Nove anni di matrimonio, una figlia, niente alimenti: è la Sacra Rota

Il tribunale di Bari ha negato a una signora – dopo nove anni di matrimonio, una figlia, una separazione giudiziale, una sentenza di divorzio – il diritto a ricevere l’assegno mensile dal marito perché il matrimonio non è mai esistito. I giudici hanno affermato che non va riconosciuto, dopo il divorzio, a una casalinga il diritto a mantenere il medesimo tenore di vita che aveva caratterizzato il matrimonio con un commercialista. Il marito aveva dimostrato di aver contratto il matrimonio per le pressioni della donna incinta, che già aspettava la figlia. Non era convinto, al momento delle nozze, di assumere gli oneri e gli impegni che derivano dal matrimonio. L’uomo aveva ottenuto dalla Sacra Rota, proprio nei giorni in cui veniva pronunciato il divorzio, una sentenza di nullità delle nozze. Niente matrimonio, niente assegno per l’ex coniuge. Il risultato pare assurdo: dopo tanti anni di matrimonio, dopo i sacrifici fatti assieme, il marito dimostra che si è sposato per dovere e non per amore, e ottiene di non dover mantenere l’ex moglie. Sembra fin troppo facile. La sentenza barese fa riflettere perché nel codice civile la nullità del matrimonio può essere pronunciata solo in casi particolari. Certamente non è causa di nullità la poca convinzione di uno degli sposi o il fatto che egli si sia sentito costretto dalle circostanze.
La gravidanza della moglie è considerata espressamente causa di annullamento del matrimonio (articolo 122 del codice civile) solo se è stata causata da persona diversa dal marito, che ha accettato di contrarre il matrimonio convinto di essere il padre: non era certo questo il caso affrontato dal tribunale di Bari. Ma anche se il risultato a cui sono giunti i giudici baresi è così lontano da ciò che prevede il codice civile, la sentenza non è frutto di un abbaglio: si regge su un ragionamento giuridico complesso ma solido.
Il matrimonio era infatti un matrimonio cattolico. Con il Concordato lo Stato italiano si è impegnato ad attribuire effetti civili al matrimonio cattolico, regolato da norme diverse da quelle del codice civile. Per la Chiesa il matrimonio è un sacramento e come tale è nullo se è celebrato senza convinzione, senza la volontà di tener fede all’impegno dichiarato. Lo Stato attribuisce efficacia non solo al matrimonio cattolico ma anche alle sentenze ecclesiastiche di nullità (salvi alcuni casi particolari). I giudici baresi hanno infatti preso atto dell’esistenza di una sentenza ecclesiastica. Anche se, secondo la legge civile, non c’erano i presupposti per una dichiarazione di nullità.
La storia di Bari è triste ma ha una morale: il matrimonio religioso e quello civile hanno regole diverse. Non ci si deve sposare in Chiesa solo perché la cerimonia è più solenne o per far contenti i parenti. Se scelgono il matrimonio concordatario gli sposi devono credere nell’impegno che assumono secondo le regole del diritto canonico, differenti da quelle laiche. E anche dopo la cerimonia le nozze religiose sono rette da norme rigorose: non si deve mai dimenticarlo.

L’articolo di Carlo Rimini è stato pubblicato su lastampa.it

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21 commenti

Lady Godiva

Bisognerebbe avere la sentenza e le motivazioni.
L’articolo mi sembra poco chiaro. Fosse davvero così avremmo migliaia di donne e figli italiani nelle mense della Caritas.

Giovanna

Cito la parte finale dell’articolo:
“La storia di Bari è triste ma ha una morale: il matrimonio religioso e quello civile hanno regole diverse. Non ci si deve sposare in Chiesa solo perché la cerimonia è più solenne o per far contenti i parenti. Se scelgono il matrimonio concordatario gli sposi devono credere nell’impegno che assumono secondo le regole del diritto canonico, differenti da quelle laiche. E anche dopo la cerimonia le nozze religiose sono rette da norme rigorose: non si deve mai dimenticarlo.”
Speriamo che questa tristissima vicenda almeno contribuisca a far passare sempre più la voglia di sposarsi in chiesa!!

claudio

Mah… Quello che io dico e che dimostra che il matrimonio è una cosa seria e bisogna pensarci bene prima che venga celebrato. A me pare ragionevole che si dichiari nullo un matrimonio se quella persona l’ho sposata sotto la spinta della necessità. Sono d’accordo che bisognerebbe vedere la sentenza. Certo che se così è, forse qualcosa va ripensata a livello di legislazione (????????).

