Testamento biologico: primo caso di applicazione in Italia

MODENA – Per la prima volta in Italia viene applicato il testamento biologico. Vincenza Santoro Galani, 70 anni, è morta l’altro giorno secondo le sue volontà. Nel suo caso è stata applicata una norma del 2004, che consente di morire come si desidera e di rifiutare le cure. Il il 9 maggio scorso il magistrato ha concesso il permesso di morire alla donna, nominando il marito amministratore di sostegno. L’uomo ha rispettato la volontà della coniuge. Lei, infatti, non voleva interventi che le avrebbero prolungato la sofferenza, compresa la respirazione artificiale.
La donna, originaria di Foggia ma residente a Sassuolo, da tre mesi era ricoverata all’ospedale di Baggiovara nel reparto di neurologia. Era affetta da sclerosi laterale amiotrofica, una malattia che non dà scampo.

Il lancio è tratto dal sito di Repubblica

8 commenti

dysphoria_noctis

di tanto in tanto la mia Modena mi regala delle chicche di cui andare estremamente orgogliosa 🙂

vincent vega

Si parte da queste piccole cose per arrivare alla conquista dei diritti civili. Continuiamo così

Jean Meslier

Se ho capito bene non esiste (ancora) il “testamento biologico”, esiste pero’ la possibilita’ di rifiutare le cure.

Asatan

In linea terorica bisognerebbe depositare le proprie volontà in merito presso un notaio per far si che vengano rispettate.

Stefano Bottoni

In un Paese civile questa sarebbe una non-notizia. Ma visto che siamo in vaticalia, è confortante.
E’ vero, il “testamento biologico” ufficialmente non esiste. Ma la possibilità di rifiutare l’accanimento terapeutico esiste e ci si avvicina molto.
E voglio anticipare i vari troll che non capiscono (o abilmente fingono di non capire).
Immagino già le loro obiezioni: “Se tu sei in coma e qualcuno decide di staccare la spina, saresti d’accordo?”
Ebbene, sia chiaro una volta per tutte che il testamento biologico è un ATTO PERSONALE, esattamente come un comune testamento. NESSUNO può decidere per me. Se IO, nel pieno possesso delle mie facoltà fisiche e mentali, decido di rifiutare l’accanimento terapeutico nel disgraziato caso in cui mi ritrovassi in una situazione senza speranza, questa MIA volontà dovrà essere rispettata. Se invece scelgo di non farlo, NESSUNO potrà decidere in vece mia di staccare la spina.
Detto così è abbastanza chiaro?

Roberto Grendene

@Jean Meslier
La possibilita’ di rifiutare le cure e’ un diritto, se sei in grado di intendere e volere.
Ad esempio un testimone di geova puo’ rifiutare una trasfusione anche se a fronte di questo rifiuto morira’. Ma solo se maggiorenne.

Il problema e’ l’interruzione di cure mediche una volta iniziate.
L’esempio di Welby e’ emblematico: quello che chideva era l’interruzione del trattamento medico di respirazione e alimentazione artificiale.
E’ assurdo ma la situazione e’ questa.

Roberto Grendene

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