Rita Guarino: «Basta con gli stereotipi del calcio lesbo»

«L’unica pubblicità che si fa al calcio femminile è legata ai presunti scandali o alla omosessualità, tra l’altro allo scopo di screditare piuttosto che rivalutare». Sono le parole di Patrizia Panico, centravanti della nazionale femminile di calcio dopo una sua intervista alla Gazzetta dello Sport un anno fa, dal titolo quanto mai significativo, «La Panico: ho baciato una donna». Dai qui partiamo per una chiacchierata con Rita Guarino, psicologa torinese, classe 1971, ex calciatrice in serie A con Juve, Reggiana, Monza, Lazio, Verona e Torres. Nel 2000 ha partecipato alle finali del campionato Usa con il Maryland Pride e nella sua carriera ha vinto cinque campionati italiani. In Nazionale 99 presenze e 35 reti partecipando a 2 mondiali e 3 europei. I luoghi comuni sul calcio delle donne sono duri a morire o quanto meno stentano a scovare le pieghe di un’accurata analisi, rispetto al prurito di voyerismi e gossip. Specie se a scriverne sono gli uomini. «Nel calcio femminile c’è una buona percentuale di donne omosessuali, come in qualsiasi altro gruppo umano: non mi pare strano», dice Rita. A Torino collabora con una scuola calcio individuale animata dall’ex granata Patrizio Sala che fornisce una preparazione tecnico-tattica personalizzata a ragazzi e ragazze. «Quando tocco la palla e vedono cosa sono capace di fare, si entusiasmano».
Come mai mentre nel mondo femminile l’omosessualità è tutto sommato vissuta in maniera libera, tanto da diventare un luogo comune, nel calcio maschile invece rimane ancora oggi un tabù, qualcosa che non viene allo scoperto?
Credo che la società italiana non sia ancora in grado di consentire a personaggi così in vista un coming out come questo: pensiamo ai cori dei tifosi, ai giornalisti, a come reagirebbero a fronte di certe prestazioni. Il calcio è machista, non ammette certi comportamenti e del resto l’argomento è estremamente privato. Anche se è evidente da certe pubblicità come molti giocatori siano diventati icone gay. A volte penso che sarebbe bello vivere in un mondo solo bianco e nero, ma purtroppo non è così». […]

L’articolo completo è raggiungibile sul sito del Manifesto 

Archiviato in: Generale