Erri De Luca: “atei o noncredenti?”

Non condivido quasi per nulla l’articolo di Erri De Luca pubblicato oggi sul Mattino, che peraltro parte da una definizione abbastanza rozza di ‘ateo’. Ma ritengo sia doveroso segnalarlo ai navigatori del sito UAAR, quale spunto per una discussione che (ci si augura) sia stimolante.

Questo il suo incipit:
Nelle conversazioni intorno alla fede e a chi non la possiede propongo una distinzione tra ateo e non credente. L’ateo ha risolto la faccenda una volta e poi basta. Esclude la divinità e non ha stima di chi la riconosce. Per l’ateo la persona di fede è un sano che ricorre a una protesi, uno che inganna se stesso. L’ateo non ha un sentimento di superiorità, ma attribuisce a chi ha fede una volontaria condizione di inferiorità. Il suo piano è per forza sopraelevato rispetto a quello di chi si abbassa e si umilia di fronte alla divinità. Il noncredente è uno che invece obbedisce al participio presente del verbo: tutti i giorni si misura con la domanda e si risponde no, neanche per oggi credo. […]

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