I nostri “cervelli”, sottopagati e precari

Borsisti: 830 euro; assegnisti:1.100 euro; ricercatori: 1.200 euro. Sono questi gli stipendi netti medi italiani dei ricercatori al Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) nei 108 istituti presenti in Italia. Non è certo un gran valore quello che lo Stato riconosce ai “cervelli” italiani, gli scienziati giovani e meno giovani su cui poggia uno dei settori che dovrebbero essere considerati strategici nello sviluppo di un Paese. Stipendi bassi – nella media, nonostante anni di studio e di preparazione e elevata qualificazione, si è al di sotto del salario percepito da un operaio – a cui si aggiunge una grande precarietà.
La fuga dei cervelli è una conseguenza anche di questo, del disagio che si vive giorno dopo giorno nei laboratori. Il risultato? La dispersione di giovani intelligenze impossibilitate che, proprio a causa della forte instabilità della posizione, si vedono, di fatto, ostacolate nel proseguire il percorso intrapreso. Attualmente il personale del Cnr è di circa settemila unità; tra loro i precari sono circa 2.500 tra i ricercatori e “solo” 150 nel personale amministrativo.
«Le spade di Damocle sono essenzialmente due – spiega il professor Francesco Clementi del Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Milano -: le ultime Finanziarie hanno penalizzato lo sviluppo della ricerca italiana iscrivendo la categoria alla voce dei tagli e il blocco delle assunzioni è fermo al capolinea dal 2001. Siamo in fuorigioco rispetto agli standard internazionali […]
Oggi manca un flusso bidirezionale tra i cervelli che aumentano il prestigio della cultura scientifica: i ricercatori italiani lasciano il Paese, quelli stranieri non ne sono attratti. Così il gioco si rompe. Al punto che la grande differenza tra l’Italia e gli altri Paesi dell’Ocse è sintetizzabile con l’immagine di un biglietto di sola andata: chi esce e trova spazi all’estero poi difficilmente ritorna. Anche perché, chi non se ne va, resta in balia degli eventi aspettando un concorso che non arriva mai. È inoltre sempre più preoccupante l’abbandono di numerosi borsisti fin dalla prima fase della carriera, ovvero dopo la laurea e il successivo conseguimento del dottorato di ricerca triennale.
Uno dei disagi peggiori è lo stipendio che, oltre ad essere misero, come già evidenziato, viene riconosciuto con una modalità di pagamento cumulativa e non mensile. Non solo, dunque, un borsista deve accontentarsi di 830 euro al mese; ma questa cifra la prenderà soltanto a 90 giorni. Per esempio, la retribuzione di settembre/ottobre viene liquidata soltanto il 27 di novembre. Questo comporta che in molti casi sia necessario un intervento diretto delle famiglie per aiutare i “poveri” scienziati. Il risultato è una somma di situazioni precarie che porta come conseguenza un inatteso e gradito regalo ai centri di ricerca all’estero, pronti ad accogliere a braccia aperte le nostre “menti”.

Fonte: Corriere 

Archiviato in: Generale

4 commenti

Generazione Blog

E’ online il pamphlet liberamente scaricabile, “Il protocollo welfare visto dai Bamboccioni”, di Federico Mello, già autore de “L’Italia spiegata a mio nonno”, Mondadori.
Il pamphlet analizza punto per punto il protocollo sottoscritto da governo e parti sociali, con un linguaggio ironico e comprensibile.
Dalle venti pagine in PDF emerge un quadro molto chiaro: ancora una volta sono i più giovani a pagare il prezzo più caro delle scelte pubbliche italiane. Ma è ora che i Bamboccioni, soprattutto quelli “incazzati”, comincino a farsi sentire.
Da scaricare su http://www.generazioneblog.it
Ufficio Stampa Generazione Blog

Bruna Tadolini

Vado contro corrente!
Il problema non è la precarietà che è ben peggiore nella mitica america.

Ma là ti danno uno stipendio ben più elevato, ti fanno fare delle ricerca con tutti i mezzi necessari, senza ristrettezze, per cui non butti via parte della tua unica ed irripetibile vita, ti apprezzano per quello che vali, indipendentemente dalla tua età!
Precario ma realizzato!!!!

Ho già avuto occasione di dire come i concorsi pubblici per entrare nella ricerca italiana siano ASSURDI. Perchè i ricercatori non solo prendono solo 1200 Euro ma vincono un consorso a 35-40 anni!!!! Quasi sempre quelli buoni se ne sono già andati o si sono accasciati!
Infatti ti assumono in base a ciò che hai fatto e non a ciò che farai! Quelli che sono stati lì per anni senza idee sopravanzano i giovani pieni di idee! E’ di questi abbiamo bisogno!!!

lacrime e sangue

Ormai mi viene l’ulcera. All’ultimo concorso per ricercatore un professore mi ha consigliato di non partecipare: la candidata vincente era già stata scelta. Io non avevo possibilità, se non di dare fastidio alla commissione e quindi di inimicarmi dei docenti per il prossimo turno, fra cinque o sei anni…
Mi tengo il mio attuale stipendio che è più alto di quello del ricercatore, ma maledico l’università e i suoi baroni, la sua feroce raccomandazione dei candidati e la facilità con cui ti esclude dopo anni di sacrifici.
Spero solo di riuscire ad andare all’estero.

zorn

E certo che interesse ha Vaticalia perché la nazione prosperi di gente che pensi e faccia pensare?

Commenti chiusi.