Il culto del corpo

Molti credenti che non credono più ai dogmi, o li ignorano, o li hanno dimenticati, continuano invece a credere appassionatamente nei corpi. Nel corpo vivo del Papa, accolto ovunque da folle assai più numerose di quelle che frequentano le chiese. E nei corpi sepolti dei santi, riesumabili a richiesta come Padre Pio, che da oggi viene esposto allo sguardo dei devoti e delle televisioni.

Fatto salvo il rispetto per il frate e i suoi seguaci, a lui legati da un rapporto non liquidabile con la mera superstizione, resta l’enormità del fenomeno: riportare alla luce un cadavere e offrirlo all’appetito adorante di una massa di fedeli e di curiosi. Gli antichi Egizi, sapienti mummificatori e popolo più spirituale del nostro, ci prenderebbero probabilmente per sacrileghi.

Gli atei parlano con troppa superficialità di ritorno al Medioevo, mentre non esiste evento più contemporaneo di questo. L’esibizione del corpo. Non accade di continuo sui muri, per la strada e dentro i tanti schermi da cui osserviamo il mondo (e lui osserva noi)? La magia dell’allusione che evoca senza rivelare sembra essersi smarrita nei gorghi della nostra accidia esistenziale spacciata per bisogno incessante di emozioni violente e tangibili.

[…]

L’articolo completo di Massimo Gramellini è consultabile sul sito de La Stampa

Eh, sì. Gli atei sono sempre gretti e meschini. A parte questo, ci sarebbe da dire che la tradizione cristiana ha sempre ostentato una certa attenzione – per certi versi abbastanza “discutibile” – per il corpo (Cristo, il sangue, il martirio, le reliquie). E da che mondo è mondo questa tradizione cristiana risale al medioevo. Poi se vogliamo dire che una bionda su un cartellone e un corpo morto di un santo “pari sono”…