Teheran: fuga dal velo

Se il foulard non fosse obbligatorio i miei genitori si sarebbero rifiutati di lasciarmi frequentare l’università a Teheran. Può sembrare assurdo, ma questo pezzo di stoffa racchiude la promessa che mi comporterò bene. Soprattutto per mia madre che, rispetto a papà, è più conservatrice”. Ziba parla e le sue lunghe dita affusolate giocano con una ciocca di capelli castani sfuggita al controllo del velo. Un obbligo, quello per le donne iraniane di coprirsi il capo, che fu introdotto da Khomeini al suo ritorno in patria durante la Rivoluzione del 1979. […]
Se le mode segnano le differenze di classe, il sistema scolastico iraniano è invece aperto a tutti. E, con le quote riservate ai figli dei martiri della guerra contro l’Iraq, privilegia in realtà i più umili. Senza escludere le donne. “Proprio perché il velo è obbligatorio, molte ragazze di provincia sono riuscite a emanciparsi trasferendosi in città per studiare all’università”, continua Ziba. Lei, consapevole delle maggiori opportunità di lavoro, ha scelto di studiare ingegneria. “Le facoltà umanistiche danno una preparazione culturale migliore ma non offrono grandi prospettive di occupazione se non quelle dell’insegnamento e degli impieghi nella pubblica amministrazione”.
Sebbene sia diventato anche uno strumento di emancipazione e oggi il 63 per cento delle matricole universitarie siano ragazze, il chador nero continua a essere il simbolo dell’oppressione. In realtà, però, è soltanto il foulard a essere obbligatorio. “Questa etichetta è in parte giustificata: la nostra testimonianza in tribunale vale la metà, in caso di morte violenta le famiglie ricevono il 50 per cento dell’indennizzo rispetto a quando è coinvolto un uomo, noi figlie ereditiamo meno dei fratelli, ottenere il divorzio è un’impresa complicata e avere la custodia dei figli è un processo tutt’altro che automatico”. Da decenni le donne iraniane lottano per ottenere maggiori diritti e, anche se con grande fatica, hanno raggiunto qualche risultato. Ormai, quando i genitori divorziano, le madri riescono sempre più spesso a ottenere che i figli vadano a vivere con loro, in base al principio di competenza. È l’avvocatessa Zohreh Ameli-Majzadeh a spiegarmi la situazione nel suo studio legale a Teheran. “I minori sono affidati al genitore in grado di seguirli meglio. In termini pratici a colei che li accudisce nutrendoli, vestendoli e aiutandoli a fare i compiti. Se la madre si risposa, però, perde automaticamente la possibilità di tenere i bambini con sé”. […]

L’articolo completo è raggiungibile sul sito di Repubblica 

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9 commenti

Vassy - Kitsunegari

Mi pare che l’hijab sia un problema solo per noi occidentali… le donne musulmane sono oppresse da ben altro, come appunto le leggi sull’affidamento dei figli…

lik

@ Vassy – Kitsunegari

Non è assolutamente vero il primo stato ad aver vietato il velo nelle istituzioni pubbliche è la Turchia, poi la Tunisia e il velo è da tempo in dibattito nel mondo musulmano. Certo che tra il velo ed essere lapidata è ovvio che una donna preferisca il velo ma non è uno strumento di emancipazione, piuttosto di sopravvivenza in determinate circostanze.

Vassy - Kitsunegari

@ Lik
Non ritengo certo sia uno strumento di emancipazione, ma converrai con me che tra rischiare la lapidazione, non poter avere l’affidamento dei figli, non avere diritto di voto e non avere in genere diritto di decidere la propria vita, il velo passa in secondo piano.

lik

@ Vassy – Kitsunegari

Ma infatti io non ho mica detto il contrario, e la Turchia e la Tunisia sono senz’altro i due paesi islamici dove le donne hanno più diritti. Quindi possono occuparsi di velo. Noi comunque viviamo in occidente, a me il velo non da fastidio per la strada, invece un’ insegnate o una dottoressa con il velo, mi pone dei problemi. Pensa ad una ragazza vestita provocante in certi mestieri, viene licenziata in tronco, invece per il velo ti arriva la scorta di deputati di sinistra che difendono l”a tua cultura” come è successo con quell’insegnante di Ivrea. Che palle, se io mi presento al lavoro con i pantaloni a vita bassa e il tanga che mi esce mi danno un bel calcio nel sedere.

Soqquadro

Il problema è “rischiare la lapidazione, non poter avere l’affidamento dei figli, non avere diritto di voto e non avere in genere diritto di decidere la propria vita”, giusto, ma il velo è proprio il simbolo di tutto questo.

Ernesto

“Pensa ad una ragazza vestita provocante in certi mestieri, viene licenziata in tronco”
Dove? in quali mestieri?
Forse le suore…

Il Fauno

Quoto col botto Soqquadro. Quali diritti ci si deve aspettare per persone che non hanno neppure la possibilità di mostrare in pubblico la propria identità fisica e personale??

Io non so tu dove vivi e di quali ragazze parli, ma mi piacerebbe conoscerle, specialmente se mi presenti qualche segretaria o hostess che lavori in topless sulle linee aeree intercontinentali…

Nifft

@lik

Noi comunque viviamo in occidente, a me il velo non da fastidio per la strada, invece un’ insegnate o una dottoressa con il velo, mi pone dei problemi.

Perché? Non ci possono essere professioniste in Italia che portano il velo?

lik

@ Nifft

Un’ insegnante dovrebbe essere neutrale perché allora potrebbero andare anche con la maglietta viva berlusconi dato che il velo è anche un simbolo politico. Ed il fatto di aver tollerato le suore non è una buona ragione per tollerare insegnanti velate in futuro. Questo secondo me. Poi se vogliamo che la scuola pubblica vada a quel paese bene come è successo in altri paesi europei proprio a causa di queste situazioni.

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