La Chiesa non sa più cos’è la musica sacra

Quando venne ingaggiato dalla Chiesa di Lipsia, il contratto di Johann Sebastian Bach precisava che la musica da lui composta non doveva essere «troppo operistica». I pastori luterani volevano che fosse ben chiara la distinzione fra teatro e chiesa: chi andava ad assistere a una funzione non doveva sentire in quel luogo sacro una musica profana. Ma dopo aver firmato il contratto, Bach si è attenuto a queste precise istruzioni? […]
Al riguardo, la Chiesa di Lipsia era molto divisa: i «pietisti» erano nettamente contrari all’impudicizia teatrale e lodavano l’antico canto gregoriano, più rispondente alla loro rigorosa e astratta idea di fede. Altri luterani, invece, conoscevano bene il potere della musica operistica ed erano disposti ad assecondare la sfida di Bach. Per rispondere alla nostra questione, credo proprio che Bach non volle attenersi ai limiti stabiliti nel suo contratto: la passione per la libertà e il fascino della musica glielo impedì. Credo anche che le diverse posizioni della Chiesa di Lipsia non fossero lontane dai problemi che la Chiesa contemporanea – cattolica e luterana – deve affrontare riguardo alla musica: ha fiducia o teme il suo potere, è disposta a concederle libertà o preferisce imporle delle regole più limitanti? Che cosa precisamente intende quando i suoi massimi esponenti parlano di «musica sacra»: sacro è il luogo che la ospita, oppure il brano che si esegue, o la qualità dell’interpretazione? Al riguardo, mi sembra manchi una visione chiara e condivisa.

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