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	Commenti a: Testamento biologico, PD sempre più diviso	</title>
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	<description>Il mondo osservato dall’Uaar</description>
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		<title>
		Di: stefano		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2009/02/23/testamento-biologico-sempre-piu-diviso/#comment-241287</link>

		<dc:creator><![CDATA[stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 21:17:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[scusate la mia incursione in qeusto post ma sarò brevissimo; il pd non ha bisogno di implodere o di smembrarsi in altri 3 o 4 partitini minori in quanto non esiste proprio come partito; in una coalizione così concepita, con ex comunisti e suore di clausura nello stesso pentolone, un partito che per bocca di Walter Sepoffà &quot;non contempla il reato d&#039;opinione&quot; (quindi anche un fascista potrebbe farne parte...) è stato concepito con finalità pratiche ma come puro fraintendimento ideologico, un&#039;utopia irrealizzabile e quindi impraticabile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>scusate la mia incursione in qeusto post ma sarò brevissimo; il pd non ha bisogno di implodere o di smembrarsi in altri 3 o 4 partitini minori in quanto non esiste proprio come partito; in una coalizione così concepita, con ex comunisti e suore di clausura nello stesso pentolone, un partito che per bocca di Walter Sepoffà &#8220;non contempla il reato d&#8217;opinione&#8221; (quindi anche un fascista potrebbe farne parte&#8230;) è stato concepito con finalità pratiche ma come puro fraintendimento ideologico, un&#8217;utopia irrealizzabile e quindi impraticabile.</p>
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		<title>
		Di: precariatoassicurato		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2009/02/23/testamento-biologico-sempre-piu-diviso/#comment-241280</link>

		<dc:creator><![CDATA[precariatoassicurato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 21:06:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Bruno Gualerzi
&quot;ognuno di noi può condizionare la società in cui vive. Per esempio non permettendole di inserirsi nella mia sfera privata&quot;

Ma è proprio questo il punto: dire che ognuno di noi può condizionare la società vuol dire riconoscere il legame che c&#039;è tra il singolo elemento e l&#039;insieme di cui fa parte. Per fare un esempio elettorale: se penso che anche il mio singolo voto è importante in una elezione perché contribuisce a determinare il risultato finale, automaticamente accetto che il risultato finale (il mio voto più quello degli altri) diventi legge per tutti, anche per me. Non posso andare a votare e al termine dello spoglio che magari mi vede perdente dire &quot;No, ma io scherzavo&quot; (tipo Toto&#039; in Signori si nasce). Allo stesso modo non è possibile condizionare la società e allo stesso tempo non farsi condizionare da essa, mangiare la marmellata senza sporcarsi le dita. E torniamo da capo: le nostre azioni, anche quelle più personali, non sono mai senza conseguenze nei confronti degli altri. Con tutto ciò che ne deriva.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Bruno Gualerzi<br />
&#8220;ognuno di noi può condizionare la società in cui vive. Per esempio non permettendole di inserirsi nella mia sfera privata&#8221;</p>
<p>Ma è proprio questo il punto: dire che ognuno di noi può condizionare la società vuol dire riconoscere il legame che c&#8217;è tra il singolo elemento e l&#8217;insieme di cui fa parte. Per fare un esempio elettorale: se penso che anche il mio singolo voto è importante in una elezione perché contribuisce a determinare il risultato finale, automaticamente accetto che il risultato finale (il mio voto più quello degli altri) diventi legge per tutti, anche per me. Non posso andare a votare e al termine dello spoglio che magari mi vede perdente dire &#8220;No, ma io scherzavo&#8221; (tipo Toto&#8217; in Signori si nasce). Allo stesso modo non è possibile condizionare la società e allo stesso tempo non farsi condizionare da essa, mangiare la marmellata senza sporcarsi le dita. E torniamo da capo: le nostre azioni, anche quelle più personali, non sono mai senza conseguenze nei confronti degli altri. Con tutto ciò che ne deriva.</p>
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		<title>
		Di: Takeshi		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2009/02/23/testamento-biologico-sempre-piu-diviso/#comment-241232</link>

		<dc:creator><![CDATA[Takeshi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 18:11:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Franceschini sa che, come direbbe l&#039;Annunziata, &quot;sia da deshtra sia da sinishtra gli hanno già messo dei baleddi da rispeddare&quot; ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Franceschini sa che, come direbbe l&#8217;Annunziata, &#8220;sia da deshtra sia da sinishtra gli hanno già messo dei baleddi da rispeddare&#8221; &#8230;</p>
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		<title>
		Di: Takeshi		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2009/02/23/testamento-biologico-sempre-piu-diviso/#comment-241197</link>

		<dc:creator><![CDATA[Takeshi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 16:10:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anche io aspetto che il PD imploda del tutto così si renderanno conto che la pagliacciata è finita. Binetti e Rutelli sono due sciacalli professionisti e senza scrupoli, vanno con chi gli promette di più. Sono anche più amorali di certi figuri di destra. Franceschini è un prete mancato. Vada a lavorare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche io aspetto che il PD imploda del tutto così si renderanno conto che la pagliacciata è finita. Binetti e Rutelli sono due sciacalli professionisti e senza scrupoli, vanno con chi gli promette di più. Sono anche più amorali di certi figuri di destra. Franceschini è un prete mancato. Vada a lavorare.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Bruno Gualerzi		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2009/02/23/testamento-biologico-sempre-piu-diviso/#comment-241191</link>

