Recensione del libro “Il linguaggio di Dio”, di Francis S. Collins

Recensione di Franco Ajmar

Francis S. Collins è uno scienziato che ha contribuito in modo determinante al sequenziamento del genoma umano. Per questo il suo libro “Il linguaggio di Dio. Alla ricerca dell’armonia tra scienza e fede” (Sperling e Kupfer ed.2007, €17) attira il lettore in cerca di una voce che garantisca rigore scientifico al dibattito, per altro artificiosamente amplificato, tra scienza e fede.
Il risultato è però deludente. Si tratta sì di una “ricerca”, ma in senso piuttosto interiore (di recherche) che scientifico e quindi assolutamente personale e i cui risultati non sono generalizzabili.
Forse il rigore scientifico non è applicabile a questi argomenti. Collins ci prova, ma con scarsi risultati. La propria autobiografia, un vezzo di alcuni scienziati venuti alla ribalta per il clamore dell’argomento trattato, racconta il suo percorso personale dall’agnosticismo alla fede. L’impulso più forte per la conversione sembra essere stata la domanda “in che cosa credesse” (pag. 12) a lui posta da una persona malata. Una folgorazione, commovente, ma certo non razionale, e che ha poi richiesto un periodo di consolidamento,anche se relativamente breve : “Nel primo anno di accettazione dell’esistenza di Dio”(pag. 27). Quasi un periodo di apprendistato precario, da festeggiare con un brindisi appena diventa a tempo indeterminato. Ma la dimostrazione dell’esistenza di dio sarebbe dovuta provenire da altre direzioni, e la decisione finale si sarebbe fondata sulla fede, non su prove scientifiche (pag. 24).
Collins risente forse dell’atmosfera di questi anni negli USA, se sente il bisogno di titolare il suo secondo capitolo “La guerra fra visioni del mondo”. Forse ci era sfuggita questa piega bellica del dibattito tra addetti ai lavori, dibattito assimilabile piuttosto ad una funzione di distrattore che a una sanguinosa polemica: è noto infatti che più si discute su dio, meno ci si occupa, per esempio, dell’iniqua distribuzione delle ricchezze o dell’appropriazione del petrolio in nome della democrazia. E poi la solita, seppur velata, spiegazione delle mele marce per giustificare i crimini della chiesa, (pag. 34) e la citazione di sfuggita Marx e Mao, come a dire “chi è senza peccato”. E più in profondità, la solita domanda sul dio buono che permette il male, senza proporsi l’ipotesi più semplice e cioè che, se l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di dio, anche dio deve assomigliare un po’ agli uomini, altrimenti che somiglianza è? I quali uomini non sono tutti infinitamente buoni, anzi sono spesso un po’ malvagi. Si somigliano tutti, creatore e creature.
Invece la sua ricetta per gli affanni è quella di affidarsi “all’amorosa cura di Dio” (pag. 40), anche in caso di stupro della figlia (pag. 37) (alla faccia della privacy!). E più avanti, fino a credere nei miracoli, basta accettare che il soprannaturale esista (pag. 47), su base razionale, naturalmente, dopo un’escursione nella statistica non proprio degna di uno scienziato. Appoggiandosi al suo grande mentore, Lewis, che sa che “Dio non sparge miracoli nella natura a caso come granelli di pepe”: dio deve avergli mandato un SMS personale in proposito. E chi non crede nel soprannaturale, “rifiuta l’evidenza della legge morale (ma chi l’ha detto?) (pag. 48) e l’universalità (?) del desiderio di Dio”. Di scientifico: zero. Solo fede.
Collins basa una parte consistente dei suoi argomenti a riprova dell’esistenza di dio sull’impulso altruistico umano (pag. 18) e cita Madre Teresa di Calcutta e Oskar Schindler come esempi. Ma se questo impulso è così naturale per l’uomo, perché questi sono citati come casi eccezionali? O Collins crede che tutto il genere umano, fondamentalmente altruista, si stia uccidendo per un malinteso? Poi espone il sofisma (pag. 18) “ se non esiste l’assoluto, che senso ha parlare di etica?”. E infine l’esistenza di Dio è una verità , non solo per tradizione ma nei fatti (pag. 173). “Essa è basata su secoli di storia e filosofia morale, oltre che dalla prova inconfutabile (sic!) dell’altruismo umano.” Naturalmente, siccome certe conclusioni scientifiche (presumibilmente l’evoluzione) sono altrettanto vere, le due verità non possono contraddirsi, ci vuole una sintesi armonica. Un compromesso storico. Un inciucio?
Poi non può mancare il big bang. E qui è facile surclassare gli atei. Anche ammesso che la scienza riesca a spiegare tutto a partire dal big bang, ma prima? Ci può solo essere dio che ha prodotto lo scoppio. Forse un botto di capodanno, ma sovrumano. “ Dio potrebbe aver previsto (!) che un pianeta vicino al margine esterno (a destra o a sinistra?) di una galassia a spirale di medie dimensioni avrebbe avuto proprio quelle caratteristiche che permettono la vita.” Ecco come si può presentare una “soddisfacente armonia tra scienza e fede. (pag. 79)”.
