Danimarca, avvocati indossano il velo per protesta

Il parlamento danese discute di una legge per mettere al bando l’ostentazione di simboli religiosi nelle aule dei tribunali? Tre avvocati difensori (due donne e un uomo) l’hanno indossato per protesta proprio in tribunale. E’ accaduto a Naestved e lo rende noto il Copenhagen Post.

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32 commenti

Leo55

Che volpi d’intelligenza queste avvocatesse……per mantenersi il linea con la coerenza del loro gesto dovrebbero anche abbandonare la professione, ritirarsi in casa a fare da mangiare e figliare a più non possso, oltre che ricevere le “doverose e periodiche” botte correzionali dal marito……..dopo tutto il velo rappresenta tutto questo ed altro.

lindoro

credo che la libertà di espressione debba essere prevalente. Una strada simile l’ha intrapresa la francia, e per quanto io ne condivida le motivazioni, non riesco a digerire che qualcuno debba decidere come posso o non posso esprimere le mie convinzioni. Ma ammetto di non aver ancora raggiunto una convinzione molto solida su questa questione…

Sailor-Sun

Se per simboli religiosi si intendono quei megacrocefissi che si vedono nei tribunali italiani sono d’accordissimo col parlamento danese, se si tratta di dover evitare di mostrare veli croci o cose così gia meno… anche se rispondere alle domande dell’avvocato con un simbolo religioso in bella vista potrebbe influenzare positivamente o negativamente il parere dei presenti…
Quando si viene giudicati in un tribunale non si è ne cristiani ne musulmani ne altro, si è persone.
La legge è uguale per tutti.

myself

Vi ricordate il dolce Bartolomeo Simpsons quando dopo essersi pettinato, messo un crocifisso e detto “si va in scena!” si presenta al giudice?

Stefano Grassino

Diciamo che a scuola od in ufficio non si và con la minigonna sopra l’ombelico così come in un tribunale ci si deve presentare sobri senza nessun segno di riconoscimento, politico o religioso che dir si voglia.

lindoro

sailor-sun,
non c’è dubbio che sulle pareti dei luoghi pubblici non ci deve essere il minimo segno di simboli religiosi. E riguardo all’influenzare i testimoni o altre persone, è una scelta che sono le singole persone a dover fare (e correre il rischio). Un giudice o una giuria (non so se c’è nel sistema giudiziario danese) comunque si impegna a non farsi influenzare da altri fattori che non quelli collegati alla materia del contendere. Poi tu dici che siamo umani ed è impossibile non farsi influenzare… a maggior ragione… che ognuno si comporti come creda nei limiti della libertà e del rispetto di tutti…
L’unico che potrebbe avere voce in capitolo sono i clienti degli avvocati, ma è una questione loro che non andrebbe regolata per legge.

odino

E perchè non fare tribunali e leggi separati in base al credo religioso? Magari tribunali in cui si applichi la sharia e così via? Mi auguro che questa carnevalata non pregiudichi l’approvazione di questa legge.

fab

E’ ovvio che agli avvocati sembri conveniente sollevare simili questioni; già si preparano a qualche bella causa in cui si ergeranno a paladini remunerati della diversità culturale.
Miopi incompetenti.

Gibson85

Non vedo come simboli religiosi “comuni”(dico comuni perché magari poi ci sono casi particolare che smentiscono questa affermazione) indossati possano dar fastidio….alla fine un qualsiasi simbolo può rappresentare un sentimento religioso o semplicemente se stesso. Un velo che non nasconde l’identità non dovrebbe creare problemi così come una catenella con una piccola croce, una piccola mezzaluna..oppure cornetti vari….lo stato non dovrebbe essere invasivo quando non c’è ragione. Bisogna distinguere lotta per la laicità da altro.

Ovviamente il caso sarebbe diverso se il divieto è impostoda un azienda privata: questa potrebbe farlo per motivi legati alla sua attivtà.

Asatan

Onestamente se sono oggetti personali e non impedisconoil riconoscimetno della persona mi sembra solo una legge liberticida.
Un cristiano ha diritto al suo crocefisso al collo tanto quanto io diritto al mio ciondoloa forma di serpentello.

lindoro

@gibson
concordo pienamente… non possiamo batterci per la libertà di espressione solo quando riguarda noi… Insomma, sarei contrario anche ad attaccare cartelli come “dio non esiste” nei tribunali, tanto per intenderci…
In un paese civile come la danimarca sono sicuro che le varie confessioni religiose non sono invadenti e arroganti come la nostra. Scommetterei che i cittadini siano abbondantemente vaccinati e perfettamente in grado di vivere serenamente in un contesto multiculturale integrato dove ognuno è libero di “vivere” la propria religione (o convinzione) a modo suo, nei limiti del rispetto reciproco, venendo rispettato a sua volta.

