Lo scivolamento etico nell’eutanasia

Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Bioetica l’intervento del dottor Renzo Puccetti, Specialista in Medicina Interna e Segretario del Comitato “Scienza & Vita” di Pisa-Livorno.

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Presso l’aula magna dell’università di Pisa, si è appena concluso il convegno intitolato “Assistenza al paziente in fase terminale: modelli teorici e bisogni reali della persona”, al quale ho partecipato in qualità di relatore.

Il contributo che mi è stato richiesto aveva per titolo: “L’argomento della Slippery Slope: mito o realtà?”.

Il termine “slippery slope” designa in inglese la china scivolosa, cioè quel processo per cui, una volta ammesso un determinato comportamento, diventa più facile la progressione verso un altro comportamento situato sulla stessa linea del primo, ma ancor meno ammissibile. Quello dell’eutanasia è uno dei numerosi campi di applicazione del principio della china scivolosa.

A sostegno o diniego di essa sono classicamente a disposizione due percorsi, quello logico, secondo cui “per logica”, una volta ammesso A è necessario ammettere B, e quello empirico, in base al quale dopo A le cose cambiano in modo tale che B diventa più probabile.

Due punti è però necessario chiarire in via previa:
Quale è il primo passo di questa china?
Quale è il miglior punto per osservare l’eventuale scivolamento etico?

Alla prima domanda appare ragionevole rispondere attingendo dalla suggestione fornita dal titolo di un articolo del 2003 in cui una fonte non certo accusabile di partigianeria pro-life, il bioeticista professor Maurizio Mori, coniugava aborto, eutanasia e libertà (1). “Io sono mio” potrebbe essere lo slogan che meglio descrive il principio libertario così inteso. È vera libertà, o non è forse una libertà che nega se stessa, negando il suo stesso presupposto necessario, la vita? L’uomo che decide di porre fine alla propria vita, direttamente o in modo mediato dal medico, realizza il massimo della divisione umana, perché prima di morire è omicida di se stesso.

Circa il secondo punto è evidente che, per la stessa legge della relatività, se vogliamo cogliere lo scivolamento etico in atto, la sua direzione, velocità ed accelerazione, bisogna porsi al di fuori del sistema, è necessario salire su un punto di osservazione alto e immobile; l’unico con queste caratteristiche è quello che recepisce la persona come un bene incondizionato, dal primo all’ultimo istante di vita.

In effetti la riflessione personalista del filosofo Robert Spaemann ci aiuta a comprendere come già la legalizzazione dell’eutanasia volontaria sia un male. Non possiamo pensare la persona se non come essere dotato di dignità incondizionata, eppure, una volta legalizzata l’eutanasia, qualcosa cambia: vivere quando si è malati o sofferenti non è più un fatto, ma una scelta che in quanto tale deve essere giustificata, ma questo è proprio la contraddizione della proposizione precedente. In effetti, osserva Spaemann, tutte le persone agiscono, anche quelle più apparentemente inutili suscitano in noi la parte migliore ed in questo modo, attraverso il loro prendere, danno all’umanità più di quanto ricevono (2). Il filosofo Stephan Kampowski osserva che la slippery slope non necessariamente indica che cosa avverrà, ma indica il potenziale intrinseco di mostruosità proprio di ciascun passo. Il processo della promozione di un tale espanso ed irresponsabile principio libertario è quindi assimilabile ad interrare un innocente piccolo seme che però, una volta germogliato, dà vita ad una pianta carnivora pazientemente in attesa della preda, l’uomo stesso che l’ha seminata.

È possibile dimostrare che le critiche logiche poste alla slippery slope sono simmetricamente applicabili al suo opposto simmetrico, il principio detto della scala automatica che vede nella libertà assoluta (di ricerca sugli embrioni, di aborto, di eutanasia) una fonte di felicità (3). In effetti, anche in un’ottica proporzionalista, la ponderazione razionale tra il principio di precauzione e quello di speranza, quando è in gioco la dignità della persona, finisce per dimostrare quanto il primo sia ben più pesante. La violazione del diritto a vivere è ben più grave della violazione del diritto di morire (assumendo che un tale diritto esista). Nel primo caso si tratta di una sottrazione definitiva, nel secondo di una sottrazione solo temporanea (4).

