“Perché la religione è naturale?”, di Pascal Boyer

Confidando di far cosa gradita, nella sezione Contributi del sito UAAR è stato pubblicato l’articolo Perché la religione è naturale?, di Pascal Boyer (già autore del notevole “Religion Explained”). L’articolo è la traduzione, curata da Simona Speich, di un articolo di Boyer pubblicato nel marzo 2004 dallo Skeptical Inquirer.

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7 commenti

faidate

Leggendo velocemente l’articolo (non mi pare valga la pena di perderci tempo più di tanto) si ha un po’ la sottile sensazione di spazzatura pulita. Esistono alcune citazioni nei punti di solito irrilevanti, mentre mancano per affermazioni del tipo “ricerche evolutive (quali, dove?) hanno rivelato una sollecita (!) comparsa… pag. 7” oppure “la religione è nei nostri geni” pag. 11. Mancano soprattutto commenti su due punti: 1) la variabilità umana, visto che si parla di evoluzione: quanti hanno questo innato senso religioso? 10, 20, 50, 80% dell’umanità? Io per esempio non ce l’ho. 2) Non si parla mai di manipolazione (per definizione interessata). Mai sentito parlare di insegnamento delle religioni instillato perché serve a qualcuno?

Silesio

Se la religione fosse “naturale” allora potremmo fare a mano di mantenere preti e chiese. Una cosa naturale infatti non ha bisogno di essere insegnata e non avrebbe nessun bisogno di essere mantenuta con l’8 per mille. Allora però non si spiega perché mai i missionari facessero così fatica a spiegare ai selvaggi la trinità, la resurrezione e così via. Tra l’altro, disturbando la conduzione elettrica (ad esempio con il casco di Persinger) nei lobi temporali si ottengono visioni celesti, la percezione della presenza di Dio nella stanza (o la percezione di una presenza estranea superiore) e si incominciano ad ascoltare voci provenenti dell’aldilà. Quindi io potrei dire che l’aldilà “esiste” perché è percepito dall’uomo e che l’uomo è “naturalmente” portato a sentire la voce di Dio. Però, nel momento in cui ho scoperto la “causa” di queste visioni ecco che non ho per niente dimostrato la “fondatezza” delle religioni, bensì il contrario, ossia il loro carattere contingente. Anche nell’articolo riportato a bene vedere l’autor dimostra il contrario di ciò che intende dire.

Roberto Vai

Concordo con l’articolo. La religione è naturale. Mi pare però che nello scritto non venga colto il nocciolo della questione.
A mio parere, infatti, la religione è naturale proprio perché è un frutto della nostra stessa razionalità.
Con la nascita della razionalità non potevano non comparire, come effetto secondario, pure le religioni.
La razionalità si è sviluppata nell’uomo permettendone il progresso, ma ha avuto pure il suo risvolto negativo.
Il mito di Adamo è emblematico. Nasce la razionalità e si perde il paradiso terrestre. Si perde il paradiso perché ci si rende conto della morte.

La razionalità interpreta il mondo, e questa interpretazione ci è molto utile perché ci permette di manipolarlo, in una certa misura addirittura di dominarlo. Ma questa interpretazione, che è sostanzialmente la distinzione del mondo in oggetti che transitano nel tempo fino a dissolversi, è pure fonte di angoscia.
A questa angoscia esistenziale sono stati opposti molti rimedi. La religione è uno di questi.
Occorrerebbe però chiedersi se l’interpretazione fornitaci dalla razionalità è effettivamente la verità. O se, invece, occorra ormai supporre diversamente.

Nifft

Se la religione è naturale allora dio è “un prodotto” della natura umana.

faidate

Se proprio uno volesse insistere sull’argomento, suggerisco la recensione del libro, scritta da Dan Schneider (la si trova partendo da Pascal Boyer su Google). Tutto sommato avevo ragione nel mio primo commento. Ma non perdeteci tempo!

