Francia: i quarant’anni dalla legge sulla contraccezione

Un paio di articoli sui quarant’anni della legge Neuwirth, che autorizza in Francia il controllo delle nascite e la contraccezione.

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A quarant’anni dalla rivoluzione contraccettiva

Il 28 dicembre 1967 viene votata in Francia la legge Neuwirth sulla contraccezione.
Dopo la prima guerra mondiale, la Francia è dissanguata. Bisogna ripopolarla. E’ in questo contesto che viene votata, il 31 luglio 1920, la prima legge che colpisce, tra le altre, “la propaganda anticoncezionale”. Solo il 28 dicembre 1967 e grazie alla determinazione di un uomo, Lucien Neuwirth, giovane deputato, esponente della resistenza e vicino al generale de Gaulle, che la contraccezione verrà autorizzata nel nostro paese, in seguito ad un dibattito parlamentare burrascoso.

Oggi,il quarantesimo anniversario di questa legge è l’occasione per rievocare il passato a volte doloroso della vita intima delle nostre madri e nonne, e le trasformazioni causate dalla rivoluzione contraccettiva del 1967. Non si può fare a meno, come fa l’Istituto nazionale degli studi demografici (Ined) nell’ultimo numero della rivista “Population et sociétés”, di preoccuparsi dei 211.000 aborti che si segnalano ogni anno nel nostro paese.

Spesso, l’evoluzione legislativa di un paese è legata all’incontro tra un uomo o un gruppo politico e un esteso movimento sociale. L’uomo politico ha la lucidità di accompagnare sul piano legale una trasformazione già acquisita dagli animi e dalle mentalità. Nel 1954, la pillola contraccettiva viene testata per la prima volta da alcune giovani di Porto Rico, con buoni risultati. Nel 1960, le prime pillole vengono commercializzate sul mercato americano. In Francia, nello stesso periodo, gli aborti clandestini, con i ferri da calza o altri fili in ferro, si moltiplicano. Se ne contano fino a 600.000 l’anno, e causano centinaia di vittime. Per iniziativa di Evelyne Sullerot e di Marie-Andrée Weill-Hallé, il Movimento francese per la pianificazione familiare nasce nel 1960, sulla scia dei progressi scientifici e del femminismo.

Come è possibile che un uomo vicino al generale de Gaulle abbia potuto dedicarsi così tanto e con tale determinazione in questa lotta per la contraccezione? “Quando sono divenuto consigliere municipale di Saint-Etienne nel 1947,” racconta Lucien Neuwirth, “Una donna, un giorno, viene nel mio ufficio. Era palesemente incinta. Si colpiva il ventre urlando: “Dove lo metto? Nel cassetto del comò?” Mi sono reso conto dell’assurdità della nostra legge. Bisognava autorizzare la contraccezione.”

Nei vent’anni che seguono, il giovane, divenuto deputato e imbevuto di umanitarismo, sostenuto dalle associazioni delle donne, si batterà, spesso contro il proprio schieramento politico, per imporre l’abrogazione della legge del 1920 e per autorizzare la contraccezione. “Dal punto di vista politico, ero spesso solo. Anche i deputati della sinistra non osavano esprimere il loro sostegno e avevo contro tutta la destra conservatrice e tradizionalista”, prosegue.

Nel 1965, François Mitterrand pone tra i punti della sua campagna presidenziale il diritto alla contraccezione. Il generale de Gaulle è, rispetto a lui, più che reticente. “Nel 1967, mi convoca nel suo ufficio. “Buongiorno Neuwirth, parlatemi della vostra questione.” Ho preso fiato, gli ho parlato per quaranta minuti. Alla fine, silenzio. Poi ha detto: “E’ vero, trasmettere la vita deve essere un atto lucido. Continuate…”.” Poco tempo dopo, il Generale domanda al suo primo ministro, George Pompidou, di mettere all’ordine del giorno la proposta di legge.