Una volta riconosciuto il principio di autonomia assoluta come elemento centrale delle decisioni bioetiche, inevitabilmente entra sulla scena il principio di giustizia, inteso in modo tale che se c’è qualcuno che ha una libertà, la stessa libertà deve essere riconosciuta a tutti. Diventerebbe di nuovo doveroso ammettere una serie di pratiche che l’uomo ha impiegato secoli per comprenderne la natura contraria alla dignità della persona. I duelli d’onore, la schiavitù su base volontaria (5), i giochi gladiatori (6), ma potremmo aggiungere l’assunzione di sostanze dopanti e il ricorso alle mutilazioni genitali per motivi culturali diventerebbero tutte possibili declinazione della giustizia libertaria. Sul versante del percorso dimostrativo empirico della china scivolosa abbiamo alcuni laboratori utili per capire il senso degli eventi, il più conosciuto dei quali è quello olandese, ma esiste anche quello belga e, declinato sul versante del suicidio assistito, lo stato dell’Oregon e la Svizzera sono Paesi in cui tale pratica è legale. […]

Il testo integrale dell’articolo è stato pubblicato sul sito di Zenit

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17 commenti

Monsignèr

…mmmmmmmmmm…mmmmmmmmmm….
non ho nemmeno finito di leggere….mi fate un riassunto che ho poco tempo?

bardhi

Insomma in poche parole, dice che la liberta è una cosa buona ma tropo farebbe male.
L’uomo non sarebbe capace di capire e gestire la propria liberta percio è meglio che se la limiti lui stesso. Percio in questo caso almeno sarebbe capace ad autocontrolarsi.
Che liberazione, almeno siamo capaci di qualcosa p.e; di autoflagelarsi di autocastigarsi e di farsi male in altri mile modi ma non siamo capaci di essere liberi di decidere quando voliamo morire. Spero di non aver capito male questo medico

non possumus

non possiamo accettare che altri decidano per noi se e quanto soffrire, dove e quando morire, è un abuso delle religioni e dei politici che deve cessare

keep

chiedo scusa ma l'”appello alle conseguenze” ed in particolare la china scivolosa non fanno parte delle fallacie? se ho ragione, questo sostiene delle tesi ammettendo candidamente di compiere un ragionamento errato?!?

Ren

In Italia non esiste alcuna slippery slope. In nessun campo. E’ tutto fermo, ingessato, non c’è pericolo che alcunchè si muova, nè per chine scivolose nè per chine praticabili. Quelli hanno cinto d’assedio il paese e non accennano a mollarlo.

Se divento malato terminale e la sofferenza è insopportabile, devo fare l’eutanasia lanciandomi dalla finestra dell’ospedale? In quel caso cosa direbbero i bempensanti e i preti? Ha perso la testa e si è suicidato poveretto. Cialtroni.

Magar

1)Patetico il trucchetto di buttare lì quattro frasette senza senso dal sapore vagamente “scientifico” su relatività, velocità, direzione, etc. per confrondere le acque (“latinorum”, direi). Inoltre la posizione cattolica non è esterna alla china scivolosa, ne rappresenta semplicemente la vetta, dunque non è affatto neutrale e dotata di maggior lucidità.
2) “Togliere il diritto alla vita”? E chi lo toglie a nessuno, è il paziente che decide liberamente di rinunciarci.
3) L’argomento secondo cui “vivere diventa una scelta che deve essere giustificata”. Giustificata di fronte a chi? Se io sono mio non devo rendere conto a nessuno di questa mia scelta. Fanculo agli altri.
(Nota Bene: credo che l’articolista ipotizzi qui il caso di un malato la cui scelta di rimanere in vita sia osteggiata dalla famiglia, che lo vede come un peso e preferirebbe che morisse, per propria comodità. Beh, in tal caso, al posto del malato direi una volta di più fanculo ad una famiglia-mostro del genere.)
4) Beh, vediamo i casi citati:
– duelli d’onore: non si muore volontariamente, non c’entra nulla;
– giochi gladiatori: non si muore volontariamente, non c’entra nulla;
– mutilazioni sessuali: non si subiscono volontariamente, non c’entra nulla;
– sostanze dopanti: se ti dopi non solo avveleni te stesso, ma rubi la vittoria ad un rivale che voglia avvalersi del diritto alla salute, giocando slealmente->abuso, vietato.
– schiavitù su base volontaria: in effetti, se è volontaria, può essere già praticata. Basta che Tizio si comporti come lo schiavo di Caio, obbedendo a tutti gli ordini del padrone ed accettandone tutte le decisioni. Se uno proprio ci tiene. Il guaio è che, storicamente, la schiavitù non era su base volontaria, dunque non c’entrava nulla.

