Aggredita la leader delle donne musulmane: “non devi difendere Hina”

«Mi hanno preso il volto tra le loro mani e mi hanno detto: “Stai attenta che la bellezza non dura in eterno”. Parlavano nella mia lingua, il marocchino. Ho spostato le loro mani dalla mia faccia e me ne sono andata». Aggredita, umiliata, minacciata. In pieno giorno e a poche centinaia di metri dalla moschea di viale Jenner. E lei, marocchina, in Italia da 18 anni, sposata con figli, prima è morta di paura, poi è avvampata di rabbia: «Ma sono musulmani questi? Questi sono metodi mafiosi, non da musulmani. Non c’entra niente l’Islam. Qui c’entra solo la violenza alle donne». E ancora le trema la voce mentre al telefono racconta questo incredibile episodio di violenza legato alla sua attività di donna impegnata per i diritti delle donne musulmane. Perchè Dounia Ettaib, vicepresidente lombarda dell’Associazione donne marocchine in Italia (Acmid), gruppo di cui fa parte come socia onoraria anche l’onorevole di An Daniela Santanchè, è stata aggredita per un motivo preciso: la sua partecipazione, l’altro ieri, al processo di Brescia per l’uccisione di Hina Saleem, la ragazza pakistana uccisa dai familiari e seppellita nel giardino di casa perchè voleva avere un fidanzato italiano. […] Così ieri, mentre all’una di pomeriggio stava tornando a casa dal suo lavoro di impiegata alla Provincia, due uomini dietro di lei l’hanno chiamata per nome: «Ehi, Dounia». Poi le si sono avvicinati, l’hanno spinta contro un muro: «Devi smetterla di parlare di islamismo, ci stai smerdando davanti a tutti. Tu non sai niente di Islam, non puoi difendere una prostituta come te, una come Hina che se lo è meritato». […]

Il testo integrale dell’articolo di Paolo Colonnello è stato pubblicato sul sito della Stampa

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