Gesuiti stanno per eleggere il “papa nero”

CITTA’ DEL VATICANO – Sarà un indiano? Un cinese? Un asiatico? Incomincia a prendere forma, con questi interrogativi, l’identikit del successore di padre Hans Peter Kolvenbach al vertice della Compagnia di Gesù. Se ne sta parlando, riservatamente, da lunedì scorso tra i 226 delegati riuniti a Roma alla Congregazione generale dell’Ordine in corso nella sede della Curia di Borgo S. Spirito, a due passi dal Vaticano. Tutto si sta svolgendo a porte chiuse, come una sorta di Conclave (lo storico organismo pontificio a cui partecipano i cardinali per eleggere il Papa).

E proprio come un Conclave che si rispetti i delegati non possono avere contatti con l’esterno, né telefonare. In totale isolamento dovranno individuare il nome di colui il quale sarà chiamato a succedere al dimissionario superiore generale, l’olandese padre Hans-Peter Kolvenbach, che è stato il ventottesimo successore di S. Ignazio di Loyola, il fondatore della Compagnia. Prima di Kolvenbach, c’era stato solo un altro superiore generale, lo spagnolo Padro Arrupe, a rassegnare anticipatamente le dimissioni contravvenendo alle disposizioni di S. Ignazio che aveva stabilito che il capo dei gesuiti doveva essere eletto a vita. Ma Arrupe fu costretto a lasciare la guida dell’Ordine per motivi di salute, in seguito ad un ictus, anche se – sotto sotto – il suo gesto fu accettato senza riserve dai vertici vaticani perché in contrasto con la sua “politica” pastorale, specialmente in materia di teologia della Liberazione.

Padre Kolvenbach lascia invece spontaneamente, dopo aver chiesto il placet di papa Ratzinger. E c’è da immaginare che anche il suo successore farà altrettanto, uniformando la durata della carica di superiore generale a quella dei vescovi, che devono rassegnare le dimissioni al compimento del 75esimo compleanno.

Il porporato non ha fatto nomi, ma ha significativamente indicato la possibile area di provenienza, a cui “potrebbero guardare” i 226 delegati presenti, ai quali un altro cardinale Franc Rodè a nome del Papa ha rivolto, nell’omelia inaugurale dei lavori, un forte richiamo “all’obbedienza al Pontefice e alla Chiesa”. Parole ferme e pesanti che hanno scosso la solenne celebrazione anche perché pronunciate accanto alla tomba di S. Ignazio a cui il cardinale ha fatto frequentemente riferimento. “Vedo con tristezza e inquietudine – ha ammonito Rodè – che va decadendo sensibilmente in alcuni membri il senso ecclesiale (Sensus Ecclesiae) di cui parla frequentemente il vostro Fondatore; ma vedo anche da parte di alcuni un crescente allontanamento dalla Gerarchia. La spiritualità ignaziana di servizio apostolico “sotto il Romano Pontefice” non accetta questa separazione”. Il prossimo Superiore generale è avvertito…(Orazio La Rocca)

Fonte: La Repubblica

2 commenti

davide

“Vedo con tristezza e inquietudine – ha ammonito Rodè – che va decadendo sensibilmente in alcuni membri il senso ecclesiale (Sensus Ecclesiae) di cui parla frequentemente il vostro Fondatore; ma vedo anche da parte di alcuni un crescente allontanamento dalla Gerarchia. La spiritualità ignaziana di servizio apostolico “sotto il Romano Pontefice” non accetta questa separazione”. Mmmmh però è strano. Che io sappia i gesuiti sono quelli che sono più disposti al confronto. Tutto questo richiamo all’ordine si può inquadrare benissimo in una poitica di graduale accentramento fino alla totale eliminazione del dissenso, in modo che la chiesa torni ad essere il monolite che era fino al vaticano II

tadeuz

I’uomo non puo stare solo ma ha bisogno de essere controlato nell’intimo e’ comunque la vera condizione, significa nel contempo la piu profonda contradizione, la paura in se’.Cosi’ la chiesa controla in questo modo sino alla morte.

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