Gentile direttore, venerdì santo (6 aprile), Papa, cardinali e vescovi hanno reso omaggio alle donne. Benissimo. Le belle parole però sono contraddette dai fatti, giacché la Chiesa continua tranquillamente a discriminare le donne per quanto riguarda il sacerdozio.
La ragione fondamentale che induce la Chiesa ad escludere le donne dal sacerdozio è questa: “Gesù Cristo non ha chiamato alcuna donna a far parte dei dodici. Se egli ha fatto così, non è stato per conformarsi alle usanze del suo tempo, poiché l’atteggiamento, da lui assunto nei confronti delle donne, contrasta singolarmente con quello del suo ambiente e segna una rottura voluta e coraggiosa” (Congregazione per la Dottrina della Fede – Inter Insigniores). Ma è sin troppo ovvio che non fu il timore di infrangere le regole dell’epoca, a determinare la decisione del Signore, bensì la consapevolezza che chiamare delle donne a far parte degli apostoli, sarebbe stato non solo perfettamente inutile, ma anche di serio ostacolo all’evangelizzazione del mondo. Il Signore sapeva perfettamente che nessuna donna avrebbe potuto sostituire gli apostoli, in quel periodo ed in quella società. Le difficoltà, già insormontabili per un uomo, sarebbero state impossibili da superare per una donna. Al tempo di Gesù, legalmente, la donna era considerata minorenne, e quindi irresponsabile. Come si può pensare che il Signore potesse mandarle «come pecore in mezzo ai lupi»? (Mt 10,16). La Chiesa non si chiede per quale motivo decisioni riguardanti le donne, debbano essere prese da soli uomini.
La lettera di Veronica Tussi è stata pubblicata su Affari Italiani di oggi
