Si è sfiorata la tragedia in una casa di cura e di assistenza di Garbagnate Milanese. Un pensionato ha tentato di iniettare alla sorella in coma irreversibile una dose letale a base di eroina. Un «atto d’amore», avrebbe detto. Ma non c’è riuscito. Fortunatamente. È stato fermato in tempo da una infermiera del reparto mentre stava inserendo nella cannula della flebo un liquido giallo. Una miscela di droghe.
La signora, residente nell’hinterland milanese, 55 anni, da tre mesi è in coma irreversibile: attaccata alle macchine dopo il soffocamento per un boccone di cibo ingerito mentre pranzava.
«Il mio era un atto d’amore», ha gridato più volte, disperato, il pensionato in lacrime. «Non sopportavo di saperla in quelle condizioni a 55 anni. Lei lo avrebbe voluto. Potrei riprovare in futuro». Il protagonista è un uomo di 53 anni di Genova, arrestato dai carabinieri per tentato omicidio.
Teatro del drammatico episodio, destinato a riaccendere polemiche sul tema dell’eutanasia, la casa di riposo e di cura intitolata a Sandro Pertini a Garbagnate Milanese. Una struttura da anni gestita dalla Asl di Milano. Ospita trecento anziani con un’età media di 80 anni e un reparto attrezzato, con tre pazienti in coma irreversibile.
Il piano di porre fine alle sofferenze e alla vita della sorella è scattato nella mente dell’uomo la scorsa settimana. Lunedì il coraggio di metterlo in atto. Prima di salire sul treno, a Genova, per raggiungere Milano – secondo quanto avrebbe raccontato ai carabinieri -, ha acquistato nei pressi della stazione ferroviaria quattro dosi di eroina, una soluzione d’acqua e una siringa. Nel pomeriggio con l’occorrente letale nascosto nel giubbotto ha fatto visita alla sorella nella casa di cura. Nella stanza della signora è entrato facilmente in quanto parente, anche se gli infermieri non l’avevano mai visto. Non era mai stato notato accanto al letto della paziente, sposata separata con un figlio ormai adulto. Ma nulla ha fatto presagire al pers onale paramedico le intenzione del pensionato. Sembrava una normale visita di un congiunto. La donna era stesa sul letto, immobile, attaccata alle varie macchine che ancora la tengono in vita. Nella Casa Pertini era arrivata da due settimane, dopo aver trascorso tre mesi in un ospedale del Milanese dov’era stata ricoverata nel gennaio scorso, quando un boccone andato di traverso l’aveva soffocata, facendola entrare in coma.
Difficile ricostruire e pensare allo stato d’animo di quest’uomo combattuto. Le ha rinnovato tutto il suo affetto, il suo amore. Poi ha cominciato ad attuare il suo piano. La siringa con la droga era già pronta. L’aveva preparata con cura miscelando le sostanze prima di entrare nella stanza. Nell’istante in cui l’uomo si apprestava a trasferire il liquido giallo nella flebo, la porta si è aperta. È entrata una infermiera, impegnata come di consueto in un giro di controllo dei pazienti. Sono bastati pochi secondi per capire il dramma che si stava consumando e ha urlato, strappandogli con tempismo dalle mani la siringa. […]
Il testo integrale dell’articolo di Franca Clavenna è stato pubblicato sul sito di Avvenire
