Padre Pio riesumato, è rivolta tra i fedeli

SAN GIOVANNI ROTONDO – Verrà esumata a marzo la salma di padre Pio che, da aprile, sarà pure esposta alla “pubblica venerazione”. L’annuncio dell’arcivescovo Domenico Umberto D’Ambrosio, delegato della Santa Sede per il Santuario e le Opere di san Pio da Pietrelcina, risuona ieri sera tra le navate di Santa Maria delle Grazie, la chiesa dove al piano di sotto c’è la tomba di Francesco Forgione visitata ogni anno, da quarant’anni a questa parte, da sette milioni di pellegrini. Tomba che proprio nel quarantesimo anniversario della morte, il 23 settembre del 1968, potrebbe essere trasferita all’interno del nuovo tempio tirato su a San Giovanni Rotondo da Renzo Piano. L’architetto, assicurano i frati cappuccini, è anche l’autore della “splendida cripta” destinata ad accogliere le ossa del santo. E a fare gridare al “sacrilegio” un gruppo di fedeli capeggiati da un avvocato torinese, Francesco Traversi, che dice di volersi opporre “con ogni mezzo giuridico alla realizzazione di questo progetto”.

Per il momento frate Antonio Belpiede, il portavoce dei Cappuccini, getta acqua sul fuoco della polemica che da qualche mese illumina il Gargano di bagliori non del tutto rassicuranti. “La traslazione ad oggi, non è in agenda” afferma Belpiede, ma poi aggiunge: “Del resto la nuova chiesa l’abbiamo fatta per ospitare le spoglie di padre Pio. Vogliamo che la gente capisca…”. Traversi invece, rilancia: “Le finalità dei frati sono esclusivamente di natura economica e sono sostenute da commercianti e albergatori che lavorano nelle vicinanze della nuova chiesa, appunto. Padre Pio d’altra parte non ha necessità di essere riesumato in quanto è stato canonizzato il 16 giugno 2002”.

Dal pulpito monsignor D’Ambrosio, durante la messa vespertina, spiega: “La ricognizione canonica servirà a garantire le ottimali condizioni di conservazione del corpo di san Pio. Si tratta di un evento inscritto nella normale prassi della Chiesa”. Non ha dubbi, l’arcivescovo: “È un gesto di devozione. Abbiamo il dovere di permettere alle generazioni che verranno dopo di noi di custodire nel migliore dei modi le spoglie mortali del santo. Questa è la mia convinzione e quella dei confratelli di san Pio”. Ecco perché l’alto prelato predica “sentimenti di gioia” e confessa “sincera commozione”. Frate Belpiede non più tardi di un mese fa aveva inoltre ricordato che il rito, contestato quanto atteso, potrebbe addirittura materializzare “eventuali fatti prodigiosi”. Come quando, precisava, la stessa operazione “portò alla scoperta che la lingua di sant’Antonio era fresca, i tessuti erano umidi…”.

Il 2008 dunque, sarà l’anno del trasloco più chiacchierato nella storia d’Italia. Traversi, nei panni del paladino della tradizione, dal Piemonte fa sapere: “Vi sono dei congiunti di padre Pio che non daranno mai il consenso”. Pare che l’associazione voglia organizzare per martedì 26 febbraio all’ombra della Mole antonelliana una vera rivolta di piazza, plateale e insieme silenziosa. Confida Giuseppe Saldutto, 36 anni, fotografo, vicepresidente foggiano del movimento che fa capo a Traversi: “Abbiamo qualche difficoltà ad allestire una manifestazione di questo tipo a San Giovanni Rotondo, perché lassù nessuno vuole mettersi contro i frati cappuccini”. Non preoccupa Saldutto il fatto di guidare soltanto un manipolo di seguaci: “Siamo pochi, ma buoni. E cresceremo”.

Quindi, avverte: “Sia ben chiaro, noi restiamo uomini vicini alla Chiesa”. Sì, insomma, non c’è una guerra di religione con i frati, che insistono nel ritenere “prive di fondamento” le notizie legate allo sfratto. Ma come scriveva già ad agosto del 2007 Traversi all’arcivescovo D’Ambrosio: “Le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni”.

(Lello Parise)

Fonte: La Repubblica