’ assoluta; viviamo nel caos; l’osservatore modifica l’osservazione; cos’e’ la nostra conoscenza?  Sant Agostino mise in termini pratici l’epistemologia del non sapere e disse: “Non credo perche’ conosco; conosco perche’ credo.” C’e’ chi vorrebbe usare la Meccanica Quantistica e l’indeterminazione di Heisenberg per giustificare quello che gia l’Induismo diceva dell’universo e che poi Kant ha celebrato nel concetto che la “ragion pura” e’ un’ideale irraggiungibile, che l’assoluto e’ oltre la conoscenza umana, che la nostra conoscenza ed esistenza non e’ diversa da quella delle formiche.  


IN LOGICA: Se la conoscenza non puo’ essere raggiunta, se i nostri sensi sono invalidi per percepire la realta’, anche la logica assume un valore relativo.  Siccome la logica si definisce come il metodo della non contraddizione della realta’, se la realta’ non e’ assoluta, precisa, prevedebile, la logica non ha nessun motivo di esistere o di essere utilizzata come mezzo della nostra conoscenza.  Tutto quello che sappiamo non puo’ essere dimostrato.  


IN ETICA: Continuando per coerenza con le premesse dei rami filosofici accettati sopra. L’etica studia il come sappiamo cos’e’ il bene e come lo otteniamo.  Siccome non siappiamo niente di preciso, nemmeno la matematica ci puo’ aiutare in questo, l’etica rimane sospesa in concetti astratti ed astrusi.  Chi puo’ dirci che domani il bene non sia il suicidio di massa?  Chi puo’ indicarci la differenza tra il bene e il male?  La realta’ non e assoluta, non e’ conoscibile ne’ coi sensi ne’ con la mente, certamente la realta’ non e’ conoscibile attraverso i sentimenti.  Ritorniamo a pensare che l’etica, come diceva Kant, puo’ venire soltanto da un’altra realta’, quella perfetta, non di questo mondo.  Beh, allora dobbiamo cambiare posizione.  Invece di essere atei, siamo cristiani?


IN POLITICA:  L’etica applicata alla societa’ e’ la parte della filosofia che chiamiamo politica.  Questo campo dovrebbe regolare il funzionamento sociale.  Se l’individuo e’ impotente nel percepire la realta’, se non puo’ essere sicuro di niente, se non puo’ rispondere con la logica alla domanda cos’e’ il bene, e’ facile capire che come individuo e’ incapacitato e che tutta la sua ragione d’esistere risiede nel potere collettivo.  La societa’, dunque, che e’ un concetto astratto e non un organismo metafisico, viene presa, come farebbe Kant, come l’ideale irraggiungibile e l’autorita’ alla quale dobbiamo riferirci per quello che concerne le regole, le leggi, la giustizia.  Il giusto e’ quello che la societa’ vuole!  


IN ESTETICA:  E’ inultile parlare di arte a questo punto.  Qualsiasi cosa uno desideri chiamare arte lo e’.  Se spiaccico un pomodoro sulla tela ho fatto un’opera d’arte!  Chi puo’ dire che non lo sia?


Naturalmente nessuno s’identifica in questo tipo di filosofia.  E la ragione e’ semplice. Usiamo la logica da una parte ma la sospendiamo dall’altra, proprio come fa la religione.  Parlare di caos subatomico per convincerci che quello e’ la realta’ vera e quella macrocosmica in cui viviamo non e’ assoluta e’ come dire che la vita eterna in paradiso e’ la vera vita, questa e’ solo una riflessione temporanea.  La realta’ subatomica potrebbe avere delle applicazioni pratiche nel laboratorio dove si studia l’atomo, ma quando io attraverso la strada guardo a destra e a sinistra prima di attraversare e lo faccio in ASSOLUTO.  Il giorno che smettero’ di farlo, non saro’ qui a parlare con voi, ed anche quello e’ un ASSOLUTO. Quando lavoro e guadagno il denaro per comprare quello di cui ho bisogno, il caos subatomico non ha nessuna incidenza pratica sul mio comportamento, sulla mia conoscenza, sulla mia vita, e questa mancanza di incidenza e’ ASSOLUTA, come non ha nessuna incidenza pregare in un Dio.  Perche’ portare in ballo l’incertezza subatomica nella vita pratica?  Almeno nel credo cristiano la fede nell’angelo custode sulla spalla ha un’applicazione pratica sul comportamento della persona.  Se ci crede, magari certe decisioni le prende “parlando” con l’angelo custode.  Ma da quanto tempo noi scegliamo un lavoro, una fidanzata, ci facciamo una famiglia perche’ abbiamo preso in cosiderazione pratica l’indeterminazione di Heisenberg?