E’ chiaro che sul prima del big bang non c’è risposta. Ma da chi è posta la domanda? Per molti atei, semplicemente e solo da qualche individuo con una mente differenziatasi abbastanza di recente da quella degli chimpanzee, che presumibilmente hanno altro a cui dedicarsi. Una mente che, fra le tante fantasie che è in grado di elaborare, si pone anche domande come questa, con la superba autoreferenzialità di chi crede di essere al centro degli universi. E, non sapendo rispondere, postula l’esistenza di un’entità fantastica, capace di tutto. Entità con la quale rapidamente entra in cameratesca confidenza, come il prete citato da Anatole France, il quale era in tale buon rapporto con dio che, davanti all’altare lo salutava con un “salve” e un cenno della mano.
Non è nemmeno molto convincente per uno scienziato confermare la solidità della teoria dell’evoluzione basandosi sui sondaggi. Collins si chiede:”Se la teoria evolutiva gode del sostegno di prove scientifiche, come possiamo spiegarci la mancanza di pubblica approvazione?” Il fatto che il 38% degli americani ritenga che gli esseri umani si sono evoluti nell’arco di milioni di anni con un processo guidato da Dio e il 45% che Dio abbia creato gli esseri umani con un unico atto di creazione prova solo il basso livello dell’istruzione generale negli USA e la forza manipolativa dell’establishment. Per uno scienziato in buona fede questa dovrebbe essere la prima spiegazione per i risultati del sondaggio. Siamo sicuri che la maggioranza dei cittadini americani (o italiani) risponderebbe correttamente a un sondaggio sulla dinamica delle fasi lunari, magari proposto in modo che i movimenti della luna risultino controllati da dio? Ci auguriamo che, per sequenziare il genoma, Collins abbia usato criteri più rigorosi.
Lungi da me il volere con questo sminuire l’opera scientifica di Collins: onore al merito! Sequenziare un genoma di 3 miliardi di basi è un lavoro che chiunque, a priori, avrebbe giudicato irrealizzabile nei tempi e nei modi previsti. (Anche se l’operazione fu, seppure indirettamente, incoraggiata da dio, che gli fece accettare l’offerta di sostituire Watson, pag.117). Sequenziale il genoma equivale a esplorare un continente appena scoperto. L’esplorazione consiste nel descriverne le caratteristiche, monti, fiumi, laghi, pianure, animali. Il risultato dipende dalle forze impiegate: niente di geniale o soprannaturale, un business, anche se altamente meritorio. Da questo a dire che il DNA è “il linguaggio di Dio” indica una grande superbia, uno sprezzo del ridicolo e una dose di blasfemia, per un credente. A maggior ragione se, oltre a pensarlo, lo si fa dire al presidente degli Stati Uniti. (pag. XIV), al cui fianco Collins sente che “il linguaggio di Dio era stato rivelato!” (pag.121). E la sequenza del genoma umano diventa “un’occasione di culto” (pag. XV). E vero, molti scienziati adorano il DNA, l’elegante elichetta inutilmente riproposta a pag. 103. Ma non vorrebbero vederla neppure per sostituire il crocefisso. Che il Nostro si sia un po’ gasato?
Anche riconoscendogli la buona fede e l’onestà intellettuale, come scienziato Collins sembra affidarsi spesso più all’autorità papale che alla scienza.(pag. 206) Andrà in paradiso. Ma perché vuol portarsi dietro anche gli atei recalcitranti?
Infine il tentativo di sintesi tra scienza e fede, il BioLogos, non è per niente convincente. “Noi uomini siamo unici per certi tratti che resistono a una spiegazione evoluzionistica ed evidenziano la nostra nature spirituale. Fra questi ……la ricerca di Dio, che caratterizza tutte le culture umane lungo l’intero corso della storia” . Con questi argomenti, assai controversi, Collins si sente intellettualmente appagato e spiritualmente vivo, nella venerazione di Dio (pag. 205).

Purtroppo la chiesa basa spesso su queste accertate o presunte autorità scientifiche i suoi editti falsamente sostenuti dalla scienza, senza evidenziare che per questi autori il vero sostegno scientifico proviene proprio dalla fede, in un circolo vizioso infinito, un po’ ambiguo e di dubbia onestà intellettuale.
Una posizione scientificamente solida e condivisibile però c’è: Collins sostiene che “la vita è breve”. (pag 238). Concordo.
In conclusione, il libro, scritto da uno scienziato, è soprattutto un percorso personale di arrivo alla fede. Chi insistesse a farsi domande (inutili), non trova in questo libro le risposte.

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