Lady Godiva

A una mia conoscente è successo il contrario. Poiché non era sposata in Chiesa, ma “solo” in Municipio ha avuto un trattamento un tantinello meno di favore nella sentenza della Repubblica Italiana.

😯

perplesso

in effetti il caso meriterebbe un maggiore approfondimento,magari una buona analisi del concetto di riserva mentale nel diritto civile italiano

Crudo Goriziano

La cosa da indagare, a mio modesto avviso, sarebbe questa: i coniugi sposati con rito concordatario diventano forse, per il diritto civile dello Stato italiano, cittadini “spirituali” dello Stato Vaticano? Un ordinamento (di un altro Stato) al quale le norme civilistiche della Repubblica italiana devono cedere il passo?

Nietzche---

@ claudio
senza dubbio il matrimonio (civile o in chiesa) è un impegno importante, ma quì non si critica questo.
Ti sembra giusto che una donna debba mantenere la figlia senza avere un lavoro, solo perchè il marito si è appellato alla sacra rota? E la carità cristiana dove sta?

Emanuele85

nn capisco perkè la sacra rota possa annullare anke il matrimonio civile…-…quello spirituale ok…..mah…cioè se per lo stato italiano i due si so sposati, o si ha l’annullamento civile…(nn so se possibile), o niente…la prossima volta ce pensi prima de sposarti…

nas

” non va riconosciuto, dopo il divorzio, a una casalinga il diritto a mantenere il medesimo tenore di vita che aveva caratterizzato il matrimonio”

per una volta condivido la sacra rota.

ritengo iniqua questa regola.

beppe66

concordo con NAS nel caso sia la donna (stragrande maggioranza dei divorzi) che voglia il divorzio.
Ormai sono centinaia le donne che conscie del fatto che avranno solo vantaggi, sfanculano il marito e pretendono tutto.
Alimenti, casa, figli.
Se ci fosse un minimo di dubbio nelle sentenze, molte di queste donne ci penserebbero un po di più a dar retta al mestruo.
Beppe

Augusto

Crudo Goriziano espone una questione fondamentale. Non conosco, ahimè come lui credo, “le norme rigorose post matrimonio” perchè mi sono sposato solo in municipio. Mi piacerebbe conoscerle per curiosità, visto che molte coppie si sposano “allegramente” in chiesa senza rendersene ben conto. Poi si fa la fine (sic!) di questa casalinga. Aggiungo: bella figura quella del marito: dove stava la sua responsabilità al momento del concepimento? “Non era convinto di assumere gli oneri e gli impegni… che si era sposato x dovere e non amore”. E’ della categoria dei quacquaracquà. E la Chiesa gli dà pure ragione!

Il Filosofo Bottiglione

interessante giochino da azzeccagarbugli che ricade sul groppone della donna.

una cosa però non è chiara: con quali motivazioni la Sacra Rota ha annullato il matrimonio religioso?
come ha fatto il marito a convincere i sommi sacerdoti? è andato là dicendo che gli è tirato una sola volta? oppure ha direttamente tirato fuori un po’ di bei dobloni?
di fronte al sacro le argomentazioni non possono certo essere profane…

venezia63jr

E’ quello che vuole la chiesa,il divorzio deve essere una passione e una via crucis,i giudici fanno quello che vogliono anche nelle sentenze,fanno spettacolo di scienza,piu’ che giudici di una repubblica democratica sembrano dipendenti dell’iran.
Non per niente la croce e’ un simbolo di tortura.

rachael rose

com’era quella storia del… non osi l’uomo separare cio’ che dio unisce..?? mi sfugge qualcosa..

MaTTiA

Annullamento o non annullamento la bambina, fino a prova contraria è figlia sua
e secondo la legge italiana il padre ha il dovere di mantenerla.
Per questo la sentenza così come è esposta nell’articolo non è chiara, bisognerebbe
approfondire.

claudio

@rachael rose
Ti spiego. LA frase che citi è corretta ed è a base dell’indissolubulità del matrimonio religioso, ma io penso che sia una reagola che dovrebbe ispirare anche quello non religioso. Ad ogni modo con la sentenza dei tribunali ecclesiastici si dichiara che il matrimonio non è mai esistito, non è mai venuto ad essere. E’ scorretto parlare di annullamento. Corretto invece parlare di dichioarazione di nullità.
@ Mattia
E’ vero si fa confusione. Spetterà sempre il diritto al figlio di essere mantenuto. IL fatto dimantenere lo stesso tenore che sia veva durante il matrimonio è previsto con il divorzio non con l’annullamento.
Io penso sia una notizia che fa confusione ma poi non dice infondo nulla di che. Bisognerebbe leggere il testo

