La musica in Chiesa: è ora di cambiare strada?

Vi piace la musica che ascoltate in Chiesa? O forse, come sostiene monsignor Valentin Miserachs Grau, direttore del Pontificio Istituto di Musica Sacra, “In nessun campo di quelli toccati dal Concilio Vaticano II – e sono praticamente tutti – si sono prodotte maggiori deviazioni che in quello della musica sacra”. E continua: “Quanto siamo lontani dal vero spirito della musica sacra, dalla vera musica liturgica”. Sarebbe forse necessario che la Santa Sede creasse una specie di “Ministero della Musica Sacra”, con il compito di dare direttive, guidare, e anche, perché no? – sorvegliare che non si “inventino” cose che in fondo non hanno molto a che vedere con quello che succede in Chiesa. Mi permetto un osservazione personale. Qualche mese fa ero a Parigi, e sono andato alla messa del sabato pomeriggio nell’antica chiesa di Saint Paul- Saint Louis, quella in cui tradizionalmente si conservavano i cuori dei sovrani di Francia. Tutto bene, salvo il fatto che la musica era garantita da una specie di orchestra rock, che personalmente – la musica rock mi piace – non ho trovato particolarmente adatta ad ispirare pensieri divini e celestiali. Forse è a questo che si riferisce monsignor Miserachs Grau, quando dice: “Come possiamo sopportare che un’ondata di profanità inconsistenti, petulanti e ridicole abbiano acquisito con tanta facilità carta di cittadinanza nelle nostre celebrazioni”? E pensa, non senza fondamento, che è un errore pensare che le persone “debbano trovare nel tempio le stesse necessità che vengono loro propinate fuori. La liturgia deve educare il popolo, inclusi giovani e bambini, in tutto, anche nella musica”. E chiude con un affondo tranciante: “La verità è che molta della musica che si scrive oggi, o si mette in circolazione, ignora senza dubbio non dico la grammatica, ma persino l’alfabeto dell’arte musicale”.

L’articolo di Marco Tosatti è stato pubblicato sulla Stampa.it 

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