Brescia. Asilo umanitario per il gay cubano

[…] Leonel Suarez Ruiz, 27 anni, cubano e omosessuale ha ottenuto, proprio ieri mattina, dall’ufficio immigrazione della Questura di Brescia il permesso di soggiorno «per protezione umanitaria».

Il ragazzo cubano aveva chiesto la possibilità di soggiornare in Italia motivando la sua richiesta con il clima di pesante omofobia in cui era costretto a vivere in patria. La sua omofobia rappresentava un motivo di discriminazione, ma non solo, visto che la pratica di asilo parla di rischio per l’incolumità del richiedente in caso di rimpatrio. Leonel non tornerà a Cuba, potrà restare in Italia.

A DARNE NOTIZIA è «Orlando-Comitato provinciale Arcigay di Brescia». Arcigay, che ha pesantemente criticato la scelta del rifiuto compiuta dal Regno Unito, sottolinea adesso con soddisfazione il diverso atteggiamento tenuto in Italia nei confronti di un omosessuale. «Nonostante le annunciate riforme legislative, la società cubana continua a essere fortemente discriminatoria nei confronti di gay, lesbiche e transgender impedendone di fatto la libertà di vita e di espressione», commenta per bocca del suo presidente Luca Trentini l’Arcigay bresciana.

LA DECISIONE favorevole al ragazzo cubano è arrivata da parte della Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato di Gorizia che ha accolto l’istanza di protezione umanitaria presentata tramite la Questura di Brescia-Ufficio Asilo politico. Insomma, determinante è stato il ruolo svolto dall’ufficio bresciano.

«L’ufficio Asilo politico della Questura di Brescia — sottolinea Trentini — ha seguito l’iter procedurale dell’istanza di asilo con professionalità e competenza giuridico amministrativa. Leonel e noi dell’Arcigay abbiamo avuto modo di apprezzare una burocrazia non distaccata e sensibile, che ha saputo ascoltare ed accogliere le motivazioni che impedivano il rientro nel proprio paese natale del cittadino straniero».

Ci ha messo del suo anche lo «Sportello rifugiati e richiedenti asilo del Comune di Brescia». […]

Il testo integrale dell’articolo è stato pubblicato su Il Giorno del 24 agosto e può essere letto sul sito gaynews.it

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10 commenti

Bruna Tadolini

Fra un po’ Bossi si scalmanerà: non solo accogliamo tutti i disperati extracomunitari musulmani ma ora anche gli omosessuali….!
Me lo sento “Difendiamo la nostra identità padana/cattolica/etero”!

rossotoscano

i padani non dovrebbero avere problemi perchè ce l’hanno sempre duro… piuttosto le padane avrebbero q

rossotoscano

continuo il mio post, non so ma è partito da solo quello di prima…
piuttosto le padane dovrebbero avere qualche problema, sentii in un intervista di una piccola cittadina del nord italia che le donne non vogliono la legalizzazione delle convivenze gay altrimenti correvano il rischio di perdere quei pochi uomini che restavano ancora nella loro piccola città… meditate gente… meditate su quanto grande possa essere la demenza umana…comunque approvo quello che ha deciso il comune di brescia

Nerone

Ogni tanto sono fiero del mio paese. gordon brown, guarda e impara. l’era di concedere asilo solo ai rifugiati dai paesi comunisti al tempo del blocco sovietico è finita da un pezzo.
o erano solo carità pelosa, quegli asili concessi allora?

NON SOTTOVALUTATE I MUSULMANI, SONO PERICOLOSI TANTO QUANTO I CRISTIANI

lik

Da Repubblica, un gay afgano

È deluso dal “no” alla richiesta di permesso di soggiorno?

«Certo che lo sono. Lo scorso anno c´è stato il caso di un afgano che si è convertito al cristianesimo e per questo rischiava la morte: l´Italia l´ha aiutato. Vorrei solo che si capisse che io rischio di finire come lui: spero che l´Italia aiuti anche me a restare qui e ad essere felice».

http://www.gaynews.it/view.php?ID=75054

Sandra

è del 1993 uscì un film che trovo bellissimo. Forse non è una pietra miliare del cinema, ma io ci vado matta. Il film è famoso, sicuramente in molti lo conosceranno già, ma per chi ancora non lo avesse visto, consiglio la visione di “Fresa y chcolate”, titolo italiano “Fragola e cioccolato” di Tomás Gutiérrez Alea e Juan Carlos Tabio. Credo che, nonostante il tempo trascorso, pur con le immaginabili differenze, credo possa rendere l’idea. Sarebbe bello da vedere anche il documentario di M. Moore “Fidel”. La scorsa settimana è stato trasmesso su Rai3, durante la lunga intervista el Líder Máximo ha toccato anche l’aspetto del machismo cubano e dei passi che restano da compiere affinchè gli omosessuali possano aspirare ad una vita più consona ai valori della Revolución.

