Retorica del volontariato

L’ultimo numero di Famiglia Cristiana presenta ai suoi lettori Marina Trivelli, 38 anni, medico in un ospedale dell’Angola. Massimo rispetto. Anche se viene da portarle meno rispetto leggendo una sua affermazione: «A volte mi chiedo come fanno gli atei a vivere». Tranquilla: gli atei ci riescono benissimo. Anche in Africa, anche da volontari.

L’articolo ci informa che “la Focsiv le ha assegnato l’”Oscar del volontariato 2007”. Complimenti. Però non è che sia proprio una notiziona: la Focsiv è infatti un’associazione cattolica, di cui fa parte il CUAMM- Medici con l’Africa, per cui lavora Marina Trivelli. Insomma, è un po’ come se l’UAAR assegnasse un “Oscar per la laicità 2007” a un suo socio.

Famiglia Cristiana non lo fa notare. In compenso scrive che “l’ospedale dà lavoro a 120 persone pagate dal Governo”. L’ospedale, però, appartiene alla diocesi di Ondijva (un territorio, secondo l’Annuario Pontificio, cattolico solo per due terzi): l’articolo non ne dà notizia. Leggiamo anche che “l’Unicef sta finanziando il controllo dell’infezione da Hiv”: ci chiediamo se in tale ambito si attui una seria politica a favore della contraccezione, ma ci diamo la risposta da soli. Altri finanziamenti arrivano dalla provincia di Trento: l’organizzazione lamenta infine che il ministero degli esteri non abbia sborsato altri fondi.

Ribadendo la massima stima per chi porta avanti un impegno di questo tipo in un ambiente così rischioso, mi sembra comunque quantomeno doveroso interrogarsi sulla retorica cattolica del volontariato, che troppo spesso nasconde i cospicui finanziamenti che lo supportono, i reconditi fini confessionali nonché una pratica quotidiana che, sovente, antepone la propria dottrina alle reali esigenze mediche della popolazione. Chiariamo: denunciare tale retorica non significa attaccare il volontariato. Significa semmai liberarlo da ipoteche religiose che non necessariamente ne costituiscono l’essenza.

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29 commenti

Paolo Garbet

Ormai il volontariato sta diventando un’altra forma di impiego pubblico, magari con meno garanzie, ma anche con meno controlli.

Antonio_C

Come fanno gli atei a vivere? Respirano, bevono, mangiano …..

OF

«A volte mi chiedo come fanno gli atei a vivere»

Usando la stesa macchina biologica dei credenti e forse usandola un po’ più integralmente

Lady Godiva

Se la retorica in Italia si limitasse solo al volontariato saremmo tra i primi 4 paesi più evoluti al mondo.

BX

Ma non solo la ‘retorica del volontariato’ è discutibile per quanto Raffaele Carcano ha fatto benissimo a ricordare… Personalmente ritengo che il volontariato in generale, quando viene ‘istituzionalizzato’, con tutto il rispetto e la stima per chi lo pratica, non diventi altro che la legittimazione delle storture che la società produce e alimenta.
Provo a spiegarmi riportando la domanda che rivolgevo sempre ai miei studenti: “Secondo voi, la Croce Rossa, proprio con riferimento all’occasione storica che ha portato il medico svizzero a promuoverla segnandone lo sviluppo successivo, ha contribuito alla diminuzione o all’incremento delle guerre”? I più riflessivi non potevano che rispondermi che aveva contribuito all’incremento. Quanti eserciti hanno ritenuto di mettersi la coscienza a posto e a sentirsi legittimati di fronte alle carneficine che la loro stessa esistenza comportava provvedendo a dotarsi – oltre che del cappellano militare – di una efficiente Croce Rossa?
Questo significa allora che per esempio Gino Strada non sta svolgendo un’attività meritoria? Naturalmente no, ma quante volte proprio Gino Strada ha gridato con tutte le sue forze che sia posta fine alle condizioni che lo costringono a fare ciò che fa, cioè alle guerre!

J.C. Denton

Spiegate a quella gallina chi è Gino Strada (uno a caso, ce ne sono anche altri ovviamente).

Tapioco

Il problema è casomai chiedersi perchè una persona ha bisogno di uno “stimolante” come la religione per reggere. Se ci sono centania di migliaia di persone al mondo che possono farne tranquillamente a meno, vuol dire che non è indipensabile, nè naturale. E’ come se un drogato ci chiedesse come facciamo a non bucarci pure noi, e ci prendesse per scemi perchè non lo facciamo.

