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	Commenti a: I 6 punti di Javier Lozano Barragán sul testamento biologico	</title>
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	<description>Il mondo osservato dall’Uaar</description>
	<lastBuildDate>Sun, 01 Apr 2007 10:11:20 +0000</lastBuildDate>
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		<title>
		Di: Aldo		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2007/03/31/punti-javier-lozano-barragan-sul-testamento-biologico/#comment-55541</link>

		<dc:creator><![CDATA[Aldo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Apr 2007 10:11:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Facciamo che ci riprovo per la terza volta, chissà che passi...

Dall&#039;articolo: &quot;[Le cure palliative] Facilitano una morte degna e cosciente, eliminando quell’eventuale dolore che non permette lo stato psicologico e spirituale adeguato per poter oltrepassare la soglia verso la pienezza della vita.&quot;

Assurdo! Questa frase misconosce e rinnega l&#039;esistenza di una pena che trascende quella fisica: la pena dell&#039;assistere impotenti alla propria dissoluzione.

Se, per chi crede nella morte come fase di transizione verso un eterno proseguimento della vita quella dissoluzione può sembrare di poco conto, così non è per chi, come me, nega il dualismo corpo-anima. Assistere alla dissoluzione del fisico è, per me, equivalente all&#039;assistere alla dissoluzione della mia stessa sostanza, alla dissoluzione del &quot;me stesso&quot;.

Arrogarsi il diritto di impedire a chicchessia di evitare quella pena è un atto di barbarie estrema. Arrogarsi il diritto di sostenere che, per tutti, eliminando il dolore fisico si è eliminato il dolore in toto equivale a condannare molti ad una inutile tortura.

La sofferenza è un fatto fortemente soggettivo e non può essere oggettivizzata.  La vita ci viene imposta al concepimento, con il suo inevitabile corredo di sofferenza e morte. Quanto meno, affermiamo che LA VITA E&#039; DI CHI CE L&#039;HA, E OGNUNO DEVE POTERNE DISPORRE COME CREDE, se ritiene anche interrompendola, senza pastoie di alcun genere e nel modo più esente da pena che la tecnologia medica sia in grado di provvedere.

Sapere che quel diritto è garantito (fermo restando che chiunque può decidere di non usufruirne) renderebbe più lieve la consapevolezza della fine inevitabile e, in ultima analisi, permetterebbe a ciascuno di vivere in modo più lieto la vita che gli è stata imposta dai genitori. Non è bello passare l&#039;esistenza assistendo alla tortura dei propri cari, per di più immaginando in un angolo remoto del nostro cervello che una tortura di quello stesso genere potrebbe toccare a noi in un futuro più o meno prossimo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Facciamo che ci riprovo per la terza volta, chissà che passi&#8230;</p>
<p>Dall&#8217;articolo: &#8220;[Le cure palliative] Facilitano una morte degna e cosciente, eliminando quell’eventuale dolore che non permette lo stato psicologico e spirituale adeguato per poter oltrepassare la soglia verso la pienezza della vita.&#8221;</p>
<p>Assurdo! Questa frase misconosce e rinnega l&#8217;esistenza di una pena che trascende quella fisica: la pena dell&#8217;assistere impotenti alla propria dissoluzione.</p>
<p>Se, per chi crede nella morte come fase di transizione verso un eterno proseguimento della vita quella dissoluzione può sembrare di poco conto, così non è per chi, come me, nega il dualismo corpo-anima. Assistere alla dissoluzione del fisico è, per me, equivalente all&#8217;assistere alla dissoluzione della mia stessa sostanza, alla dissoluzione del &#8220;me stesso&#8221;.</p>
<p>Arrogarsi il diritto di impedire a chicchessia di evitare quella pena è un atto di barbarie estrema. Arrogarsi il diritto di sostenere che, per tutti, eliminando il dolore fisico si è eliminato il dolore in toto equivale a condannare molti ad una inutile tortura.</p>
<p>La sofferenza è un fatto fortemente soggettivo e non può essere oggettivizzata.  La vita ci viene imposta al concepimento, con il suo inevitabile corredo di sofferenza e morte. Quanto meno, affermiamo che LA VITA E&#8217; DI CHI CE L&#8217;HA, E OGNUNO DEVE POTERNE DISPORRE COME CREDE, se ritiene anche interrompendola, senza pastoie di alcun genere e nel modo più esente da pena che la tecnologia medica sia in grado di provvedere.</p>
<p>Sapere che quel diritto è garantito (fermo restando che chiunque può decidere di non usufruirne) renderebbe più lieve la consapevolezza della fine inevitabile e, in ultima analisi, permetterebbe a ciascuno di vivere in modo più lieto la vita che gli è stata imposta dai genitori. Non è bello passare l&#8217;esistenza assistendo alla tortura dei propri cari, per di più immaginando in un angolo remoto del nostro cervello che una tortura di quello stesso genere potrebbe toccare a noi in un futuro più o meno prossimo.</p>
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		Di: Aldo		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2007/03/31/punti-javier-lozano-barragan-sul-testamento-biologico/#comment-55540</link>