Bruno Gualerzi

Non ho letto l’articolo, ma ho letto i commenti, e in ogni caso mi attengo al titolo del post circa la ‘naturalità’ o meno delle religione.
Per quanto mi riguarda la questione sta in questi termini. Se per religione si intende un tipo di risposta che l’uomo dà in seguito alla consapevolezza – propria di una condizione umana che vede l’uomo animale dotato di una coscienza – della precarietà della propria esistenza (in sintesi: l’uomo ‘sa’ di morire), non tanto la risposta religiosa, ma ciò che l’ha provocata, e continua a provocarla, può essere considerato, più che ‘naturale’, connaturata alla condizione umana.
In altre parole, in quanto risposta ad un’esigenza, la religione ha le sue radici nella condizione (‘condizione’, non ‘natura’, che non esiste come dato immutabile) umana, mentre la risposta religiosa come tale è un dato culturale che ha assunto, e può assumere, le forme più svariate, ma può anche – e per quanto mi riguarda soprattutto – essere considerata una risposta, non solo non necessaria, ma estremamente pericolosa.

Bruna Tadolini

Come ho ha scritto molte altre volte, Darwin nell'”Origine dell’Uomo” già ipotizzava che il metafisico (dalla superstizione alla religione) si fosse evoluto come meccanismo di sopravvivenza! Cito

“Non vi è nessuna prova che l’uomo in origine fosse dotato del nobile sentimento dell’esistenza di un Dio onnipotente…. Se, tuttavia, noi comprendiamo col vocabolo religione la fede in agenti invisibili o spirituali, il caso è del tutto diverso, perché questa credenza sembra essere quasi universale nelle razze meno civili. E non è difficile comprendere l’origine di tale fede. Appena si furono sviluppate le importanti doti dell’immaginazione, della meraviglia e della curiosità, insieme con la facoltà di ragionare, l’uomo naturalmente avrà anelato a comprendere ciò che lo circondava ed avrà indefinitamente speculato sulla propria esistenza.. Come ha osservato il signor M’Lennan: “L’uomo deve essersi inventata qualche spiegazione dei fenomeni della vita; e giudicando dall’universalità di essa, sembra che la più semplice ipotesi e la prima che si sia presentata all’uomo sia stata questa, che i fenomeni naturali si debbano riferire alla presenza negli animali, nelle piante, nelle cose, e in tutte le forze della natura, di certi spiriti pronti ad agire, come l’uomo sente di avere in sé” E’ probabile che, come ha dimostrato con molta chiarezza Taylor, i sogni abbiano per primi dato origine all’idea di spiriti; perché i selvaggi non distinguono prontamente fra le impressioni soggettive ed oggettive. Quando un selvaggio sogna, crede che le figure che gli appaiono alla mente siano venute da lontano per fermarglisi dinnanzi…”

“Dalla credenza in agenti spirituali si passa agevolmente alla credenza nell’esistenza di uno o più Dei: perché i selvaggi attribuiranno naturalmente agli spiriti le stesse loro passioni, lo stesso amore della vendetta o la più semplice forma di giustizia, gli stessi affetti che provano essi stessi.”

“Le medesime alte facoltà mentali che hanno dapprima indotto l’uomo a credere ad agenti spirituali invisibili, poi al feticismo, al politeismo ed infine al monoteismo dovevano infallibilmente condurlo, finchè la sua potenza del ragionare era ancor poco sviluppata, a varie strane superstizioni e strane abitudini.”

…. e poichè il pensiero è frutto di strutture anatomiche (il cervello) che possono evolvere ….. anche il pensiero può essere un prodotto evolutivo! Ovviamente il pensiero è anche il prodotto della plasticità del cervello, plasticità che dipende dagli stimoli dell’ambiente esterno ed interno. Per questo la cultura partecipa enormemente nel “costruire” la religione, ma senza l’esistenza delle strutture anatomiche su cui agire (stabilite geneticamente) la cultura non potrebbe fare nulla ….

Come al solito suggerisco la lettura del mio libro “Dal big bang a dio. Il lungo viaggio della vita” liberamente scaricabile su http://www.geocities.com/biochimicaditutti in cui si parla (ovviamente) anche di questo (da pag. 178)

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