Gianni B.

Bella questa, Tapioco 🙂

Il profondo interrogativo della dott.ssa Trivelli (un nome, un destino, un desiderio) deve ricevere l’unica risposta che merita: noi atei viviamo benissimo, ma vivremmo ancora meglio senza bigotti fanatici come Lei in giro.

Lady Godiva

Gianni B. scrive:

29 Novembre 2007 alle 17:48
Bella questa, Tapioco

Il profondo interrogativo della dott.ssa Trivelli (un nome, un destino, un desiderio)

Vivremmo però benissimo anche senza commenti maschilisti, quasi che non si possa vivere serenamente senza un masculo

😀

Carlo

Condivido le vostre riflessioni sul volontariato. Aggiungerei che in Italia ci si affida troppo al buon cuore di moltissimi volontari (moltissimi NON CATTOLICI) e troppo poco a figure professionali. Insomma, abbiamo centinaia di migliaia di volontari, che alleggeriscono non poco il costo dell’assistenza. Se queste risorse fossero ben sfruttate e indirizzate in maniera corretta, e non sfruttate semplicemente come tappabuchi, potremmo avere uno dei sistemi sociali migliori del mondo a un costo accettabile.

pietro

@bx
mi duole porre in evidenza che la Croce Rossa (che deriva il simbolo dalla bandiera elvetica) non ha nè aumentato nè calato i conflitti. La sola differenza è che ora una organizzazione internazionale si presta a curare indifferentemente tutti i feriti di un conflitto. Fedele all’impegno del suo fondatore Henry Dunant, “placare tutte le sofferenze umane senza distinzione di nazionalità, di razza, di religione, di condizione sociale o di appartenenza politica”. Direche questa organizzazione ha incrementato i conflitti è come affermare che i medici fanno umentare le malattie.

Gianni B.

@Lady Godiva
Hai ragione Lady, chiedo umilmente scusa alle trivellate 🙂

BX

X pietro.
Le malattie, per quanto molte di esse siano provocate dall’uomo stesso, sono comunque un fatto naturale e in qualche misura sono inevitabili. Le guerre, per quanto alcuni lo affermino, non sono affatto inevitabili, e, pur non essendone ovviamente la causa, e pur svolgendo nell’immediato opera altamente meritora, la Croce Rossa offre loro una sorta di alibi. Pensa se non si potesse contare sulla Croce Rossa: forse il non poter contare sull’automatica presenza di chi cura queste assurde ferite farebbe riflettere un pò di più chi le infligge e chi ne è vittima. E la internazionalizzazione della Croce Rossa contribuisce ancor di più – nel senso che ho cercato di spiegare – a dare per scontato che le guerre ci saranno sempre.
In questo senso dico che la Croce Rossa ha finito (non certo intenzionalmente, ci mancherebbe… per quanto c’è sempre anche chi ci specula, e come!) più per incrementare che per far diminuire le guerre.

Lady Godiva

Sempre x Gianni B.
Accidenti ritiro il “signorile”.
Ho letto male il tuo commento.
(che è da carrettiere)

🙂
🙂
🙂

giordana

Mi sa che il come faranno a vivere era letterale. (Sottinteso: senza i soldi che abbiamo noi).

lacrime e sangue

Ma come diamine è riuscita ad infilare l’ateismo in un discorso sul volontariato?
Quanta morbosità implicita: ‘come faranno a vivere, a resistere felici senza la stampella contro la paura della vita e della morte rappresentata da dio, che noi zoppi invece usiamo?’
Non è forte e adulta abbastanza per sopportare la vita senza un sostegno esterno e padreterno… Padreterno=un papà eterno: una bambina sotto tutela perenne per tutta la vita. Che tristezza.

@BX Sospetto che ai guerrafondai non interessi un piffero delle sofferenze dei soldati. Anzi, la presenza dei medici non militari è fastidiosa perchè possono divulgare notizia di scelte tattiche macellanti e decerebrate.

Umberto

Vorrei rassicurare la dottoressa Trivelli, noi atei viviamo in genere benissimo, io per esempio amo quello che c’è di meglio al mondo, la buona tavola, la buona musica, viaggiare, ogni tanto fare sesso, vedere un bel film (non certo in TV, monopolizzata dalle fiction su padre pio e altra spazzatura simile), una buona lettura, una serata a teatro, un’allegra riunione di amici e potrei andare avanti ancora…..
Vede bene dottoressa che noi atei il tempo lo sappiamo impiegare benissimo.