		<dc:creator><![CDATA[Aldo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Apr 2007 10:10:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un mio commento più articolato alle parole di Javier Lozano Barragan è &quot;sparito&quot; per ben due volte. Che significa?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un mio commento più articolato alle parole di Javier Lozano Barragan è &#8220;sparito&#8221; per ben due volte. Che significa?</p>
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		<title>
		Di: Aldo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Aldo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Apr 2007 09:59:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dall&#039;articolo: &quot;[Le cure palliative] Facilitano una morte degna e cosciente, eliminando quell’eventuale dolore che non permette lo stato psicologico e spirituale adeguato per poter oltrepassare la soglia verso la pienezza della vita.&quot;

Assurdo! Questa frase misconosce e rinnega l&#039;esistenza di una pena che trascende quella fisica: la pena dell&#039;assistere impotenti alla propria dissoluzione.

Se, per chi crede nella morte come fase di transizione verso un eterno proseguimento della vita quella dissoluzione può sembrare di poco conto, così non è per chi, come me, nega il dualismo corpo-anima. Assistere alla dissoluzione del fisico è, per me, equivalente all&#039;assistere alla dissoluzione della mia stessa sostanza, alla dissoluzione del &quot;me stesso&quot;.

Arrogarsi il diritto di impedire a chicchessia di evitare quella pena è un atto di barbarie estrema. Arrogarsi il diritto di sostenere che, per tutti, eliminando il dolore fisico si è eliminato il dolore in toto equivale a condannare molti ad una inutile tortura.

La sofferenza è un fatto fortemente soggettivo e non può essere oggettivizzata.  La vita ci viene imposta al concepimento, con il suo inevitabile corredo di sofferenza e morte. Quanto meno, affermiamo che LA VITA E&#039; DI CHI CE L&#039;HA, E OGNUNO DEVE POTERNE DISPORRE COME CREDE, se ritiene anche interrompendola, senza pastoie di alcun genere e nel modo più esente da pena che la tecnologia medica sia in grado di provvedere.

