Dopo le dichiarazione del papa sul divieto della contraccezione per i cattolici e l’ammissione che però tanti fedeli non seguono le sue direttive, si continua a riflettere sul rapporto tra cattolici e prescrizioni magisteriali. In particolare, Aldo Cazzullo su “Il Corriere della Sera” ha intervistato un parroco della periferia di Roma (che ha voluto rimanere anonimo, “se no mi scomunicano”). Il sacerdote spiega come sia difficilissimo entrare in sintonia coi credenti che vengono a confessarsi su questioni legate alla sessualità e alla contraccezione. Rileva che oggi “è caduta la differenza di un tempo, quando tra i borghesi, almeno tra le donne, c’era maggiore rigidità, e i ceti popolari avevano costumi più disinibiti. Oggi i giovani sono tutti, o quasi, disinibiti”.
“I rapporti prematrimoniali si confessano di rado. Come i rapporti con le prostitute” ammette il prete “Di preservativo, poi, in confessionale non si parla mai. La pillola, ancora peggio. Una sola volta, una diciassettenne che aveva preso la pillola del giorno dopo ha sentito il bisogno di raccontarlo, davanti agli altri ragazzi: l’ha vissuta come un fatto abortivo, come una cosa che non si fa. I metodi naturali, indicati dalla chiesa, non sanno cosa siano. Ne parliamo, verso la metà del corso prematrimoniale: il metodo Ogino-Knaus, il calcolo della temperatura basale… Occhi sgranati. Domande cui è difficile rispondere. ‘Perché il preservativo è peccato e non lo è il coito interrotto, che magari si conclude in forme poco rispettose della donna?’. Rispondo che se c’è il consenso della donna non c’è mancanza di rispetto, che comunque il coito interrotto non è consigliato, e in ogni caso non ci dev’essere onanismo. Ma mi accorgo di essere lontanissimo dalla loro sensibilità. L’impressione è che più la Chiesa radicalizza la sua posizione, più i giovani la percepiscono come distante, e quindi si sentono liberi”.
