A Pasqua non ho marciato per quella idea dello Stato…

Mi hanno chiesto perché non ho preso parte alla “marcia di Pasqua” che si è svolta a Roma contro la pena di morte. La prima, facile risposta – e del tutto corretta – è che per quel giorno avevo da tempo previsto la mia assenza da Roma. A questa prima risposta, però, ripensandoci meglio, ho dovuto, per onestà intellettuale, aggiungerne un’altra. Anche se fossi stato a Roma, non avrei certamente partecipato all’iniziativa. Perché? Per una sorta di disagio, che non è semplice spiegare, dato che non posso che ammirare chi si batte contro la pena di morte nel mondo e rispettare chiunque attivi iniziative per combatterla. Dato però che si tratta di un disagio autentico e profondo, bisogna pur portarlo alla luce. Sicuramente in esso rientra il non volermi trovare in quella che non saprei definire se non come una cattiva compagnia, il non voler manifestare fianco a fianco con alcuni, che lottano sì contro la pena di morte (una lotta, ripeto, in sé e per sé nobilissima), ma non si battono, né mai si sono battuti, per il diritto alla vita. E poiché questa contraddizione è radicata e si è esplicitata in innumerevoli dichiarazioni e in tanti conseguenti atteggiamenti (nonché in pratiche che hanno avuto notevole rilievo mediatico, come nel recente “caso Welby”), sono da tempo giunto alla conclusione che per costoro il dire di no alla pena di morte ha un significato assolutamente diverso dal mio (e da quello di tanti altri): per me è dire di sì alla vita, per loro è dire di no al diritto penale. Tra coloro infatti che si battono contro la pena di morte, alcuni non partono dall’idea che la vita umana sia sacra e che di conseguenza la pena capitale sia sempre ingiusta (questa, a mio avviso, è l’unica ragione plausibile per opporsi alla pena capitale), ma, in una logica di radicale relativismo individualistico e avendo difficoltà a tematizzare in ambito morale l’idea stessa della responsabilità, separano diritto e morale e giungono a negare che ciò che i giuristi chiamano delitto d ebba avere a proprio fondamento la colpa morale del colpevole e che perciò meriti una pena. Di conseguenza, criticano l’idea stessa che si possa formulare un concetto oggettivo di giustizia e riducono l’ingiusto a ciò che è proibito dalla legge (capovolgendo ciò che per il senso comune è evidente e cioè che il compito della legge consiste nel punire ciò che è oggettivamente ingiusto). E arrivano così, alla fine, a pensare come inaccettabile l’idea che si possa affidare allo Stato, come suo altissimo e prioritario dovere, il potere di punire. […]

Da questa idea del diritto penale ho sempre ritenuto doveroso dissociarmi radicalmente. Ma è, a mio avviso, altrettanto doveroso dissociarmi da ogni iniziativa contro la pena di morte che si trasformi di fatto in una negazione della giustizia penale e in una lotta per negare che lo Stato abbia in generale il dovere di punire. Viviamo davvero in tempi tristi, se la lotta per il diritto alla vita giunge a dissociarsi dalla lotta contro la pena di morte e attivare una serie di equivoci così preoccupanti.

Il testo integrale dell’articolo di Francesco d’Agostino è stato pubblicato sul sito di Avvenire

12 commenti

Gian Luigi Lancia

penso che un conto sia una scelta personale di morire quindi lecita, e un conto sia l’obbligo di interrompere la tua vita decisa da altri.

Magar

Quest’uomo mi fa ribrezzo: pur di negare la libertà individuale, e di non marciare a fianco a perfidi laicisti come i Radicali, è disposto a mettere in secondo piano la lotta contro la pena di morte. Insomma, o prendi in blocco il pacchetto “la vita è sacra perché l’ha detto Dio”, oppure niente battaglie comuni. Ma poi, chi è il suo avversario polemico? Mi sa che il nostro usa il classico strawman.

Magar

Cioè, usa il classico trucchetto dello “strawman”, costruire un “fantoccio di paglia” del proprio avversario, mettergli in bocca tesi assurde, per poterlo così screditare meglio.

archibald.tuttle

“Viviamo davvero in tempi tristi”

l’unica frase in tutto l’articolo che mi sento di condividere.

per il resto mi pare che codesta immane testa di minchia abbia ampiamente dimostrato di non essere ne un giurista ne un cattolico, dato che tra le molte cose non conosce ne il catechismo ne un minimo di storia dell’abolizione della pena di morte.

pensare che sto tizio sia stato presidente del comitato nazionale di bioetica fa letteralmente gelare il sangue.

IVAN

“E arrivano così, alla fine, a pensare come inaccettabile l’idea che si possa affidare allo Stato, come suo altissimo e prioritario dovere, il potere di punire. […]”
Una perla…Questo individuo è il fulgido esempio di cosa può fare l’ideologia religiosa. Egli, giustifica l’oppressione di una classe su di un’altra attraverso uno strumento che è lo stato, con la morale: ti punisco perché è moralmente giusto, non perché è necessario farlo, lo impone l’interesse della classe dominante. Egli è contro la pena di morte, perché è per la vita. La vita di chi, caro signore? Quale valore può avere la vita umana, se tutto, uomini e cose, nel capitalismo ha un prezzo? Per vita, evidentemente, egli intende un modo di vivere, un rapporto sociale dunque, non un semplice individuo. Si santifica l’eterno rapporto sociale tra padrone e schiavo: è il volere di Dio se gli uomini sono degli schiavi! Queste canaglie clericali si strappano le vesti contro l’aborto ed eutanasia, ma non possono evitare i danni del capitalismo che tutta l’umanità e questo pianeta subiscono ogni minuto. Cercano la pagliuzza per accecare, ma sono inchiodati alla pesante trave delle loro responsabilità politiche. Sono condannati dalla storia a sparire, ma non lo faranno senza fare grandi danni. Non ho più parole, resta solo il fucile. Questi avanzi del medio evo vanno spazzati via con la violenza. Questo cancro va strappato al corpo vivo dell’umanità! Certo, qualche anima pia si scandalizzerà di ciò che scrivo, ma che volga lo sguardo al mondo! Alla Africa, a tutte le guerre che questo sciagurato sistema economico giustifica con una morale da quattro dollari bucati! Si, la pena di morte per loro, gli affamatori, gli sfruttatori, gli spregiatori dell’umanità! Essi elevano Dio, per poter annientare l’uomo! Ma il loro dio è il capitale. Sono per la pena di morte per questo sistema economico, e per chi lo difende contro l’umanità. Non ci può essere tolleranza con chi persegue i propri interessi di classe, annientando la specie umana.