Sapere che quel diritto è garantito (fermo restando che chiunque può decidere di non usufruirne) renderebbe più lieve la consapevolezza della fine inevitabile e, in ultima analisi, permetterebbe a ciascuno di vivere in modo più lieto la vita che gli è stata imposta dai genitori. Non è bello passare l&#039;esistenza assistendo alla tortura dei propri cari, per di più immaginando in un angolo remoto del nostro cervello che una tortura di quello stesso genere potrebbe toccare a noi in un futuro più o meno prossimo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dall&#8217;articolo: &#8220;[Le cure palliative] Facilitano una morte degna e cosciente, eliminando quell’eventuale dolore che non permette lo stato psicologico e spirituale adeguato per poter oltrepassare la soglia verso la pienezza della vita.&#8221;</p>
<p>Assurdo! Questa frase misconosce e rinnega l&#8217;esistenza di una pena che trascende quella fisica: la pena dell&#8217;assistere impotenti alla propria dissoluzione.</p>
<p>Se, per chi crede nella morte come fase di transizione verso un eterno proseguimento della vita quella dissoluzione può sembrare di poco conto, così non è per chi, come me, nega il dualismo corpo-anima. Assistere alla dissoluzione del fisico è, per me, equivalente all&#8217;assistere alla dissoluzione della mia stessa sostanza, alla dissoluzione del &#8220;me stesso&#8221;.</p>
<p>Arrogarsi il diritto di impedire a chicchessia di evitare quella pena è un atto di barbarie estrema. Arrogarsi il diritto di sostenere che, per tutti, eliminando il dolore fisico si è eliminato il dolore in toto equivale a condannare molti ad una inutile tortura.</p>
<p>La sofferenza è un fatto fortemente soggettivo e non può essere oggettivizzata.  La vita ci viene imposta al concepimento, con il suo inevitabile corredo di sofferenza e morte. Quanto meno, affermiamo che LA VITA E&#8217; DI CHI CE L&#8217;HA, E OGNUNO DEVE POTERNE DISPORRE COME CREDE, se ritiene anche interrompendola, senza pastoie di alcun genere e nel modo più esente da pena che la tecnologia medica sia in grado di provvedere.</p>
<p>Sapere che quel diritto è garantito (fermo restando che chiunque può decidere di non usufruirne) renderebbe più lieve la consapevolezza della fine inevitabile e, in ultima analisi, permetterebbe a ciascuno di vivere in modo più lieto la vita che gli è stata imposta dai genitori. Non è bello passare l&#8217;esistenza assistendo alla tortura dei propri cari, per di più immaginando in un angolo remoto del nostro cervello che una tortura di quello stesso genere potrebbe toccare a noi in un futuro più o meno prossimo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Ateo Impertinente		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2007/03/31/punti-javier-lozano-barragan-sul-testamento-biologico/#comment-55521</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ateo Impertinente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Apr 2007 08:54:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una piccola riflessione:
vorrei capire, con quale coraggio razzy &#038; company - inclusi i cattolici fondamentalisti e non- dicono che il vaticano e la quindi la chiesa non fanno politica e non commettono ingerenze..

- Hanno dato il dictat sulla fecondazione assistita...
- /    /       /        /   sui Dico...
-/    /       /        /    sull&#039;eutanasia
./   /       /        /     sul testamento biologico


..La lista è lunga...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una piccola riflessione:<br />
vorrei capire, con quale coraggio razzy &amp; company &#8211; inclusi i cattolici fondamentalisti e non- dicono che il vaticano e la quindi la chiesa non fanno politica e non commettono ingerenze..</p>
<p>&#8211; Hanno dato il dictat sulla fecondazione assistita&#8230;<br />
&#8211; /    /       /        /   sui Dico&#8230;<br />
-/    /       /        /    sull&#8217;eutanasia<br />
./   /       /        /     sul testamento biologico</p>
<p>..La lista è lunga&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Aldo		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2007/03/31/punti-javier-lozano-barragan-sul-testamento-biologico/#comment-55498</link>

		<dc:creator><![CDATA[Aldo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Apr 2007 07:36:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dall&#039;articolo: &quot;[Le cure palliative] Facilitano una morte degna e cosciente, eliminando quell’eventuale dolore che non permette lo stato psicologico e spirituale adeguato per poter oltrepassare la soglia verso la pienezza della vita.&quot;

Assurdo! Questa frase misconosce e rinnega l&#039;esistenza di una pena che trascende quella fisica: la pena dell&#039;assistere impotenti alla propria dissoluzione.

Se, per chi crede nella morte come fase di transizione verso un eterno proseguimento della vita, quella dissoluzione può sembrare di poco conto, così non è per chi, come me, nega il dualismo corpo-anima. Assistere alla dissoluzione del fisico è, per me, equivalente all&#039;assistere alla dissoluzione della mia stessa sostanza, alla dissoluzione del &quot;me stesso&quot;.

Arrogarsi il diritto di impedire a chicchessia di evitare quella pena è un atto di barbarie estrema. Arrogarsi il diritto di sostenere che, per tutti, eliminando il dolore fisico si è eliminato il dolore in toto equivale a condannare molti ad una inutile tortura. La sofferenza è un fatto fortemente soggettivo e non può essere oggettivizzata.  La vita ci viene imposta al concepimento, con il suo inevitabile corredo di sofferenza e morte. Quanto meno, affermiamo che LA VITA E&#039; DI CHI CE L&#039;HA, E OGNUNO DEVE POTERNE DISPORRE COME CREDE, se ritiene anche interrompendola, senza pastoie di alcun genere e nel modo più esente da pena che la tecnologia medica è in grado di provvedere.