fulf

a fidel resta da compiere un solo altro grande passo: quello nella fossa…
“aspirare ad una vita più consona ai valori della revoluciòn?”
e chi li stabilisce i valori? il popolo? il partito? il lider minimo?
e gli omosessuali dovrebbero praticare il sesso al suono di “bandiera rossa” o di “comandante che guevara”? o “el pueblo unido jamas sarà maricones”?
e che differenza c’è dall’aspirare la polvere ideologica dei fondamentalisti?
e chi sarebbe fidel? un altro papa? il detentore della verità? un filosofo (perchè lo dice m.moore)?
una patria, un fürher? la luce che guida le masse al radioso divenir?
stranamente le definizioni dei lider maximi, sotto tutti i cieli, sono identiche: da hitler a stalin, da mao a fidel, senza dimenticare il nostro… chi è la luce? chi per mano ci conduce? duceduceduce…
o invece fidel è solo uno tra i tanti “dittatori” che esercita come ha potuto (e gli hanno lasciato fare i sovietici, che pagavano i conti- e gli usa) la sua volontà di potenza (e la sua potenza reale)?
e quali sono i valori? lo spirito del gregge, ovvero la partecipazione coatta all’edificazione dell’uomo nuovo?
forse ti sei persa un altro film, quello di julian schnabel sul poeta cubano arenas.

Nerone

Come diceva un giornalista americano di cui non ricordo il nome, ognuno ha il suo dittatore preferito.

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Nerone

@ LIK: ho letto l’articolo sul gay afgano, purtroppo devo cancellare la fierezza per il mio paese, di ci parlavo nel msg precedente. l’asilo concesso al gay cubano E’ carità pelosa, come l’asilo che veniva concesso ai rifugiati dai paesi dell’ex blocco sovietico. Gordon brown è in buona compagnia.
Ma dico, questo gay afgano non poteva dire di essere nord coreano, almeno la regola della carità pelosa veniva applicata di sicuro?

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Sandra

@ Fulf
non essere così adirato, ciascuno di noi, nell’esprimere qualcosa, parte dal proprio modo di essere ed io non sono capace di esprimere le mie idee senza tenere in debito conto quelle altrui; il linguaggio è una convenzione, se dico mela, in Italia tutti capiscono cosa dico, se dico manzana, non tutti capiscono che si tratta dello stesso frutto, visto che tale parola lo definisce altrove o è chiara solo agli ispanoparlanti. Le persone, così come tutto il resto, hanno nomi e titoli e così possono essere citati e, come nel caso de “Líder máximo” sono riconosciuti da tutti, ne più ne meno come quello del “Che” e molti altri. I fatti e gli eventi, non li giudico a partire dal mio pensiero, credo che vadano contestualizzati. La realtà ultra quarantennale di Cuba è quella de la Revolución ed a partire da tale ambito va cambiata, le aperture espresse in quell’intervista dal signor Fidel, viste in quest’ottica, vanno tenute in debito conto. L’esportazione della democrazia e dei presunti valori di eguaglianza e libertà che essa propugna, lo vediamo quotidianamente, sono un’esperimento fallimentare; le situazioni, per incresciose e dolorose che siano, vanno cambiate dall’interno. D’altro canto, in questo democratico Paese, nel quale teoricamente gli omosessuali, lesbiche e transessuali dovrebbero vivere con pari diritti rispetto a tutti i cittadini, ovvero, rispetto a me compresa, anzi, dovrebbero semplicemente vivere, senza che neppure vi fosse la necessità di rivendicare qualcosa, apparentemente hanno una loro libertà, hanno mezzi di informazione, i loro festival, perfino le loro strade ed i loro locali, ma liberi del tutto non sono; licenziamenti, mancate assunzioni, pestaggi, problemi familiari, scolastici, sociali o semplici umiliazioni quotidiane, dovrebbero ricordarcelo, ed anche quì, per quanto la realtà socio-politica sia differente, al pari di Cuba, le cose si cerca di cambiarle dall’interno, lavorando sulla coscienza sociale e su quella politica. Quanto alla visione della pellicola di Schnabel, più realtà si conoscono, meglio è, ma idi per sè la sua visione, nulla può togliere alla gradevolezza della visione di Fresa y chocolate. Quanto all’omosessuale afgano ed eventualmente a tutti gli altri di ogni parte del mondo, compresa la lesbica in fase di “scaricamento” in Inghilterra, sono molto, molto dispiaciuta di ciò che accade, ma visto che siamo atei e non crediamo nei miracoli e neppure nei sortilegi, il discorso è sempre lo stesso: lottare dall’interno per cambiare l’esterno! Lottare con noi stessi affinchè la pigrizia mai ci porti a soprassedere o ci levi la voglia di aggiornarci costantemente; affinchè la veemenza non ci renda sordi ai discorsi altrui, e con i nostri interlocutori, affinchè la logica possa far breccia nell’irrazionalità di certe posizioni

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