Testamento biologico: la volontà del paziente deve valere anche per idratazione e alimentazione

Anche oggi dobbiamo sorbirci da parte del Vaticano suggerimenti e indicazioni su come legiferare riguardo temi sensibili come il testamento biologico. Il cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio consiglio per la pastorale della salute, intervenuto oggi al Senato nel corso del convegno internazionale “Testamento biologico le dichiarazioni anticipate di volonta’ sui trattamenti sanitari” ha innalzato ben sei paletti vaticani per delimitare i confini del testo di legge sulle direttive anticipate di trattamento.
E’ stato cosi’ esplicitamente detto che questo testamento non puo’ includere la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione, mentre ricordo che tecnicamente l’idratazione comprende anche l’uso del respiratore.
E’ stata quindi messa in discussione la sentenza della procura di Roma con cui e’ stata archiviata la morte di Piergiorgio Welby, oltre a dichiarare non censurabile il comportamento di Mario Riccio, il medico che stacco’ il respiratore a Piergiorgio Welby. Nella sentenza si legge che “l’interruzione della ventilazione meccanica ha realizzato la volonta’ di Welby in esplicazione di un diritto a lui spettante che trova la sua fonte nella Costituzione e in disposizioni internazionali recepite dall’Ordinamento italiano, ribadito, inoltre, in fonte di grado secondario quale il codice di deontologia medica”.
Vorrei anche ricordare che il testamento biologico e’ un documento scritto per garantire il rispetto della propria volonta’ in materia di trattamento medico (somministrazione di farmaci, sostentamento vitale, rianimazione, etc.) quando non si e’ in grado di comunicarlo.
Se la volonta’ del paziente va rispettata in caso di coscienza, sarebbe una vigliaccheria non volerla rispettare quando ci si trova in condizioni di incapacita’ di esprimere la propria volonta’ precedentemente affermata all’interno di un testamento biologico.

on. Donatella Poretti
comunicato stampa del 30-03-2007

3 commenti

Faj

Mi pare inappropriato lasciare che la definizione di alimentazione sia lasciata a vescovi e cardinali, persone che, fin dai tempi del Decamerone, notoriamente disdegnano i piaceri della cucina (come quelli della carne). Propongo che per identificare cosa si debba definire come alimentazione si raccolgano i menu di un campione allargato di ristoranti e tavole calde. Se tra questi non si trovano le fleboclsisi di soluzione glucosata arricchita con aminoacidi, vitamine e sali minerali, questi ultimi vadano considerati non come alimentazione ma tutt’al più come bicchiere della staffa, che solo in Friuli non viene considerato accanimento terapeutico.

archibald.tuttle

“Propongo che per identificare cosa si debba definire come alimentazione si raccolgano i menu di un campione allargato di ristoranti e tavole calde.”

no, neanche questo. se io non voglio la flebo loro non me la devono fare, se io non voglio mangiare alla tavola calda loro non mi devono imboccare, se io non voglio stare in ospedale loro mi devono lasciare andare a casa. qualsiasi cosa meno di questo e’ da considerare sequestro di persona e/o tortura.

Aldo

Condivido la posizione espressa da Archibald. Anche se dei familiari o chi per essi dovessero esprimere idee contrarie. La vita ci viene imposta già al momento del concepimento, non vedo perché debba essere considerato lecito imporla anche al momento della morte. Sta’ a ciascuno decidere se, quando e come anticipare quell’inevitabile momento.

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