Otto Permille

Sinceramente non vedo alcun motivo per ostentare simboli religiosi al di fuori dei luoghi di culto. Mi sembra un principio razionale e condivisibile. Altrimenti dovrebbe valere anche il contrario, cioè perché non appendere in chiesa simboli laici, la foto della squadra dell’Inter o il ritratto di Berlusconi e Napolitano?

dinuzzo 56

appello al presidente Napolitano: nei luoghi pubblici della repubblica italiana siano esposti SOLO la bandiera italiana e la foto del presidente della repubblica. Sono gli unici due simboli che possono rappresentare, senza discriminazioni e secondo il dettato costituzionale, tutti gli italiani. O il presidente NAPOLITANO sa in cuor suo di NON poter rappresentare tutti i cittadini di questa nazione? Da come tace agli attacchi della ccar qualche dubbio è lecito.

ignazio

@ Lindoro

Grosso modo la penso come te. Io faccio grande distinzione tra le persone e i luoghi, mi spiego meglio. Non trovo nulla in contrario se una persona vuole ostentare un simbolo religioso, per esempio un crocefisso, fosse pure una persona che ha contatto col pubblico. Ma non trovo opportuno che in luogo pubblico sia appeso alle pareti un crocefisso, perché quel luogo è ad uso di tutti. Pertanto per essere più chiaro: non mi crea nessun problema se (per esempio) l’impiegato/a dello sportello delle poste ha appeso un crocefisso, ma non approvo per nessun motivo che alle pareti dell’ufficio postale ci sia un crocefisso appeso.

La libertà individuale è della persona, ma la stessa persona non può imporre agli altri il proprio pensiero.

ignazio

@ Lindoro

(Mi è “scappato l’invio, ma volevo terminare)
Altro aspetto attuale è il mancato rispetto delle norme invocando il proprio credo religioso, ritengo inammissibile che una persona possa girare armato di coltello perché fa “parte” della sua religione (vedi recente sentenza); o ancora: io che sono motociclista obbligato dal Codice della Strada ad indossare il casco, ma se cammino sul marciapiede con lo stesso casco sono perseguibile penalmente (Legge Cossiga 1975) ma una donna che indossa il burka è ammessa in quanto simbolo religioso (secondo me piuttosto simbolo di schiavitù)

lindoro

Ignazio,
quella del crocifisso alle pareti l’avevo espressa in un mio post precedente delle 18.31 🙂
Per il resto (anche se non conosco nello specifico le sentenze e leggi che citi) sono d’accordo con te. Le leggi devono essere uguali per tutti (bella scoperta eh?), ma è anche oggettivamente difficile trovare l’equilibrio tra buon senso e universalità della legge.
Magari la legge cossiga era stata fatta in tempi in cui rapine e attentati da parte di uomini col casco in testa erano all’ordine del giorno, e questo permetteva di distinguerli più facilmente fra gli altri. (si può discutere della bontà del principio, ma il punto non è questo). Stessa cosa per i passamontagna, e si arriva presto a generalizzare a qualsiasi travestimento che nasconda il volto. L’obiettivo della legge poteva essere buono, ma a questo punto diventa un male per chi si vuole travestire per ragioni che niente hanno a che fare con la delinquenza, come transgender, suore o donne in burqa. Non faccio questo ragionamento per giustificare le cose che giustamente contesti, ma per dire che a volte non è immediato pervenire a un buon punto di mezzo.
Per quanto riguarda il burqa come simbolo di schiavitù, se ne può discutere da un punto di vista filosofico e sociale, ma alla fine non possiamo sapere il motivo per cui lei lo indossa, se è una sua scelta o se ne farebbe a meno. Come pure diceva 8×1000 che non vede nessuna ragione per indossare simboli religiosi fuori dalle chiese… non sta a noi decidere per altri se è giusto o no, se fanno bene o no, se ha senso o no (ovviamente siamo liberi di discuterne) perchè sono scelte che attengono alla libertà personale, che dovrebbe essere salvaguardata il più possibile.
(e se uno vuole portarsi dietro un pugnale per motivi religiosi, che si faccia il porto d’armi 😉 )

robertus

dinuzzo

NON E’ PROPRIO BELLO
IL PATETICO APPELLO:
SE FOSSE STATO PER NAPOLITANO
COMUNISTA NOSTRANO
AVREMMO ESPOSTO SUL BALCONE
IL RITRATTO DEL BAFFONE!!!
STUDIA LA STORIA E NON FARE CONFUSIONE…

