La Binetti e il Pd bifronte

L’ex senatrice e prossima parlamentare democratica (è terza nella lista della “Lombardia 2” alla Camera, dove, chissà perché, sono tutti convinti che potrà fare “meno danni”), Binetti, insomma, è ormai un fenomeno che appartiene più al folklore che alla politica. Lo sostengono anche gli uomini dello staff di Veltroni, che così liquidano il problema. «Non conta nulla», spiegano.
Ma il problema c’è, esiste. Anche perché – ammesso che il metro di giudizio sia quello del «peso politico» – se Binetti è marginale, o quasi, nel partito, ben altro ruolo ha una figura come Giorgio Tonini. In gioventù presidente della Fuci, poi nella Presidenza delle Acli, è maturato fra le fila della Cisl. Ora è il «consigliere» politico più ascoltato da Veltroni. Gli scrive i discorsi, lo segue, tratta a suo nome. Una sorta di Bettini per il Nord, dice chi lo conosce. E sui temi eticamente sensibili, sui diritti civili è uno di quelli che più frenano nel partito democratico. Non ha l’effervescenza sanfedista di Binetti, ma, insomma, siamo da quelle parti.
Veltroni l’ha cercato e l’ha scelto. Convinto che la logica del «ma anche» avrebbe funzionato anche su questi argomenti. Ci sarebbe stato lui, disposto a parlare – sui giornali stranieri – di laicità, in Italia ci sarebbe stato Giorgio Tonini, a fare da ponte con le posizioni delle gerarche vaticane.
Non ha funzionato. Non poteva funzionare, dicono in molti, comunque in questo caso la strategia del «taccio per non scegliere» s’è rivelata disastrosa. Perché un giorno c’è il generale Del Vecchio che non vuole gli omosessuali fra i soldati – per i quali, invece, progetta case chiuse per aiutare le missioni all’estero -, il giorno dopo c’è l’apertura veltroniana concessa solo ai lettori spagnoli e subito dopo l’ennesima sortita di Binetti. E via proseguendo.

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L’articolo completo di Stefano Bocconetti è consultabile sul sito di Liberazione