Myanmar: monaci in corteo contro la dittatura

La leader dell’opposizione birmana e premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi, è uscita da casa a Yangon per salutare i monaci buddisti che sfilano in una marcia di protesta contro la giunta militare. Aung San Suu Kyi da quasi 12 anni è agli arresti domiciliari. Aung Suu Kyi, restando all’interno del compound della sua residenza a Yangon, per circa 15 minuti ha salutato i monaci che sfilavano, secondo quanto riporta “Mizzina News” un sito internet d’informazione su Myanmar (ex Birmania) creato da birmani in esilio.
«Abbiamo visto Aung Suu Kyi uscire dalla sua casa. Indossava una camicia gialla. E quando è comparsa la folla ha iniziato a urlare «Lunga vita a Aung Suu Kyi», hanno riferito testimoni oculari al sito. La leader dell’opposizione, che da quasi 12 anni è privata della libertà, non ha potuto rivolgersi direttamente ai manifestanti, ma, secondo quanto riporta l’Afp, uscita in compagnia di due donne e si è messa a piangere salutando i monaci a distanza. Il corteo ha potuto raggiungere eccezionalmente la residenza di Suu Kyi che solitamente è isolata dalle forze dell’ordine.

Fonte: Corriere 

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11 commenti

ren

Coraggiosi questi monaci. Forse i laici, non religiosi e atei dovrebbero prendere esempio da loro e fare una manifestazione nazionale in Italia contro l’invadenza del vaticano e dire a chiare lettere che non vogliono essere disturbati nell’esercizio delle loro libertà di pensiero dalla violenza verbale, televisiva e dei mass media in genere guidati dal vaticano.

Flavio

@ ren

Ti sei perso la giornata dell'”Orgoglio Laico” e il Gay Pride nazionale a Roma?

watchdogs

non so perché il mio commento è stato cancellato, avevo solo scritto che i monaci oltre tutto da giorni rifiutano le elemosine dei militari, cosa che per loro equivale a una scomunica…

Steve

E naturalmente i 544 preti cattolici del Myanmar (statistiche 2004)sono tutti imboscati.

I soliti vigliacchi cattolici dalla parte dei potenti.

Lorenzo

è che i monaci di Myanmar sono parte di una “chiesa nazionale”, mentre i preti cattolici sono parte di un’organizzazione internazionale dedita a vari traffici e affari. I primi dunque devono la loro lealtà all’interesse del loro paese (come fanno i preti protestanti), i secondi agli interessi dell’organizzazione CCAR.
E’ interessante notare come in paesi a scarsa vita democratica, come la Turchia, l’Algeria o appunto Myanmar, l’unica forma di protesta concepibile per la popolazione oppressa sia appoggiarsi a movimenti religiosi che le dittature non ardiscono reprimere.
Ciò non funziona bene, tuttavia, lì dove (come in Egitto con Al-Azhar) esiste un unico centro religioso di potere: espugnato quello, infatti, gli altri religiosi “ufficiali” si allineano al potere. Ed ecco dunque varie forme di resistenza eterodossa come i ‘Fratelli musulmani’…

ren

@ Flavio

Si, hai ragione, ci sono stati quei due eventi importanti, ma intendo un ulteriore passo che sarebbe sempre utile per far capire che quei due fatti non erano isolati. Io credo che i non cattolici dovrebbero acquisire maggiore visibilità comunque. I cattolici invadono tutti gli spazi possibili sui media, non si limitano a comparse episodiche.

matteo

Adesso non bisogna accanirsi sulla chiesa cattolica. Non serve a nulla. Quello che bisogna fare e di sostenere l’intero popolo della birmania xche’ se lasciato da solo la sua protesta x la liberta’ verra’ annegata nel sangue. La cosa piu’ vergognosa e’ la totale assenza di voci forti contro il regime militare da parte dei governi mondiali che “lottano” x la liberta’.
Come al solito la liberta’ e’ un diritto dei piu’ forti (e ricchi).
Pregate qualsivoglia dio affinche’ la dittatura militare finisca ed il popolo della Birmania possa essere libero.

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