Sapere che quel diritto è garantito (fermo restando che chiunque può decidere di non usufruirne) renderebbe più lieve la consapevolezza della fine inevitabile e, in ultima analisi, permetterebbe a ciascuno di vivere in modo più lieto la vita che gli è stata imposta. Non è bello passare l&#039;esistenza assistendo alla tortura dei propri cari, per di più immaginando in un angolo remoto del nostro cervello che una tortura di quello stesso genere potrebbe toccare a noi in un futuro più o meno prossimo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dall&#8217;articolo: &#8220;[Le cure palliative] Facilitano una morte degna e cosciente, eliminando quell’eventuale dolore che non permette lo stato psicologico e spirituale adeguato per poter oltrepassare la soglia verso la pienezza della vita.&#8221;</p>
<p>Assurdo! Questa frase misconosce e rinnega l&#8217;esistenza di una pena che trascende quella fisica: la pena dell&#8217;assistere impotenti alla propria dissoluzione.</p>
<p>Se, per chi crede nella morte come fase di transizione verso un eterno proseguimento della vita, quella dissoluzione può sembrare di poco conto, così non è per chi, come me, nega il dualismo corpo-anima. Assistere alla dissoluzione del fisico è, per me, equivalente all&#8217;assistere alla dissoluzione della mia stessa sostanza, alla dissoluzione del &#8220;me stesso&#8221;.</p>
<p>Arrogarsi il diritto di impedire a chicchessia di evitare quella pena è un atto di barbarie estrema. Arrogarsi il diritto di sostenere che, per tutti, eliminando il dolore fisico si è eliminato il dolore in toto equivale a condannare molti ad una inutile tortura. La sofferenza è un fatto fortemente soggettivo e non può essere oggettivizzata.  La vita ci viene imposta al concepimento, con il suo inevitabile corredo di sofferenza e morte. Quanto meno, affermiamo che LA VITA E&#8217; DI CHI CE L&#8217;HA, E OGNUNO DEVE POTERNE DISPORRE COME CREDE, se ritiene anche interrompendola, senza pastoie di alcun genere e nel modo più esente da pena che la tecnologia medica è in grado di provvedere.</p>
<p>Sapere che quel diritto è garantito (fermo restando che chiunque può decidere di non usufruirne) renderebbe più lieve la consapevolezza della fine inevitabile e, in ultima analisi, permetterebbe a ciascuno di vivere in modo più lieto la vita che gli è stata imposta. Non è bello passare l&#8217;esistenza assistendo alla tortura dei propri cari, per di più immaginando in un angolo remoto del nostro cervello che una tortura di quello stesso genere potrebbe toccare a noi in un futuro più o meno prossimo.</p>
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		<title>
		Di: Aldo		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2007/03/31/punti-javier-lozano-barragan-sul-testamento-biologico/#comment-55495</link>

		<dc:creator><![CDATA[Aldo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Apr 2007 07:18:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un abstract è acccessibile gratuitamente su http://tinyurl.com/2ha42y .]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un abstract è acccessibile gratuitamente su <a href="http://tinyurl.com/2ha42y" rel="nofollow ugc">http://tinyurl.com/2ha42y</a> .</p>
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		<title>
		Di: Aldo		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2007/03/31/punti-javier-lozano-barragan-sul-testamento-biologico/#comment-55494</link>

		<dc:creator><![CDATA[Aldo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Apr 2007 07:15:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A proposito di bioetica, ci tengo a segnalarvi http://jme.bmj.com/cgi/content/extract/31/10/606 .]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di bioetica, ci tengo a segnalarvi <a href="http://jme.bmj.com/cgi/content/extract/31/10/606" rel="nofollow ugc">http://jme.bmj.com/cgi/content/extract/31/10/606</a> .</p>
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