Rusconi: Laicità, valore non negoziabile

L’esibizione televisiva della cerimonia del battesimo del giornalista del Corriere della sera Magdi Allam è stato l’ultima prova della inconsistenza del lamento degli uomini di Chiesa che la religione sia esclusa dallo spazio pubblico e mediatico. Settimane or sono le dichiarazioni della Conferenza episcopale italiana, che contenevano una critica esplicita al sistema elettorale vigente, hanno incassato il consenso generale (pur con qualche malumore) sulla legittimità della gerarchia ecclesiastica di esprimersi senza restrizioni anche su temi politici. I due episodi hanno confermato che ciò che in qualunque paese europeo è ritenuto inopportuno, viene accettato come ovvio in Italia.

A questo punto, è giusto chiederci quali consegenze derivino per la laicità dello Stato italiano. Non a livello formale, di principio, ma nella concretezza della vita pubblica. La domanda è tanto più interessante in un momento in cui il dibattito pubblico su questo tema è sospeso per tacita intesa nel segno della tregua elettorale. Ma il problema è solo rimosso.

I rapporti tra Chiesa e Stato in Italia sono sempre stati considerati una peculiarità (se non una anomalia) imposta dalla singolare storia nazionale. Oggi si preferisce mimetizzarli in vesti nuove come espressione dell’«età post-secolare» che caratterizza l’intero Occidente.

Ma ha senso parlare di società post-secolare in Italia che secolarizzata o secolare (che nel linguaggio internazionale equivale al nostro «laico» ) non è mai stata davvero?

L’enfasi sull’identità cristiana degli italiani che compensa la caduta della loro pratica religiosa, la deferenza verso il magistero della Chiesa che si accompagna ad un generalizzato analfabetismo religioso, l’appello alla dottrina morale della Chiesa a copertura della sistematica trasgressione privata della morale sessuale e familiare zelantemente sostenuta in pubblico – tutti questi non sono indicatori di una nuova età post-secolare. Sono semplicemente segni dell’impoverimento dell’etica pubblica.

[…]

L’articolo completo di Gian Enrico Rusconi è consultabile sul sito de La Stampa

3 commenti

Stefano Bottoni

Ho sentito la notizia al GR Piemonte di un’ora e mezza fa. Sono rimasto stupito (molto piacevolmente): possibile che di questi tempi vi sia ancora spazio per un premio destinato a un propugnatore della laicità dello Stato, e che (addirittura!) gli sia concessa la possibilità di tenere una lectio magistralis?
E’ proprio vero che la speranza è l’ultima a morire!
Per fortuna!

Massimo

Si, l’accondiscendenza all’invadenza clericale delle istituzioni pluralistiche (ma anche i silenzi di chi invece le dovrebbe difendere) sono segni dell’impoverimento dell’etica pubblica: che fa tutt’uno con l’accumulo e l’accentramento dei poteri: denaro, visibilità, forme di rappresentanza, “spiritualità” (libertà dei sentimenti), ecc..

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