Magar

Spero proprio che questa ridicola legge liberticida sull’abbigliamento dei giudici (voluta fortemente dal movimento populista di destra Dansk Folkeparti) venga cassata. Forza, avvocati!

Dirladada

@ Magar
Già pensando che nel mondo ci sono donne che sono obbligate a portarlo il velo forza avvocati!!! Magari io non ti capisco, sono questioni estramemente delicate che non dovrebbero essere risolte in questo modo cioé con atteggiamenti da stadio dall’una e dall’altra parte. Libertà di espressione anche per la maestra della scuola materna che vuole portare il velo? E se un naturista vuole andare in tribunale nudo, allora non c’è più nessuno per diffendere la libertà di espressione?

Dirladada

Dovremmo piuttosto domandarci quanto stiamo tornando indietro in Europa. Oggi le battaglie che sembrano più alla moda, sono la difesa del velo, il diritto a portate il velo, la costruzione delle moschee, la costruzione di scuole islamiche. Nel frattempo la scuola pubblica ovunque e non solo in Italia fa in sfacelo. Certo Forza avvocati…

robertus

Dirladada

Il solito equivoco: scuola pubblica sinonimo di scuola statale, dimenticando che per la legge della partità scolastica anche le scuole gentite dagli enti locali e da enti religiosi o laici hanno i requisiti di “pubblicità”.
In sfacelo è la scuola pubblica-statale , in mano a sessantottini frustrati, a dirigenti incompetenti e ai fannulloni del pubblico impiego. Chi ha dei figli che frequentato le scuole statali possono onestamente testimoniare. Oltretutto la scuola pubblica-statale, offre tali servizi disastrati a costi altissimi!

Magar

Se è per questo nel mondo ci sono pure donne costrette ad abortire contro la loro volontà, eppure difendo la 194.
Il giudice che indossa un simbolo religioso lo fa a nome proprio, non dello stato che rappresenta. E non rischia di dare un’immagine educativa sbagliata a minorenni, a differenza dell’insegnante. In tribunale ci vanno adulti vaccinati.

Quanto ai naturisti, sì, per me possono andare nudi in tribunale.

Robertus, vuoi conoscere i tanti diplomifici cattolici per somari che costituiscono la stragrande maggioranza delle scuole private nella mia zona? E se la scuola pubblica è mal ridotta è anche colpa dei troppi fondi statali dirottati ai suddetti diplomifici.

robertus

MAGAR

DI FONDI LA SCUOLA STATALE NE HA ANCHE TROPPI CON I PESSIMI RISULTATI CHE MIETE. IN UNA SITUAZIONE DI VERA CONCORRENZA( NON PRATICAMENTE MONOPOLISTICA COME QUELLA ITALIANA) LA MAGGIOR PARTE DELLA SCUOLE STATALI SAREBBERO COSTRETTE A CHIUDERE!
PER QUANTO RIGUARDA I DIPLOMIFICI, E’ LA SCUOLA STATALE (CON IL 90% DEGLI ALUNNI) AD ESSERNE LA PIU’ GRANDE DISPENSATRICE. E’ PER QUESTO CHE I DIPLOMI COMPRESI QUELLI UNIVERSITARI)NON VALGONO PIU’ NULLA E NEI PAESI EUROPEI FANNO RIDERE E SONO CONSIDERATI CARTA STRACCIA!
SCUOLA STATALE: FABBRICA DI SOMARI A PREZZI SALATISSIMI!

popkorn

@robertus
scuola statale…fabbrica di somari a prezzi salatissimi
per la prima volta ti dò ragione………….
si vede che hai frequentato una scuola statale ^^^===^^^