A meno che non si intenda schiavitù volontaria solo all’inizio. In tal caso la violazione del principio “Io sono mio” avverrebbe in seguito. In ogni caso, questo ultimo rapporto sarebbe molto simile al matrimonio indissolubile, in cui rinunci oggi alla tua libertà di domani. Oh, com’è scivolosa, questa china! 🙂

Nikky

Quello che mi sconcerta sempre, ogni volta che leggo articoli del genere, oltre al patetico mirror climbing, è la strana accezione che si dà al termine dignità. Per loro è più dignitoso un essere umano che ha perso la facoltà di parlare, di muoversi, con tubi infilati in gola e nello stomaco, che muore soffocato lentamente, ma che rispetta la sua vita “dalla nascita alla morte naturale”, rispetto a una persona che decide di morire per non perdere la dignità.
Per me la dignità manca a chi la pensa così.

Paolo

Quando l’articolo dice “L’uomo che decide di porre fine alla propria vita, direttamente o in modo mediato dal medico, realizza il massimo della divisione umana, perché prima di morire è omicida di se stesso.”

Questa affermazione puo’ avere solo un valore “relativo”,in quanto,si puo’ essere “omicidi di se stesso” in determinate circostanze come il suicidio per motivi non legati necessariamente alle condizioni di salute,se ci si toglie la vita stupidamente per esempio,ma se le proprie condizioni di salute sono tali da non dare piu’ scampo,da procurare sofferenze immani,allora non ha piu’ senso parlare di “omicidi di se stessi” perche’ in questo caso non si puo’ pensare di continuare a fare i martiri o eroi in nome di talune idee se poi esse stesse non vengono condivise o se si dissente da esse,se la persona compie la scelta di smettere di vivere perche’ non si sente affatto un martire o un’erore di nome di certe idee che condannano certe scelte,allora secondo me non sta affatto compiendo un’omicidio di se’ stesso,in quanto,l’omicidio di se’ stesso e’ un’idea che non condivide in determinate circostanze che considera intollerabili dal punto di vista morale.

Paolo

michele

Il punto vero di tutta la questione l’la tracciato il professor Veronesi nel libro Nessuno può scegliere per noi. Nessuna religione accetterà mai la libera volontà dell’uomo, che è invece la base di tutta l’etica laica (atea o meno che sia). Da cosa credete siano stati determinati i casi di Coscioni e Welby, così come l’attuale opposizione al testamento biologico, che pure all’inizio la Chiesa sosteneva?

Michele

TAVRVS

@Magar: Ottimo commento!

Aggiungerei qualcosa.

