Neanche sbagliata , non poteva essere più esplicito il titolo del libro che il matematico statunitense Peter Woit – in questi giorni a Trieste per partecipare al Festival dell’editoria scientifica – ha dedicato alla teoria delle stringhe, fino a oggi considerata la costruzione teorica con le maggiori possibilità di realizzare l’unificazione della meccanica quantististica relativistica con la gravità. Ed è davvero una buona notizia che Codice edizioni abbia deciso di offrire alla conoscenza dei lettori italiani un testo che negli Stati Uniti ha finalmente innescato una discussione tanto violenta quanto necessaria. Lettore presso la Columbia university di New York ma laureato a Harvard, Woit ha vissuto in prima persona quell’esplosione di interesse della comunità dei fisici per la teoria seguita nel 1984 alla cosiddetta «rivoluzione delle superstringhe». Una rivoluzione che, sottolinea Woit, lasciava senza risposta i principali interrogativi concernenti il carattere di scientificità della teoria stessa. Perché, sottolinea, non solo nessuno è mai riuscito a ricavare dalla teoria una previsione verificabile sperimentalmente ma addirittura è la questione della sua stessa esistenza (in termini matematicamente rigorosi) a rimanere del tutto aperta. Meritoriamente Woit non indietreggia di fronte alla necessità di un’esposizione di livello decisamente più elevato della grande maggioranza dei testi divulgativi sul tema, dedicando interi e talvolta complessi capitoli alla storia della teoria dei campi e in particolare della sua più avanzata conquista, il cosiddetto Modello standard. Una lettura impegnativa, dunque, ma finalmente del tutto scevra della fin troppo diffusa e stucchevole tendenza a parlare di scienza giocando a stupire il lettore inesperto con presunte e strane meraviglie. […]
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