Leo55

Perchè questi avvocati non spendono le loro energie per migliori cause?
Perchè non si occupano, piuttosto, dei reati che vengono commessi ed ammessi, proprio in forza di un’ideologia che si rappresenta nel velo, contro le donne, sottomettendole e discriminandole.
A quando una protesta a favore dell’applicazione della Sharia? Dell’istituzione dei tribunali islamici? Delle relative pene comminate e, naturalmente, eseguite pubblicamente.
Vorrei vederle queste avvocatesse avvolte nei burqua a vivere e seguire alla lettera i dettati religiosi. Ma dubito molto che queste signore dopo aver fatto questa esibizione tragicomica ma politically correct, si chiedano cosa ci sia veramente dietro quel velo che sponsorizzano come segno di libertà. Dubito che si siano mai chieste quanta sofferenza e quanta atrocità quel indumento simbolizzi.

Magar

@Robertus
Beh, guarda caso qui sono le scuole cattoliche a raccogliere (a prezzi ancora più salati) gli scarti (mammona-muniti) della scuola statale…
OK, fine digressione off-topic.

Sandra

La polemica nasce dalla proposta di legge del goveno danese di proibire ai giudici di indossare simboli religiosi in aula, tra cui il velo. Di qui la protesta degli avvocati.

Dopo la violenza generata in seguito alla pubblicazione delle vignette antiislamica, parte dei danesi vede con preoccupazione l’integrazione dei musulmani nella propria cultura. Si e’ quindi formata un partito tradizionalista a difesa dell’identita’ danese, e una frangia che proclama la tolleranza a tout prix. E’ un dibattito complesso, in una societa’ che ha fatto della liberta’ di espressione uno dei valori della convivenza, trovarsi confrontata alla realta’ in cui la stessa tolleranza diventa pericolo. I musulmani in danimarca sono il 4%. Cosi’ come in Olanda, dove sono il 6%, la convivenza inizia a essere problematica, e non priva di atti di violenza (omicidio regista van Gogh). Altri stranieri sono emigrati in questi paesi, in gran numero e senza che si verificasse una difficolta’, una tale resistenza all’integrazione di queste proporzioni, che si protrae anche nella seconda o terza generazione.
Penso che non si possa rimandare il dibattito, e che si debbano mettere delle linee ferme. Un simbolo religioso ostentato non e’ compatibile con un luogo pubblico. Una donna islamica deve essere libera di mettere il velo, come facevano le nostre bisnonne. In tribunale o in altro luogo pubblico non si puo’ accettare. Non fa parte dei nostri valori laici e non possiamo calpestarli. La liberta’ di religione o di idee politiche finisce di fronte a fondamentalismi e fascismi vari.

vico

magar ha già espresso il mio pensiero, aggiungo solo che togliendo il velo non si otterrebbe l’emancipazione delle donne oppresse, perchè continuerebbero a subire esattamente gli stessi soprusi, mentre diventerebbe un punto d’orgoglio il portarlo anche per le donne islamiche più moderne.

@robertus
è vero, i programmi delle scuole cattoliche sono migliori di quelle delle statali, vedi l’istituto veronese per non udenti.

Alberto

Che sia proprio Dio a comparire nelle aule di tribunale è oggi un anacronismo storico che l’umanità si porta dietro da alcune migliaia di anni. Per fare un breve excursus: i faraoni erano l’incarnazione di Dio in terra; il papa era(recentemente è stato revocato da papa Giovanni Paolo I) infallibile poichè era considerato la voce di Dio in terra; in nome di Dio si proclamavano le sentenze di morte nel medioevo; con la benedizione di Dio si insediavano gli imperatori e ancora oggi si giura su testi sacri sia in processi che in cerimonie di insediamento . Insomma serve qualcuno che sia più di un misero umano per garantire l’equità di una pena o la bontà di un dittatore. Io spero si estenda questa pratica ai promotori finanziari. Immaginatevelo: “Giuro che questa poliza assicurativa ti risarcirà completamente in caso di sinistro[…]”.
Sarebbe quanto meno divertente…

Flavio

Non si tratta di limitare i simboli religiosi in generale, ma in luoghi pubblici in cui devono prevalere i valori di uno stato, quali la divisione tra cosa pubblica e religione.

Cosa succede se mi invento una religione che prescrive abbigliamenti sopra le righe come il pastafarianesimo o vado in tribunale fatto di qualche sostanza allucinogena che usano gli sciamani?

Perche’ pretendere che il mio giudice sia un uomo perche’ penso che una donna non sia degna di giudicarmi?

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