1) “Slip…” che? Al posto di questo ridicolo termine inglese quanto e’ piu’ bello il nietzschiano: “trasmutazione dei valori”: la base dell’evoluzione di qualsiasi civilta’.
(Tra parentesi lo “slipslop” e’ quanto tentano di fare ogni giorno i cattolici con gli attacchi alla laicita’ dello stato (legge sull’aborto: vedi “sepoltura dei feti; religione a scuola: vedi “crediti scolastici ” ecc.).
2) La liberta’ come negazione di se stessa quando attacca il suo presupposto: questo e’ il punto che piu’ trarre in inganno piu’ facilmente. la vita. Sarebbe vero se fosimo animali e avessimo come unica vita la vita biologica. Ma, essendo uomini, abbiamo una vita biografica. E’ l’insieme di tutto il nostro bagaglio culturale, emotivo, cognitivo ecc. piu’ le capacita’ che abbiamo di elaborarla… Gli animali soffrono di meno, perche’ vivono istante per istante, senza memoria, senza la possibilita’ di elaborare la sofferenza. Per l’uomo, quando la vita biologica va contro la vita biografia, ovvero quando la stessa “vita” da presupposto della liberta’ diviene proprio negazione della liberta’, e negazione della dignita’ umana, e’ meglio sopprimere la prima per affermare la seconda.
3) “Giochi gladiatori” ecc.Perche’ non aggiungere anche “soppressione dei malati mentali e dei fisicam. deformi”,”pena di morte” ecc.
In effetti il problema ha una sua esistena, ma parlarne sarebbe lunghissimo.
L’eutanasia viene associata al Nazismo e a tutta una serie di pratiche che esso proponeva, che si vedono correlate con essa in quanto frutto degli stessi valori. Poi la cultura di sinistra, pur partendo da presupposti opposti, si e’ appropriata, paradossalm. di concetta di destra (il suicidio come gesto d’onore e non di vigliaccheria, di cui l’eutanasia puo’ considerarsi una sottospecie, e’ un valore classico, romano in partic.).
Io, come laico di destra, non sono contrario ad una revisione dei ns. valori in questa direzione, pur aborrendo la stupidita’, la crudelta’ inutile e la barbarie con cui questi concetti vennero travisati dal Nazismo.
Il problema e’ che eliminato il Nazismo (degeneraz. cattiva) si e’ eliminata pure tutta una fascia di valori che in se erano desiderabili, seppur sempre supportati dai principi di liberta’ e di legalita’, oltre che di dignita’ dell’uomo.
Che le cose non siano immediate e semplici, lo dimostro ponendo qualche quesito:

– Doping. Se a doparsi sono entrambi i concorrenti?
– Suicidio per non cadere nelle mani del nemico . Come lo considerate?
– Giochi gladiatori, duelli, ecc. Non si muore volontariam. ma si accetta volontar. un forte rischio di morire. Quindi? E se fossero giochi non mortali, ma in cui si rischiano lesioni fisiche anche gravi? (ma allora tutti gli sport sono giochi gladiatori…)
– Kamikaze?
…. Chi piu’ ne ha piu’ ne metta.

Damiano

ma potremmo aggiungere l’assunzione di sostanze dopanti e il ricorso alle mutilazioni genitali per motivi culturali diventerebbero tutte possibili declinazione della giustizia libertaria.

Che idiota!! ma come si fa a mettere a confronto queste due cose?

Le sostanze dopanti:

– uno le asusme volontariamente
– sono vietate solo nella pratica sportiva agonistica: nessuno mi impedisce di doparmi per fare 3’/Km quando vado a correre sull’argine di fronte a casa mia.

Le mutilazioni dei genitali:

– Non sono volontarie, sono imposte in base a rapporti di forza (sopprusi) all’interno del nucleo familiare/sociale

Magar

@TAVRVS
Beh, “slippery slope” mi pare un bel termine inglese, in effetti, e non credo abbia molto a che fare con la Umwertung aller Werte di nietzscheana memoria. Qui si parla di un argomentazione basata sul fatto che l’accettazione di determinate scelte etiche condurrebbe logicamente ad accettare, per coerenza, pure altre scelte, che invece rimangono contrarie alla nostra intuizione morale. Qui, ben lungi dal trasvalutare alcunché, ci si appiglia proprio a ciò che l’avversario dialettico intuisce come positivo o negativo.

Non so se ho ben capito del tutto quali valori vorresti che fossero “riabilitati”, mi pare di arguire un certo gusto per il rischio e la sfida. Per me, ognuno deve essere libero di rischiare quello che gli pare, anche di camminare bendato sull’orlo di un burrone, se gli pare. L’importante è che non esponga al rischio insensato pure chi non lo desidera (e.g. “guidare l’auto a fari spenti nella notte”) e che non guadagni vantaggi collaterali dal suo autolesionismo, a scapito di chi autolesionista non è. Ad esempio, se vuoi fare una gara di pugilato con un tuo amico, usando entrambi sostanze pericolose, sei libero di organizzarla per conto tuo. Invece, lo sport “ufficiale”, quello promosso dallo stato, deve essere aperto anche a chi non intende avvelenarsi, che perciò non deve rimanere discriminato da questa sua decisione.

Per il resto, i kamikaze sono assassini; i duellanti sono liberi di suicidarsi come gli pare, ma non di uccidere l’avversario (il quale palesemente NON desidera morire, ma uccidere a sua volta lo sfidante); i suicidi per non cadere nelle mani del nemico non mi pare vengano particolarmente stigmatizzati.

