L’ex primo ministro francese Raffarin riguardo la legge sulla laicità del 1905

Raffarin: “Bisogna completare la legge del 1905”
L’ex primo ministro Jean-Pierre Raffarin risponde a François Bayrou che, dalle nostre colonne, ha criticato l’idea di “laicità positiva” di Nicolas Sarkozy.

Giornalista: Che cosa, della laicità secondo François Bayrou, non condivide?

Raffarin: Ci vedo la declinazione di un vecchio concetto, che esclude le religioni. Questa visione storica deve essere modernizzata. Il nostro paesaggio religioso non è più quello del tempo dei “culti rivoluzionari” di Robespierre. Oggi, abbiamo bisogno di una laicità condivisa per regolare le relazioni tra religioni e politica, ma che possa anche servire come grammatica di base tra differenti religioni, per permettere loro di esprimersi nello spazio pubblico.

Giornalista: La Francia deve rinunciare alla sua eccezione repubblicana?

Raffarin: No, ma dobbiamo adattarla. Difendere la specificità francese nel rimproverare a Nicolas Sarkozy i suoi riferimenti alle radici cristiane della Francia, come fa François Bayrou, significa negare la realtà. In questo periodo di Natale, cosa si vede? Dei francesi che, prima di tutto, celebrano una festa religiosa, familiare e sociale. Al dibattito passatista tra “la morale laica” e “la religione civile”, come la definiva Rousseau, preferisco il concetto di “etica anteriore” di Paul Ricoeur, perchè le religioni sono, prima di tutto, delle fonti per le norme della morale pubblica. E’ d’altra parte questa la ragione per la quale sono favorevole all’insegnamento della storia delle religioni nelle scuole.

Giornalista: Siete favorevole ad una revisione della legge del 1905?

Raffarin: Bisogna senza dubbio completarla, specialmente in materia di salute pubblica, ma non penso che sia utile rimetterne in causa i fondamenti. La società francese non può accettare che una religione tenti di imporre un progetto politico. Di fronte al proselitismo, a delle provocazioni particolari, come l’ostentazione di simboli religiosi nelle scuole, bisognava chiaramente reagire. E’ per questo che ho fatto votare la legge che vieta di portare il velo negli istituti scolastici, e anche perchè sono favorevole a delle procedure trasparenti in materia di costruzione delle scuole religiose. Sarebbe un mezzo efficace per lottare contro le pratiche clandestine. Con Nicolas Sarkozy, abbiamo avuto dei dibattiti costruttivi sia sulla questione del velo che su quella dell’organizzazione del culto musulmano in Francia; è stato l’inizio di una vera vicinanza che ha aiutato le nostre riflessioni sulla necessità di far uscire la laicità da quell’insieme di rigidità storiche nelle quali era bloccata. Condivido del tutto la sua concezione di laicità “positiva” che rappresenti la varietà delle religioni in Francia.

Giornalista: E’ il ruolo del politico quello di immischiarsi in questioni spirituali?

Raffarin: Sicuramente. Non si può limitare la politica ad un ruolo tecnico. Non si tratta di pensare al posto dei cittadini, ma di garantire la loro libertà, bisogna avere la consapevolezza della profondità della questione del senso. Non si può quindi escluderle dal dibattito pubblico. Penso che l’apostasia non è una forza di progresso nelle nostre società.

Giornalista: Molti paesi non soffrono soprattutto di un eccesso di religiosità?

Raffarin: E’ evidentemente vero per i paesi che fondano il loro progetto politico su un islam radicale, ma il miglior modo per aiutarli a uscirne, sta nell’essere attenti, nei nostri paesi, all’espressione dell’islam moderato.

Giornalista: Negli Stati Uniti, allo stesso modo, la religione pervade il dibattito pubblico. Ciò è augurabile in Francia?

Raffarin: No, assolutamente no. Gli Stati Uniti sono caratterizzati da un miscuglio di generi che non è, secondo noi, accettabile. Il discorso politico non ha niente della preghiera, e sono ostile all’ostentazione delle pratiche religiose tra i politici. D’altra parte, quando ero primo ministro, facevo attenzione alla discrezione nelle mie pratiche religiose personali.

Fonte: Le Figaro 

6 commenti

Python

Interessante notare come un politico cattolico francese sia molto più laico della maggior parte dei (pochi) politici laici di casa nostra.

Magar

“Je pense que l’apostasie n’est pas une force de progrès dans nos sociétés.”??? Ma scherziamo?
Così chi fa atto di apostasia è becco e bastonato! La tua comunità di origine – quando va bene – ti considera un reietto, e autorevoli rappresentanti delle istituzioni ti dicono che la tua scelta non è parte di quelle che contribuiscono al progresso complessivo della società, mentre rimanere nella religione di origine lo è.

Capisco poco Raffarin: da un lato impedisce a degli adolescenti di vestirsi come pare loro, in nome della laicità, dall’altro lancia affermazioni sprezzanti contro gli apostati. Mah…

Valentino Salvatore

Comunque, questi politici francesi, dal punto di vista della laicità, rimangono una spanna sopra i nostri – anche se ovviamente di cose parecchio discutibili se ne lasciano scappare anche loro.

Paolo P.

Più che laico positivo ( ecco un’ altra definizione stramba) mi pare che sia piuttosto antiislamico!
La sua laicità “positiva” ( qual’ è la laicità negativa?) deriva, pare, dalla paura che tanti musulmani possano contrastare le radici cristiane: la stessa paura che hanno gli atei devoti e i clericalisti di casa nostra. Più islamici entrano in Europa e più clericalisti ci saranno: ecco perchè sono perplesso sull’ ingresso della Turchia in Europa.

Daniela

sono d’accordo con paolo, tutta questa affannarsi sulla laicità positiva è per contrastare l’islam, non capisco però perchè indulgere in questo concetto, alquanto ambiguo e contraddittorio, e non completare il loro percorso di laicità, dove si da spazio ai diritti e i doveri dei singoli e non di certe culture.

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