Jeeezuz

essere atei è la condizione normale dell’essere umano.
E’ la religione che funziona come LSD: continui a ridere anche quando sbatti contro un muro e vedi cose che non ci sono.

BX

X lacrime e sangue.
Certo che ai guerrafondai non importa un piffero delle sofferenze dei soldati, ma devono fare i conti con i loro timori che potrebbero anche indurli a disertare… e la Croce Rossa serve in qualche modo a rassicurarli. In quanto ai medici non militari, o anche militari, come del resto i militari stessi, potranno denunciare tutto quello che vogliono, ma tanto, si sa, la guerra è guerra, e, o non ci si va, o se ci si va, se si diventa parte integrante, ‘istituzionale’, della stessa, il primo dovere è di accettarne tutte le schifezze: i soldati per ammazzare e farsi ammazzare, il personale sanitario della Croce rossa accorpato agli eserciti, per rattoppare i rattoppabili in modo che possano riprendere ad ammazzare e ad essere ammazzati. In quanto alle ‘scelte tattiche macellanti e decerebrate’… in un quadro di guerra, anche le più tecnicamente perfette (quelle che hanno creato il mito dei grandi condottieri, dai grandi strateghi – Napoleone, per fare un nome) per me sono comunque sempre tali.

Aldo Grano

Mi dispiace per il commento della Dottoressa. Chi non è mai stato ateo difficilmente capisce gli atei. L’ ho scritto ierlaltro nel post del decalogo di A. Bottoni e ne è una conferma. Ma chi è sempre stato ateo, di famiglia atea, capisce i credenti, almeno quelli del suo paese?

BX

x lacrime e sangue.
Nessun dubbio che ai guerrafondai “non interessi un piffero delle sofferenze dei soldati”, ma devono pur fare in modo di poterli utilizzare al meglio come soldati, cioè come strumenti di morte il più efficienti possibili. Il personale sanitario aggregato ad una truppa ha ‘istituzionalmente’ questo compito che, negli eserciti ‘cristiani’, integra quello del cappellano militare (negli eserciti sovietici c’era il commissario politico). Ora, medici, cappellani, commissari ecc., ma anche i soldati stessi, possono denunciare ciò che vogliono, ma fin che sono parte integrante di un esercito in guerra… o si dissociano ‘disertando’… oppure il loro compito è quello di rattoppare, fisicamente e moralmente, il rattoppabile, quale che siano le scelte tattiche “macellanti e decerebrate”. Che, per quanto mi riguarda, sono sempre tali, anche quando vengono magari esaltate come ‘colpo di genio’ di grandi condottieri e grandi strateghi.

BX

Una aggiunta, in particolare x pietro.
Ho parlato di “personale sanitario aggregato ad un esercito in guerra”, mentre pietro parlava giustamente della Croce rossa che, come organizzazione internazionale, “cura indifferentemente tutti i feriti di un conflitto”. Non credo che questo cambi la sostanza del ruolo della Croce Rossa: anche se sicuramente non è questo che vuole, finisce pur sempre per ‘rimettere in piedi’ chi, rattoppato, procurerà ancora ‘materiale’ da curare. Un assurdo circolo vizioso.

m.c.

mah un mio parente medico ha lavorato x alcuni mesi in vari ospedali della Croce Rossa internazionale, in Africa ed in Asia, mi ha detto che la maggior parte dei feriti che curavano erano civili, molti bambini.

BX

X m.c.
Ma certo (v. Gino Strada), lo so bene! Il punto però – anche se odio uare questa espressione – è un altro: una organizzazione formalmente istituita per ‘curare i feriti di ogni conflitto’ avalla i conflitti. La contraddizione sta nella sua formalizzazione.
Mi scuso, ma non so spiegarmi meglio.

OF

un ateo capisce mediamente meglio un credente che viceversa, questo semplicemente perché un credente può essere ignorante della propria religione e delle altrui religioni ma un ateo per riuscire ad essere tale deve avere una conoscenza media maggiore di un credente delle religioni in generale (ed eventualmente di una in particolare). E questo lo ha vissuto ogni ateo che parla con un credente (naturalmente ho specificato in media, vi sono le eccezioni, é come dire che in media gli uomini sono più alti delle donne)

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