Marja

Una volta riconosciuto il principio di autonomia assoluta come elemento centrale delle decisioni bioetiche, inevitabilmente entra sulla scena il principio di giustizia, inteso in modo tale che se c’è qualcuno che ha una libertà, la stessa libertà deve essere riconosciuta a tutti. Diventerebbe di nuovo doveroso ammettere una serie di pratiche che l’uomo ha impiegato secoli per comprenderne la natura contraria alla dignità della persona. I duelli d’onore, la schiavitù su base volontaria (5), i giochi gladiatori (6), ma potremmo aggiungere l’assunzione di sostanze dopanti e il ricorso alle mutilazioni genitali per motivi culturali diventerebbero tutte possibili declinazione della giustizia libertaria.
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(a)nel duello d’onore, uno non dispone soltanto della sua vita, ma anche di quella di un’altra persona, visto che lo scopo del duello non è suicidarsi, ma riuscire a ferire o ad uccidere l’avversario. Inoltre, nelle società dove vige la regola del duello, esso non è mai una libera scelta, ma è una scelta obbligata dalla necessità di non perdere il proprio onore
(b)la schiavitù volontaria, di fatto esiste ed è amessa dal nostro ordinamento giuridico,cos’altro è infatti il contratto di lavoro subordinato? Con questo contratto un uomo, spinto dalla necessità di procurarsi i beni necessari alla conservazione della sua vita materiale, si sottomette alla direzione di un imprenditore o di un ente per svolgere attività sgradevoli e pesanti, per le quali personalmente non ha alcun interesse, attività che non svolgerebbe mai di sua spontanea volontà, se avesse la possibilità di scegliere.
(c)l’assunzione di sostanze dopanti non ha niente a che vedere con la disponibilità del proprio corpo, è vietata infatti per evitare che vengano falsate le condizioni in cui gli atleti gareggiano
(d)quanto alle mutilazioni genitali per motivi culturali o religiosi, io penso che una persona maggiorenne, debba essere libera di ricorrervi, se è veramente convinta di ciò che sta per fare, in fondo anche diversi asceti cristiani si evirarono per restare casti, nel Vangelo anche Cristo parla di chi si fa eunuco per il regno dei cieli…
Insomma, questi argomenti non dimostrano niente, sono soltanto l’esplicazione di un assioma che è quello che la bioetica non si deve fondare sull’autonomia individuale, bensì su un principio autoritario, secondo cui nessuno è libero di disporre di sè stesso,del proprio corpo, della propria vita e quindi di conseguenza neppure della propria stessa esistenza. Lo stesso discorso della“slippery slope”a si può fare al contrario, per es. se è vietato l’aborto perchè si dice che la donna non ha diritto di disporre della sua sfera riproduttiva, allora si deve vietare anche la contraccezione in tutte le sue forme, si deve vietare la stessa astinenza dai rapporti sessuali. A questo punto, se uno non può disporre della sua sfera riproduttiva, sarebbe da legittimare anche lo stupro se dall’atto deriva il concepimento, perché è un atto che ha creato una nuova vita e la donna non dovrebbe avere diritto di sottrarsi al maschio che la vuole inseminare, perché se lo fa, impedisce la formazione di una nuova vita. Così, ancora, uno non dovrebbe avere il diritto di usare alcolici, di fare qualsiasi cosa che possa nuocere alla sua salute, insomma uno dovrebbe, in tutti gli aspetti della sua vita, nonostante sia maggiorenne, essere assoggettato ad una rigida disciplina eteronoma, come se fosse un bambino. Questa concezione secondo cui l’individuo umano è un eterno minorenne, assoggettato alla tutela paternalistica dello stato e delle istituzioni che operano per suo conto o anche per conto di gruppi di pressione sociali o religiosi, questa concezione è ciò che portano avanti, subdolamente, gli esponenti del comitato scienza e vita.
Se “io non sono mio”, di chi sono allora? Posso mai essere dello stato? Della collettività? E se non sono di nessuno, allora posso comunque disporre di me stesso come voglio, perchè le cose di nessuno non sono soggette alla potestà di alcuno. Ecco,io infatti direi che la formula della libertà è proprio questa “Io non sono di nessuno, pertanto posso o dovrei poter disporre liberamente del mio corpo, delle mie facoltà vitali, della mia esistenza”.

