Concordati e guerrafondai

Piacerebbe, periodicamente, poter dare una buona notizia che riguardi un passo avanti verso la completa autonomia dello Stato italiano da quello vaticano. Invece, troppo spesso, siamo costretti a registrare salti da gambero, su questa direttrice.
Per fortuna e con amarezza, possiamo appellarci alla cronaca politica della vicina Spagna, che ogni tanto ci regala qualche segnale di… resistenza laica.Qualche tempo fa abbiamo dato conto dell’inserimento dell’Educazione civica nei programmi scolastici iberici. E già quello, viste le reazioni da parte della Conferenza episcopale, è stato un terribile affronto alla religione cattolica! Oggi l’agenzia Apcom ci consegna un’altra notizia interessante. Con buona probabilità i socialisti di Zapatero, in vista delle elezioni politiche del 2008, inseriranno nel loro programma elettorale la riscrittura degli accordi col Vaticano firmati nel 1979 e della Legge sulla Libertà religiosa (1980). Si apprende dal quotidiano El Mundo che «per i socialisti si tratta dunque di adattare pienamente al testo costituzionale il trattato con la Chiesa cattolica, imprimendo un chiaro carattere laico al programma elettorale». Si deve ricordare, infatti, che il primo Concordato fra Spagna e Vaticano fu firmato nel 1953, cioè in pieno regime franchista, e fu sì rivisto dopo la fine della dittatura, ma venne comunque approvato in via definitiva un mese prima dell’approvazione della Costituzione della Spagna democratica!

«Fra gli elementi cruciali – prosegue Apcom – di questa revisione dovrebbe esserci la limitazione del ruolo della Chiesa cattolica nell’esercito, per tenere conto della crescente pluralità religiosa di un’istituzione che oggi è professionistica e accoglie sempre più immigrati».

Oltre alla questione della multietnicità e della conseguente multireligiosità dell’istituzione-esercito, che giustamente i socialisti spagnoli evidenziano, non può non tornare in mente la nefasta quanto paradossale vicinanza della Chiesa, un’istituzione che predica “pace e bene”, con le gerarchie militari, preferibilmente dittatoriali e guerrafondaie.

Se qualcuno pensa ancora che tale consuetudine vaticana appartenga a un remoto passato, può andare il 28 ottobre prossimo a piazza S. Pietro, dove non meno di 498 franchisti (ma potrebbero essere molti di più), morti durante la guerra civile del 1936-1939 e perciò “martiri della Repubblica” per la Conferenza episcopale spagnola, verranno beatificati in massa da papa Ratzinger.

Ognuno pianga i suoi morti, per carità. Ma non è un po’ strano che i morti degni della beatitudine eterna siano spesso nelle file di chi si è opposto alla democrazia? Forse, nella strenua resistenza politica nei confronti della Chiesa cattolica, Zapatero e compagni stanno soltanto realizzando questa verità del passato e del presente, in largo anticipo rispetto a noi.

Fonte: Resistenza Laica

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6 commenti

Markus

E noi invece ci teniamo il concordato ed un codice penale fascita e post concordatario 🙁

lugachov

una volta eravamo noi il modello di sviluppo della Spagna, che usciva da una lunga e oscurantista dittatura e si affacciava verso l’Europa.

Ora sono anni-luce davanti a noi, soprattutto per merito di una classe dirigente coraggiosa, laica e davvero progressista… che magra figura al confronto il governo “di sinistra” di prodi…

Moebius93

Ci credo che che il concordato in spagna sia stato approvato durante il regime franchista, 8 membri del suo governo erano dell’Opus Dei….
Chissà quanti sono nel governo italiano!!??
Ciao a tutti

Bigluc

Purtroppo in Italia il partito socialista non esiste! Quel poco che si salva (Boselli e pochi altri) comprende personaggi come De Michelis!
Per tutti gli altri non ci sono parole da spendere!

Vash

E’ un discorso semplice ed alla portata di tutti ma non alla portata dei politici italiani. Più passa il tempo e meno riesco a capire come mai siano così attaccati a quell’istituzione!

alfredo

intanto il vaticano il 28 p.v. si prepara a santificare 498 preti spagnoli spie e complici della repressione franchista durante la guerra civili. anche questa è, a suo modo, una risposta a zapatero.

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