Mi pare che Ayn Rand abbia fatto un mare mosso di idee.  La folosofia ha questo proposito. Vi invito a rivedere la vostra coerenza filosofica.  Molti accettano le loro premesse esplicitamente, ma piu’ spesso le accettano implicitamente ed inconsciamente.

Franco Albanesi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Wow! Ayn Rand is a bigger threat than I thought.</p>
<p>Mi pare di capire perche&#8217; l&#8217;Oggettivismo e&#8217; cosi disprezzato in Italia, oltre ad essere non compreso per la mancanza di opere scritte in lingua.  Mi date molto da pensare.  </p>
<p>Non capisco bene se la filosofia che molti sostengono e’ un risultato della genetica o della liberta’ di scelta.  L’Oggettivismo, e’ vero, distruggerebbe una folosofia basata sulle premesse che seguono.  Notate come ogni ramo della filosofia e’ intimamente connesso. Per avere una coerenza filosofica, se accettiamo un tipo di premessa metafisica dobbiamo anche accettare le correlative premesse che seguone negli altri rami.  Ma siccome molti non pensano che essere filosoficamente coerenti e’ importante, creano la loro filosofia (o inconsciamente o disonestamente), mischiando tutta una serie di premesse contraddittorie.  Sarebbe come osservare un albero formato da rami arbitrariamente scelti: un ramo di faggio, uno di abete, uno di quercia, uno di ciliegio!  </p>
<p>Prendiamo un esempio.  Se&#8230;</p>
<p>IN METAFISICA: L&#8217;universo non ha leggi assolute, la realta&#8217; non e&#8217; assoluta.  E’ probabile che l’esistenza non esista.  Il caos e’ alla base della realta’.  Un evento non puo’ essere oggettivamente reale.  Tutto e’ relativo.  Non ci sono assoluti.  </p>
<p>IN EPISTEMOLOGIA: Come sappiamo quello che sappiamo?  Se la certezza non esiste; la realta’ non e’ assoluta; viviamo nel caos; l’osservatore modifica l’osservazione; cos’e’ la nostra conoscenza?  Sant Agostino mise in termini pratici l’epistemologia del non sapere e disse: “Non credo perche’ conosco; conosco perche’ credo.” C’e’ chi vorrebbe usare la Meccanica Quantistica e l’indeterminazione di Heisenberg per giustificare quello che gia l’Induismo diceva dell’universo e che poi Kant ha celebrato nel concetto che la “ragion pura” e’ un’ideale irraggiungibile, che l’assoluto e’ oltre la conoscenza umana, che la nostra conoscenza ed esistenza non e’ diversa da quella delle formiche.  </p>
<p>IN LOGICA: Se la conoscenza non puo’ essere raggiunta, se i nostri sensi sono invalidi per percepire la realta’, anche la logica assume un valore relativo.  Siccome la logica si definisce come il metodo della non contraddizione della realta’, se la realta’ non e’ assoluta, precisa, prevedebile, la logica non ha nessun motivo di esistere o di essere utilizzata come mezzo della nostra conoscenza.  Tutto quello che sappiamo non puo’ essere dimostrato.  </p>