Marja

Insomma se si accetta di essere limitati in una libertà fondamentale, si finisce prima o poi per accettare qualsiasi forma di asservimento, si comincia per es. con il rinunciare alla libertà di interrompere le gravidanze odiose e si finisce con l’assoggettarsi anche al matrimonio coattivo.

Ren

Infatti noi non vogliamo accettare alcuna imposizione da questi corvi di merda

Marja

Una volta che si stabilisca che l’autonomia individuale può essere limitata in funzione della tutela della vita come valore oggettivo assoluto, si apre la strada a qualsiasi forma di coercizione personale che possa, in qualunque modo, essere giustificata in nome di questa suprema esigenza etica.
Sarebbe la fine di ogni concreta libertà individuale.
La tutela della vita come valore oggettivo,da prima ancora che un individuo esista, e, paradossalmente, opponibile allo stesso individuo vivente, rischia davvero di trasformarsi nel peggiore degli strumenti di oppressione mai escogitati dalle culture totalitarie di tutti i tempi.
Per esempio, se una società può ammettere che una persona possa subire la violenza di una gestazione e di un parto coattivi, perché non dovrebbe poter ammettere anche altre forme di violenza e di coercizione contro le persone di sesso femminile? Infatti tutte le forme tradizionali di coercizione nei confronti delle persone di sesso femminile sono, in ultima analisi, giustificabili in nome del principio supremo di tutela della continuità della vita e della specie umana e difficilmente possono risultare più odiose del dover subire la presenza di un essere indesiderato nel proprio corpo.
La stessa omosessualità e tutti i comportamenti sessuali cd devianti potrebbero essere repressi in quanto lesivi per la(continuità della) vita intesa come valore oggettivo.
Se poi uno può essere costretto alla ventilazione artificiale da malato terminale, a maggior ragione, quando vi sia possibilità di recuperare la sua salute dovrebbe poter essere sottoposto ,anche contro la sua volontà, a qualunque tipo di terapia o di trattamento o di regime sanitario restrittivo. Non è infatti pensabile che si obblighi a vivere un malato terminale e poi si lasci libero di non curarsi un malato recuperabile, che magari si trasforma in malato terminale proprio perché non si è sottoposto tempestivamente alle terapie che avrebbero potuto guarirlo.
Ragionando in questo modo, l’individuo rischia di essere espropriato di qualsiasi potere di decisione nelle questioni che riguardano la salute e la disponibilità del proprio corpo.
Se la vita,la salute e l’integrità fisica da interessi dell’individuo diventano valori oggettivi e assoluti, è chiaro che in nome di questi valori si potrà giustificare ogni forma di ingerenza del potere pubblico nelle scelte e nei comportamenti individuali, saranno i pubblici poteri a dirci cosa dobbiamo bere e mangiare, quali sostanze possiamo assumere, che stile di vita dobbiamo seguire, magari anche come dobbiamo vestirci(dimostrando che alcuni capi di vestiario o i tatuaggi sono pericolosi per la vita) e che ruolo assumere nella vita di relazione.
Insomma, una volta che si metta in discussione il valore fondante dell’autonomia individuale nelle scelte etiche strettamente personali, viene meno l’unico limite che può difendere la vita concreta degli individui dalle violenze, dai soprusi e dalle ingerenze moleste sia degli altri consociati che dei poteri costituiti.

Marja

Perché il medico dovrebbe decidere in luogo del paziente se iniziare o continuare la ventilazione o l’alimentazione artificiale? Se l’individuo non può disporre di sé stesso, a maggior ragione di lui non può disporre il medico o qualunque altra persona. Sottoporre una persona che non voglia a ventilazione artificiale è un atto di disposizione del corpo di quella persona, operato non dalla persona stessa ma da altri e contro il suo volere! Non vedo in che modo il rispetto della volontà del paziente di non sottoporsi ad un trattamento sanitario possa essere lesivo della dignità umana ed equiparato a situazioni quali la legittimazione della schiavitù volontaria, del doping, del duello! Questa trovata è veramente peggiore dell’equiparazione del riconoscimento delle unioni omosessuali alla legittimazione dell’incesto e della pedofilia.

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