“Immacolata contraccezion”. “E’ un incoraggiamento a quella che si potrebbe chiamare civiltà afrodisiaca…” “La fornicazione sarà razionalizzata dalla contraccezione…” “E’ l’abominevole sfruttamento di tutto quello che c’è di animale e di suino nell’anima umana.” “Un tale testo non può che favorire la dissoluzione dei costumi, ovvero, tra gli spiriti deboli, la prostituzione!” Il dibattito parlamentare è stato vivace. Ma meno di quanto non si sarebbe potuto immaginare: avendo scelto una parte della destra la politica dello “scranno vuoto” [per non votare, n.d.t.], mentre la destra ha votato massicciamente in favore della legge. “I problemi sono arrivati presto, avendo Jean Foyer – il ministro della Sanità – di bloccare i decreti di applicazione della legge,” ricorda Neuwirth. “Mi aveva soprannominato Immacolata Contraccezione!”

La polemica si spegne rapidamente, la decisione di usare la contraccezione diventa una scelta intima. La repressione e le costrizioni di cui i nostri avi sono stati vittime sono cadute nel dimenticatoio della storia.

Fonte: Le Figaro

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La rivoluzione Neuwirth

Sono passati quarant’anni, malgrado l’incomprensione di una parte della sua famiglia politica e dell’opinione pubblica, l’umile deputato dell’UNR proveniente dalla regione della Loira, Lucien Neuwirth, faceva votare una legge che avrebbe rivoluzionato i costumi della società francese: per la prima volta nella storia, il legislatore dava alle donne, con la contraccezione, un mezzo semplice e legale per controllare la loro fecondità. Mezzo secolo più tardi, l’uso di questa libertà alla fine accordata alle donne di disporre del proprio corpo si è talmente generalizzata che la pillola – e le scelte che permette – ha modellato una nuova famiglia alla francese: due figli nello spazio di tre anni.

Non di meno, poteri pubblici e associazioni si scagliano contro un livello minimo apparentemente incomprensibile di 200.000 aborti all’anno. Questa cifra è stabile da più di vent’anni. Il problema non è nè il costo, nè la possibilità di accesso alla contraccezione. D’altra parte, due terzi delle gravidanze non previste coinvolgono le donne che usano contraccettivi, e il 23% degli aborti sono compiuti da donne che prendono la pillola. La vera difficoltà viene dall’inadeguatezza della sola pillola, mezzo uniforme di contraccezione, rispetto a comportamenti divenuti diversi e molto variabili. Senza contare una reticenza accresciuta di fronte agli obblighi di regolarità (che presuppongono ad esempio l’assunzione quotidiana della pillola), che non ammettono dimenticanze. I comportamenti sessuali e i bisogni contraccettivi di una ragazza non sono quelli di una trentenne madre di due figli e che non vorrebbe averne un terzo.

Oggi, i mezzi tecnici sono evoluti parecchio e permettono un approccio individuale. Così, una minorenne presa alla sprovvista che la spinge verso non importa quale farmacia può farsi dare gratuitamente e senza formalità una “pillola del giorno dopo”. Serve ancora che lo sappia, però. E’ per questo che la priorità deve oggi indirizzarsi verso l’individualizzazione, una presa in carico e un monitoraggio abbastanza attento di tutti questi comportamenti. Bisogna superare l’approccio unicamente medico, intergrarlo con un approccio psicologico, uscire dallo schema secondo cui il medico di famiglia rilasci d’ufficio un’ordinanza solo per la pillola. I poteri pubblici hanno preso coscienza di ciò, dal momento che hanno presentato in autunno una campagna triennale intitolata “La migliore contraccezione è quella che si sceglie”. La regione dell’Ile-de-France sta per avviare la sua campagna il 18 gennaio prossimo, con molte associazioni.

Una volta lanciata la parola d’ordine, servono volontà, mezzi, una rete stretta. Ma il gioco vale la candela. Un aborto è oggi un insuccesso colpevolizzante e un trauma. Senza dimenticare le difficoltà di accesso all’IVG [Interruzione volontaria di gravidanza, n.d.t.]. Quarant’anni più tardi, resta da completare il successo della legge Neuwirth per risolvere il “paradosso contraccettivo” francese, secondo l’espressione della ricercatrice Nathalie Bajos.

Fonte: Le Monde