Stefano

Peggio per lei che si è sposata con rito cattolico! Bisogna sempre informarsi prima di fare un contratto…
Dirò di più: alle coppie sposate con rito religioso applicherei alla lettera tutte le “leggi” della chiesa in materia di divorzio, aborto, procreazione assistita….
Potrebbero riacquistare i propri diritti solo dopo lo sbattezzo!

Andrea

Io non conosco cosa dica il concordato quindi prendo per buono il fatto (comunque vergognoso) che la legge italiana accetti il matrimonio religioso come valido, e quindi valido anche l’annullamento dello stesso.

Premesso ciò, con lo stesso diritto (legge) che la donna ha di chiedere gli alimenti per sè al marito in caso di divorzio, non ne ha se non è mai stata sposata (in quanto annullato).

Sebbene sia certamente grottesca la cosa, sembra regolare.

Ha certamente diritto di avere l’assegno per il figlio, in quanto quello prescinde dal matrimonio, ma il figlio ne ha diritto in quanto è figlio.

Ciao a tutti

Asatan

@Mattia

Si ma con questo escamotage la figlia risulterà “figlia naturale” e non “figlia legittima”. Il che significa che se il padre non paga gli alimenti non avrà nessuno a cui appellarsi.
Perchè i “figli legittimi” sono parenti di tutta la famiglia e per il mantenimento posso rifarsi su nonni e zii se il padre è un quraquaqua.
I “figli naturali” sono parenti, legalmente, solo di mamma e papà. Se papà non paga gli alimenti finiscono come me… a lavorare in nero da minorenni per poter mangiare.

Ci sono fior di casi di uomini che hanno intestato propietà ed attività a terzi per risultare nulla tenenti e non mantenere i figli. Così come è anche vero che se il padre non paga o hai soldi per un avvocato di grido e portarlo SUBITO in tribunale e fargli scucire il dovuto per i figli oppure, col pubblico patrocinio, ottieni la sentenza come minimo un 5-6 anni dopo.

nicoletta

@ Beppe 66

Banalizzi troppo la questione. Intanto reputi gli uomini imbecilli perchè si fanno fregare dalle donne e poi dimentichi di valutare quakle sia la posizione dell’uomo e della donna all’interno del nucleo familiare. Non siamo in Danimarca dove le donne sono emencipate e possono fare figli e mantenersi da sole. Qui in Italia non sempre è così e spesso in una famiglia è la donna a rinunciare alla carriera per badare ai figli e per permettere al marito di dedicarsi maggiormente al lavoro. E’ tutto questo non è solo la donna a volerlo ma pure l’uomo. Di questo va tenuto conto al momento del divorzio per stabilire gli alimenti.
Insomma prima di dare la colpa alle donne che “derubano” gli ex-mariti sarebbe necessario valutare bene le situazioni familiari e soprattutto sarebbe il caso che gli uomini si svegliassero anzichè finire “vittime” di certe “malintenzionate” il cui vero fine è palese ma a quanto pare gli uomini non lo vedono…

Riguardo il caso in particolare trovo giusta la sentenza. E’ stata solo applicata la legge. Magari servirà da lezione

Asatan

Beh per i poveri polli spennati… quanto vi costerebbe la colf che pensa a tenere in ordine la casa? 1.500 euro al mese? E latata che si occupi 24\24 h dei figli? Anche di più, vero?

Considerando che il 90% degli uomini non collabora minimante alla gestione della casa ed all’educazione dei figli, ma che ESIGE che la moglie gli faccia da colf, bambinaia, infermiera, ecc… gli alimenti all’ex almeno per i primi anni dopo il matrimonio sono il minimo.

Tutti i soldi risparmiati SFRUTTANDO il lavoro della moglia, sempre vilipeso, sono SOLDI GUADAGNATI per l’uomo. Non vogliono pagare gli alimenti? Bene che paghino in un unica soluzione stipendi e contributi prestati dalla moglia come colf, tata, infermiere, segretaria, ecc e poi vediamo.

Poternno iniziare a lamentarsi il giorno in cui cresceranno e si daranno da fare… fino ad allora stiano zitti che è meglio.

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