Stefania Rocca: un figlio in Italia, cellule staminali a San Marino

L’attrice Stefania Rocca ha scelto Milano, per far nascere Ariele, un bel maschietto di 3 chilogrammi e mezzo, il suo primo figlio, avuto col compagno, l’imprenditore Carlo Capasa. Non è stata una scelta a caso quella dell’attrice, che si è rivolta alla Mangiagalli. Nota come uno dei templi dell’ostetricia in Italia, quella di via della Commenda è anche una delle poche cliniche italiane che consente di spedire il sangue del cordone ombelicale all’estero. Solo all’estero infatti è possibile conservazione delle staminali per curare le eventuali malattie genetiche del proprio bambino. Cosa che in Italia non è consentita. […] Così Stefania Rocca, come altre 4.000 donne all’anno, si è rivolta a una banca privata straniera. “Ho scelto la Mangiagalli perché lì ero sicura – spiega l’attrice – della possibilità di recuperare in sicurezza il sangue del cordone di mio figlio, adesso conservato nei laboratori Bioscience di San Marino, per poterlo usare in futuro se dovesse averne bisogno”. Oltre ai limiti della legge italiana, anche il costo dell’operazione non è irrisorio: 2000 euro per il kit che consente il prelievo, la conservazione e la spedizione del campione e 50 euro all’anno per i successivi 20 anni di custodia. Non tutte le cliniche italiane collaborano quando una donna esprime questo desiderio. È necessario infatti che il ginecologo, al momento del parto, esegua il prelievo prima di eliminare placenta e cordone. E che successivamente, consegni alla donna il campione, perché venga spedito all’estero. È di agosto l’interrogazione parlamentare dell’onorevole Donatella Poretti (Rosa nel pugno) che ha denunciato come in un altro prestigioso ospedale milanese, il Buzzi, 4.000 parti all’anno, “il centralino risponda che il primario in accordo con la direzione sanitaria non consente il prelievo a fino autologhi ma solo allogenici”. Secondo la Poretti, dunque, il Buzzi, sede di una delle “banche del cordone” istituiti dal servizio sanitario pubblico, “non applica la legge”.

Testo integrale dell’articolo di Zita Dazzi sul sito di Repubblica

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4 commenti

claudio r.

Stanno tentando di ammazzare ciò che resta del pluralismo: i blogs. Questo è ciò che stanno tentando di fare, col D.L. del 3 Agosto 2007, che costringerebbe anche i blogs a stare all’interno della cornice legislativa che regolamenta tutti i “prodotti editoriali” (giornali quotidiani, periodici, TV e quant’altro). L’articolato in formato *.pdf può essere scaricato dal seguente link:

http://download.repubblica.it/pdf/2007/legge_editoria.pdf

Firmate questa petizione
http://www.petitiononline.com/freeblog/petition.html

Emi

@ claudio r.
Ho firmato la petizione, come altre su petitiononline, ma mi rimane sempre il dubbio che non portino a nulla. A parte il fatto che si raggiunge sempre un numero esiguo di firme totali, perché queste medesime abbiano valore non dovrebbero essere validate in qualche modo? Mi sembra che alcuni firmino solo col nome, qualcuno addirittura sembra con pseudonimo. Come funziona?

claudio r

Il gestore delle petizioni, che richiede un e-mail valida, si preoccupa tramite controlli incrociati
di verificare l’autenticita’ dei sottoscritturo, il tutto naturalmente entro ragionevoli certezze,
nel senso che la garanzia di veridcita’ non puo’ essere fornita al 100%.
E’ evidente che i risultati saranno quelli che saranno, ma penso che il brusio che viene
da basso giunga rinforzato da queste iniziative alle orecchie di chi lo deve percepire.
Insomma tutto serve secondo me.

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