Un saluto internazionalista.

Magar

Non ricambio il saluto, sostenitore della violenza a scopi politici.

IVAN

Allora ti toglierò il saluto…la vita, quella sociale e non solo biologica, te la toglierà il capitalismo. Magar mi fa la morale, dimostrando che non è necessario essere dei clericali per fare prediche. Perché non si dovrebbe usare la violenza quando è necessario, razionale, inevitabile? Perché siamo in un sistema democratico! Povero illuso e imbelle! E’ proprio la democrazia che è il più violento dei sistemi politici! Chi sostiene la non violenza non solo si sbaglia, ma dimentica tutta la storia, quella più recente! Si fa la guerra per la democrazia, dove prima si è portato e sostenuto la dittatura e la miseria! A Dresda, non sono stati i nazisti a fare 100000 morti per bombardamento! A Hiroshima e Nagasaki, le bombe atomiche non erano di una dittatura fascista o comunista! Il pacifismo è possibile solo quando c’è la tregua tra gli imperialismi. Sia quello degli USA, EU, della Cina o dell’India: c’è una solo classe che opprime e solo una che viene oppressa! Verrà il momento in cui, chi si riempie la bocca di pace e libertà, dovrà scegliere tra combattere per il capitale o il plotone di esecuzione! Canaglie, allora vedremo chi è per la pace!

IVAN

E quando? Ho fatto propaganda politica…sai cos’è? No, evidentemente. Io non predico nulla, cito dei fatti e il marxismo che gli spiega. Della tua vita puoi fare quello che vuoi…o quello che credi di poter fare. La libertà…bellissima parola:la parola libertà esiste,gridalo pure.

Magar

Quell'”anima pia” è una predica di fatto. E per tua chiarezza, posto di fronte al dilemma, preferirei continuare a venire sfruttato e affamato, piuttosto che ammazzare lo sfruttatore-affamatore-oppressore. Bye bye, ti lascio ai tuoi deliri sulla violenza “necessaria, razionale, inevitabile”, anche quando si tratta di usarla per primi. P.S. Tu non stavi facendo propaganda politica, stavi facendo propaganda della lotta armata, ed è ben diverso.

IVAN

Con individui come te, l’umanità merita di estinguersi. Certo, se si infrangono i sogni di lotta non violenta dei libertari, svelando cosa sia veramente la lotta politica , si viene considerati dei terroristi. Facile arma retorica! Infatti, grazie a quei sciagurati, è molto difficile diffondere le vere tesi marxiste. Certamente, il signorino non avrebbe partecipato né alla rivoluzione americana, né a quella francese, e per carità di Dio, meno che mai, a quella russa! In politica, la violenza è la prassi comune: la politica è violenza. In tutte le sue forme, è l’essenza di questa società: è impossibile dimostrare il contrario. Gli uomini sono ridotti a merce, vendendo per un salario ogni minuto della loro vita. Si parla di mercato, di concorrenza, di competitività…Di denaro, ecco di cosa sono fatti gli uomini: la vita umana non ha valore, ma un prezzo. Il ogni rapporto umano, si liquida in contanti. Gli uomini non meritano di meglio? Non è questa una violenza totale? E io non dovrei lotta fino alla morte, per cambiare questo schifo? E già, è facile fare i ghandiani a pancia piena, mentre in India i veri Ghandi fanno la fame! E’ facile fare il pacifista stando in Europa, dove 50 anni di pace è stata garantita da 50 anni di spaventose guerre in Africa, in Asia! Dai a me del terrorista per giustificare la tua viltà! Bravo, con smidollati come te l’umanità resterà ancora per molto tempo in quel medio evo tecnologico che è la nostra epoca storica. E anche senza l’aiuto dei preti! A cosa serve il tuo ateismo, allora?

IVAN

Non vorrei essere frainteso: io condanno nel modo più netto le azioni terroristiche delle brigate rosse. Questi individui non rappresentano nel modo più assoluto il movimento storico del proletariato che porterà alla rivoluzione. La mia non è una condanna della violenza nella lotta politica, ma l’uso improprio, fuori dal contesto storico, che questi sciagurati hanno fatto. Essi hanno recato grave danno ai veri militanti marxisti e allo loro attività politica tra le masse. Ma sono stati puniti: il proletariato non li ha seguiti nel loro progetto senza sbocco. Sarei un ipocrita, però, se condannassi in modo assoluto, l’uso della violenza, nella lotta politica. Per capirci, come marxista, ritengo che Machiavelli avesse pienamente ragione. Una tale ipocrisia la lascio al Vaticano.

Un saluto internazionalista.

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