Molto spesso accade che i farmacisti attuino, come riporta “Il Giornale”, una “obiezione di coscienza mascherata” verso la pillola del giorno dopo. Qualche giorno fa però un farmacista ha esplicitamente espresso la propria obiezione ad una donna romana che chiedeva la pillola. Ne parla la dottoressa Lisa Canitano, presidente dell’associazione Vita di donna: “Il farmacista di turno al quale si è rivolta la mia assistita non ha voluto venderle il farmaco che le avevo prescritto invocando l’obiezione di coscienza, un diritto che finora non è stato riconosciuto alla categoria professionale di cui fa parte. In questo modo ha violato la legge”.
Secondo Pietro Uroda, esponente dei farmacisti cattolici, i farmacisti possono invece esprimere la propria obiezione: dal 2000 ad oggi si è sempre rifiutato di fornire la pillola presso la sua farmacia di Fiumicino, poiché “secondo quanto stabilito da una sentenza del Tar del Lazio si tratta di un farmaco potenzialmente abortivo dal momento che impedisce all’ovulo eventualmente fecondato d’innestarsi nell’utero materno. Premesso questo, la legge sull’aborto autorizza gli operatori sanitari a ricorrere all’obiezione di coscienza”. Giacomo Leopardi, presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisi, afferma al contrario che “i colleghi sono obbligati a fornire i farmaci prescritti”.