<p>IN ETICA: Continuando per coerenza con le premesse dei rami filosofici accettati sopra. L’etica studia il come sappiamo cos’e’ il bene e come lo otteniamo.  Siccome non siappiamo niente di preciso, nemmeno la matematica ci puo’ aiutare in questo, l’etica rimane sospesa in concetti astratti ed astrusi.  Chi puo’ dirci che domani il bene non sia il suicidio di massa?  Chi puo’ indicarci la differenza tra il bene e il male?  La realta’ non e assoluta, non e’ conoscibile ne’ coi sensi ne’ con la mente, certamente la realta’ non e’ conoscibile attraverso i sentimenti.  Ritorniamo a pensare che l’etica, come diceva Kant, puo’ venire soltanto da un’altra realta’, quella perfetta, non di questo mondo.  Beh, allora dobbiamo cambiare posizione.  Invece di essere atei, siamo cristiani?</p>
<p>IN POLITICA:  L’etica applicata alla societa’ e’ la parte della filosofia che chiamiamo politica.  Questo campo dovrebbe regolare il funzionamento sociale.  Se l’individuo e’ impotente nel percepire la realta’, se non puo’ essere sicuro di niente, se non puo’ rispondere con la logica alla domanda cos’e’ il bene, e’ facile capire che come individuo e’ incapacitato e che tutta la sua ragione d’esistere risiede nel potere collettivo.  La societa’, dunque, che e’ un concetto astratto e non un organismo metafisico, viene presa, come farebbe Kant, come l’ideale irraggiungibile e l’autorita’ alla quale dobbiamo riferirci per quello che concerne le regole, le leggi, la giustizia.  Il giusto e’ quello che la societa’ vuole!  </p>
<p>IN ESTETICA:  E’ inultile parlare di arte a questo punto.  Qualsiasi cosa uno desideri chiamare arte lo e’.  Se spiaccico un pomodoro sulla tela ho fatto un’opera d’arte!  Chi puo’ dire che non lo sia?</p>
<p>Naturalmente nessuno s’identifica in questo tipo di filosofia.  E la ragione e’ semplice. Usiamo la logica da una parte ma la sospendiamo dall’altra, proprio come fa la religione.  Parlare di caos subatomico per convincerci che quello e’ la realta’ vera e quella macrocosmica in cui viviamo non e’ assoluta e’ come dire che la vita eterna in paradiso e’ la vera vita, questa e’ solo una riflessione temporanea.  La realta’ subatomica potrebbe avere delle applicazioni pratiche nel laboratorio dove si studia l’atomo, ma quando io attraverso la strada guardo a destra e a sinistra prima di attraversare e lo faccio in ASSOLUTO.  Il giorno che smettero’ di farlo, non saro’ qui a parlare con voi, ed anche quello e’ un ASSOLUTO. Quando lavoro e guadagno il denaro per comprare quello di cui ho bisogno, il caos subatomico non ha nessuna incidenza pratica sul mio comportamento, sulla mia conoscenza, sulla mia vita, e questa mancanza di incidenza e’ ASSOLUTA, come non ha nessuna incidenza pregare in un Dio.  Perche’ portare in ballo l’incertezza subatomica nella vita pratica?  Almeno nel credo cristiano la fede nell’angelo custode sulla spalla ha un’applicazione pratica sul comportamento della persona.  Se ci crede, magari certe decisioni le prende “parlando” con l’angelo custode.  Ma da quanto tempo noi scegliamo un lavoro, una fidanzata, ci facciamo una famiglia perche’ abbiamo preso in cosiderazione pratica l’indeterminazione di Heisenberg?</p>
<p>Mi pare che Ayn Rand abbia fatto un mare mosso di idee.  La folosofia ha questo proposito. Vi invito a rivedere la vostra coerenza filosofica.  Molti accettano le loro premesse esplicitamente, ma piu’ spesso le accettano implicitamente ed inconsciamente.</p>
<p>Franco Albanesi</p>
]]></content:encoded>
		
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