Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare, durante un dibattito con Mina Welby e Beppino Englaro nel contesto del Festival della salute di Viareggio, ribadisce le sue posizioni sulle tematiche di fine vita: “Il diritto alla libertà di cura non può diventare un diritto a morire, al suicidio assistito: non bisogna lasciare varchi all’eutanasia”. Afferma inoltre che la stesura di una legge sul tema non servirà a “colmare un vuoto legislativo”, ma a “cambiare l’intepretazione di alcuni criteri” rispetto alla recente decisione della Cassazione sul caso Englaro.
Anche Roccella, come Scienza e Vita, sostiene le posizioni di Bagnasco sulla dichiarazione “scritta e autenticata”: le volontà del paziente “non si possono ricostruire sulla base di testimonianze o addirittura sugli stili di vita, come dice quella sentenza” e inoltre idratazione e nutrizione “non devono essere considerati trattamenti sanitari” (perché, chiosa “se si considera mangiare e bere come un trattamento sanitario si aprono vere e proprie voragini”); inoltre, la “libertà del medico” deve essere “garantita”, ma “se si vuole tenere in conto delle volontà del paziente si può prevedere che motivi la sua decisione per iscritto”.
Beppino Englaro invece afferma: “la Cassazione chiarisce che l’alimentazione e l’idratazione sono un presidio terapeutico, checché ne dica la Chiesa, e dunque il dottore può essere autorizzato a sospenderlo”. Sulle scelte di sua figlia, ribadisce: “avevamo sollevato il problema da subito” perché la stessa Eluana, dopo aver visitato un suo amico in rianimazione “aveva detto che nel caso fosse avvenuto a lei dovevamo intervenire e far sospendere i protocolli rianimativi”.
