Rispettare il rispetto

[…] monsignor Fisichella, rispondendo alle domande di Lucia Annunziata nel programma “½ ora”, è sembrato attenuare le offese lanciate dal successore di Ruini, Bagnasco, contro le coppie di fatto e i gay. Anche se, francamente, non se ne può più di sentir dire, da parte ipercattolica e della destra berlusconiana che, comunque, i gay vanno rispettati. E qui, di solito, i più ipocriti giurano di avere tanti amici omosessuali (e chi se ne frega?). L’unico modo di rispettare le persone è riconoscere loro gli stessi diritti che hanno gli altri: non uno di più, né uno di meno. E non c’è nessun rispetto quando si parla di individui «contro natura», definizione che non viene usata non diciamo per i tangentisti, ma neanche per gli assassini.

Il testo integrale dell’articolo di Maria Novella Oppo è stato pubblicato su L’Unità del 3 aprile e può essere letto sul sito gaynews.it

10 commenti

Pacs

Mi auguro cge vedano coi loro occhi la loro onnipotente chiesa crollare.
Superbi, ambiziosi, megalomani, supponenti.
Che il vostro dio vi dia una solenne lezione di umiltà.

Daniela

sono ipocriti e feroci, bestie che non sanno ne cosa sia il rispetto ne cosa sia l’amore per il prossimo.

raphael

Il rispetto non è un valore del cattolicesimo così come la libertà, la democrazia e tanti altri a cui fanno ipocritamente riferimento

Jamp

Il cattolicesimo non prevede il rispetto dell’individuo. Non l’ha mai rispettato, è di per se di struttura monarchico-teocratica, nell’antico (ma anche nel nuovo) testamento ci sono esempi eclatanti di mancanza di rispetto dell’individuo (accettazione della schiavitù, superiorità dell’uomo sulla donna e così andando avanti). Non si può chiedere ad un’organizzazione politico-spirituale fondamentalista (nel senso oggettivo di essere basata su fondamenti) di predicare ed attuare quanto sia contrario alle sue basi fondamentali o di evitare quanto queste concedano. Che poi esistano alcune persone che nel nome di una fede ed un amore per il prossimo aumentino il proprio range di valori spirituali con la tolleranza e il rispetto, è appurato, ma non ci si può certo aspettare che sta gente poi stia ai vertici della chiesa. Della serie, non si può trasformare l’acqua in vino.

Ely

Scusate l’OT, ma visto che hanno sdoganato il Diavolo:

