Turchia, il giorno di Toptan il laico

Un laico alla presidenza del Parlamento in cambio di un presidente della Repubblica islamico? Il leader del partito islamo-moderato Akp (Giustizia e Sviluppo) Recep Tayyip Erdogan, forte di un risultato alle elezioni politiche dello scorso 22 luglio entusiasmante, con il 46% delle preferenze ottenute, sta giocando con sapienza la sua partita più delicata e una mossa strategica l’ha appena compiuta.

Dopo un confronto coperto dalla massima riservatezza con i suoi colonnelli Bülent Arinç, presidente del Parlamento uscente, e il delfino Gül, ministro degli Esteri nella passata legislatura, Erdogan ha estratto dal cilindro il nome di un laico, Köksal Toptan, come candidato dell’Akp alla guida del Parlamento turco, la seconda più alta carica dello Stato. Una scelta finemente studiata che l’ha subito premiato: Toptan è stato eletto ieri pomeriggio alla prima votazione, incassando 450 preferenze su 550 grazie al sostegno non solo dell’Akp ma anche dei socialdemocratici del Chp, dei deputati del Partito di sinistra democratico Dsp e di quelli del Partito nazionalista curdo Dtp.

Un trionfo che ha fatto subito dire a Erdogan: «È stato un inizio molto bello». Ma chi è questo laico capace di affermarsi in un partito islamo-moderato? Cosa l’ha reso un candidato ineccepibile? Toptan, giurista 64enne eletto in un collegio sul Mar Nero, non ha mai militato, al contrario di Arinç e Gül, nelle file dell’islam politico radicale e ha una moglie che non indossa quel turban, il tipico velo turco, che tante inquietudini suscita nei laici.Ma c’è di più. «Ha un biglietto da visita eccezionale, perché è stato capace di attirarsi le simpatie delle Forze Armate», ci spiega Volkan Aytar, uno dei responsabili del programma di democratizzazione della Fondazione per gli studi economici e sociali Tesev.

Il perché è presto detto: «Quest’uomo, che in passato ha ricoperto cariche importanti come ministro dell’Educazione e della Cultura, ha guidato, durante la precedente legislatura, la commissione Giustizia del Parlamento e ha giocato un ruolo fondamentale nel far passare gli emendamenti più draconiani alla nuova legge antiterrorismo, assecondando così soprattutto il volere dell’establishment laico e in particolare dei militari».

«Sono stato eletto come deputato del partito Akp, ma da ora in poi sarò imparziale: tutti i partiti sono i miei partiti, tutti i deputati sono i miei deputati», si è affrettato a dichiarare Toptan subito dopo la sua elezione. E ora che Erdogan ha dato prova di saper dialogare con l’opposizione, che cosa deciderà di fare, guardando alla imminente elezione del Capo dello Stato?

«Il leader dell’Akp – osserva ancora Aytan – dopo aver scelto un laico come erede del ben più radicale Arinç, potrebbe pretendere come contropartita l’elezione di Gül a Presidente della Repubblica. La sua candidatura appare ora molto più probabile, perché una rinuncia in tal senso, soprattutto alla luce del successo del 22 luglio, verrebbe vissuta come una debolezza imperdonabile all’interno dello stesso Akp e tra tanti suoi sostenitori». Ma c’è un problema. «Incurante del consenso popolare raccolto da Erdogan, il generale Yagar Buyükanit, Capo di stato maggiore e responsabile delle intimidazioni di aprile, ha già ribadito che il nuovo Presidente dovrà essere laico non solo a parole», ci ricorda il rettore dell’Università di Isik, Ersin Kalaycioglu, autore, tra l’altro del saggio «Turkish Democracy Today: Elections, Protest and Stability in an Islamic Society».
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Il testo integrale dell’articolo di Anna Kosetas è stato pubblicato sul sito de La Stampa

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3 commenti

Markus

Non ho nemmeno letto un articolo, ma ormai i partiti che si chiamano GIUSTIZIA, VERITA’, CRISTIANO, ISLAMICO… mi fanno venire tutti i brividi… guarda caso pure il partito polacco dei gemelli Kazzonski si chiama Giustizia e qualcosa e sta finalmente crollando per corruzione in appalti pubblici o roba del genere….

Steve

Invece penso che sia una mossa intelligente di un leader saggio, come Erdogan, che ha vinto le elezioni per la straordinaria crescita economica della Turchia e non certo per le sue radici islamiste.

lik

@ Steve

Perché tu pensi? Sulla Turchia i tuoi interventi sono tutti propagandistici. Dipendi cosa intendi per saggezza, ricordiamo che Erdogan come sindaco di Istanbul amava recitare
“i minareti sono le nostre baionette, le moschee i nostri accampamenti, i fedeli i nostri soldati”.

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