Anneliese Michel era una giovane studentessa bavarese che d’improvviso cominciò a sviluppare una personalità squilibrata; fervente cattolica, aveva alle spalle una famiglia umile ma solida e molte persone che le volevano bene, e si era appena iscritta all’università, il suo grande sogno. Segni inconfutabili della sua crescente malattia erano l’uso della violenza nei confronti dei suoi cari anche per questioni banali, cosa fino ad allora assolutamente impensabile, e una serie di attacchi di ansia e di panico che culminavano con l’irrigidimento improvviso e inusuale dei muscoli. Molti specialisti la visitarono, ma nessuno riusciva a venire a capo del problema; si decise di optare per l’epilessia, ma le varie cure che le somministravano non davano alcun miglioramento, ma anzi alcuni psicofarmaci la rendevano ancora più allucinata ed estraniata dalla realtà. Il tempo passava, ed Anneliese peggiorava: parlava in latino ed aramaico (di cui conosceva i rudimenti grazie al catechismo) e vaneggiava riguardo il diavolo che sembrava stesse albergando in lei. La famiglia, sempre più allarmata, decise allora di coinvolgere anche la Chiesa nella questione, e fece richiesta all’arcivescovo della loro città di poter esorcizzare Anneliese. Il primo tentativo fu vano: la curia valuta attentamente i casi in cui eventualmente applicare l’esorcismo, e i referti medici hanno comunque sempre la priorità, dunque non si ritenne necessario intervenire. La situazione fu presa a cuore da un prete della parrocchia dei Michel che invece era convinto che un esorcismo avrebbe comunque potuto portare giovamento alla ragazza quantomeno sotto l’aspetto psicologico. Grazie anche all’intercessione di questo sacerdote (il Pastore Erns Alt), la famiglia Michel potè finalmente ottenere il benestare di tutti gli organi superiori e provare a scacciare il demonio dal corpo della figlia.
L’esorcismo si basò sul “Rituale Romanum” esistente dal 1614; esso prevedeva una serie di procedimenti atti a conoscere il nome dell’entità maligna ed andava applicato immobilizzando la persona posseduta e recitando una serie di preghiere finalizzata ad indebolire le resistenze del male. Alt registrò su varie audiocassette gli esorcismi praticati, e il più drammatico di tutti fu quello in cui Annaliese urlò emettendo più voci insieme e delirando sulla presenza all’interno del suo corpo di sei demoni: Belial, Nerone, Giuda Iscariota, Hitler, Fleischmann (un prete tedesco accusato di esoterismo nel XVI secolo) e Lucifero in persona.
In ogni caso le “sedute” sembravano avere effetto, tanto che Anneliese potè tornare in società ed ottenere la laurea in educazione infantile all’università di Wurzburg; ma l’incubo non era ancora finito, e la ragazza cadde nuovamente in uno stato di follia regressiva che la portò a cibarsi di ragni ed insetti e a bere le proprie urine. Ormai in preda alla disperazione i Michel richiamarono Ernst Alt, che si disse sfiduciato dalla possibilità che la povera Anneliese potesse essere salvata a causa dell’effetto nocivo che secondo lui le medicine prescritte dai medici avevano sul corpo della giovane che cercava di combattere con la preghiera contro il maligno. Ogni cura fu interrotta (anche visti gli scarsi risultati) e ci si affidò unicamente alla fede.
Anneliese Michel morì il primo luglio del 1976, per una serie di innumerevoli problemi fisici. Fino alla sera prima cercò di seguire la prassi del “Rituale Romanum” genuflettendosi per ben cento volte sorretta dai genitori e dal prete esorcista nonostante le sue ormai critiche condizioni fisiche. Dopo la sua morte si tenne il discusso processo che vide la condanna reputata assai “leggera” nei confronti del pastore Alt e dei genitori di Anneliese di sei mesi di arresti domiciliari. I medici stabilirono che la ragazza soffriva di una forma acuta di epilessia e che l’idea di essere posseduta le era stata inculcata dall’ambiente circostante; ma fu altrettanto stabilito che le lingue che la ragazza parlava erano effettivamente latino ed aramaico e che più volte erano state riconosciute diverse voci uscire dalla sua bocca durante i suoi deliri. La Chiesa sentenziò che quella ragazza non era posseduta dal demonio e scomunicò Ernst Alt; dopo più di undici anni il corpo di Anneliese fu riesumato per ufficializzare che in effetti la morte era avvenuta per cause estranee ad un’ipotetica questione “paranormale”. Qualche anno dopo, su esplicita richiesta dell’arcivescovato tedesco, il cardinale Medina annunciò l’abolizione del “Rituale Romanum” in funzione del “De exorcismis et supplicationibus quibusdam”, quello che è anche conosciuto come il rituale di esorcismo del nuovo millennio.

Il diavolo esiste, si chiama Ignoranza e induce a credere nella Chiesa!

Ely

Ah e dalla storia di Anneliese hanno tratto il film, osteggiato dalla Chiesa, “L’esorcismo di Emily Rose”.

archibald.tuttle

“Ah e dalla storia di Anneliese hanno tratto il film, osteggiato dalla Chiesa, “L’esorcismo di Emily Rose”.”

e’ stato pure osteggiato dalla chiesa? nel film il demonio c’e davvero, e l’esorcista e’ presentato come un martire… non e’ che hanno osteggiato solo “requiem”, film tedesco uscito un anno dopo e basato sullo stesso caso?

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