		<dc:creator><![CDATA[Bruno Gualerzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 15:52:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ precariatoasssicurato
&quot;Direi che almeno in astratto potremmo essere meno categorici nell&#039;affermare che &#039;decidiamo noi della nostra vita&#039;&quot;
Non è questione di essere categorici o meno, di vedere le cose in astratto o in concreto. Un conto è ritenere precaria la nostra esistenza in assoluto, un altro è la precarietà dovuta al condizionamento sociale. Nel primo caso è chiaro che non possiamo decidere niente, se non di toglierci la vita, cosa ovviamente che nessuno può impedire. Nel secondo caso, se è vero che siamo condizionati dalla società in cui viviamo, è altrettanto vero che ognuno di noi può condizionare la società in cui vive. Per esempio non permettendole di inserirsi nella mia sfera privata come se ne disponesse con o senza il mio consenso. 
Questo concetto oltre tutto è l&#039;ultimo &#039;aggiornamento&#039; della chiesa, la quale, vedendo che fa sempre meno presa, se non tra i cattolici convinti, il principio che non siamo padroni della nostra vita perché ci è stata donata da dio, ha ripiegato su questa considerazione che l&#039;essenza dell&#039;uomo è determinata dal sitema di relazioni in cui si trova a vivere... per cui è la società che ha il diritto di disporre della vita di ognuno. Di fatto dio assume le sembianze dello stato, ma col vantaggio che in questo modo posso mettere sullo stasso piano credenti e non credenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ precariatoasssicurato<br />
&#8220;Direi che almeno in astratto potremmo essere meno categorici nell&#8217;affermare che &#8216;decidiamo noi della nostra vita&#8217;&#8221;<br />
Non è questione di essere categorici o meno, di vedere le cose in astratto o in concreto. Un conto è ritenere precaria la nostra esistenza in assoluto, un altro è la precarietà dovuta al condizionamento sociale. Nel primo caso è chiaro che non possiamo decidere niente, se non di toglierci la vita, cosa ovviamente che nessuno può impedire. Nel secondo caso, se è vero che siamo condizionati dalla società in cui viviamo, è altrettanto vero che ognuno di noi può condizionare la società in cui vive. Per esempio non permettendole di inserirsi nella mia sfera privata come se ne disponesse con o senza il mio consenso.<br />
Questo concetto oltre tutto è l&#8217;ultimo &#8216;aggiornamento&#8217; della chiesa, la quale, vedendo che fa sempre meno presa, se non tra i cattolici convinti, il principio che non siamo padroni della nostra vita perché ci è stata donata da dio, ha ripiegato su questa considerazione che l&#8217;essenza dell&#8217;uomo è determinata dal sitema di relazioni in cui si trova a vivere&#8230; per cui è la società che ha il diritto di disporre della vita di ognuno. Di fatto dio assume le sembianze dello stato, ma col vantaggio che in questo modo posso mettere sullo stasso piano credenti e non credenti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: precariatoassicurato		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2009/02/23/testamento-biologico-sempre-piu-diviso/#comment-241145</link>

		<dc:creator><![CDATA[precariatoassicurato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 13:58:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il mio intervento iniziale è stato interpretato da Leo55 in modo diverso da quelle che erano le mie intenzioni; nonostante questo mi trovo d&#039;accordo con quanto afferma.
Vorrei precisare però a tutti quelli che mi hanno spiegato che &quot;ognuno decide per sé della propria vita&quot;, che nessuno, dico: nessuno è completamente padrone della propria vita.
In astratto basti pensare che nessuno decide se e quando e dove nascere. Nessuno può protrarre la propria morte oltre un certo limite temporale (tutti qui sono preoccupati di difendere il &quot;diritto&quot; di anticiparla: e chi ve lo toglie questo diritto? La gente si è sempre ammazzata senza che la chiesa potesse farci niente). Nessuno può essere certo di svegliarsi domani mattina. Direi che almeno in astratto potremmo essere meno categorici nell&#039;affermare che &quot;decidiamo noi della nostra vita&quot;.
In concreto: adesso vorrei andare a fare un giro in bici, invece mi tocca andare a lavorare. Il mio lavoro non è quello che vorrei e nonostante guadagni dei soldi non sono sicuro di riuscire a fare le ferie quest&#039;estate... Fuori di metafora: viviamo in una società che ci condiziona in ogni nostra scelta; persino la nostra morte non avrà conseguenze solo per noi ma provocherà dolore nelle persone che ci amano, forse più dolore di quanto ne provocherebbe una nostra &quot;agonia&quot;. Autodeterminazione? Ma de che? E&#039; la società che ci determina praticamente in tutto, persino le nostre idee non sono nostre ma frutto della società in cui viviamo.
Concludo scusandomi con tutte le persone che hanno replicato ai miei interventi precedenti e non hanno ottenuto risposta (chinsky, nessie e altri): i commenti vengono chiusi così in fretta...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio intervento iniziale è stato interpretato da Leo55 in modo diverso da quelle che erano le mie intenzioni; nonostante questo mi trovo d&#8217;accordo con quanto afferma.<br />
Vorrei precisare però a tutti quelli che mi hanno spiegato che &#8220;ognuno decide per sé della propria vita&#8221;, che nessuno, dico: nessuno è completamente padrone della propria vita.<br />
In astratto basti pensare che nessuno decide se e quando e dove nascere. Nessuno può protrarre la propria morte oltre un certo limite temporale (tutti qui sono preoccupati di difendere il &#8220;diritto&#8221; di anticiparla: e chi ve lo toglie questo diritto? La gente si è sempre ammazzata senza che la chiesa potesse farci niente). Nessuno può essere certo di svegliarsi domani mattina. Direi che almeno in astratto potremmo essere meno categorici nell&#8217;affermare che &#8220;decidiamo noi della nostra vita&#8221;.<br />
In concreto: adesso vorrei andare a fare un giro in bici, invece mi tocca andare a lavorare. Il mio lavoro non è quello che vorrei e nonostante guadagni dei soldi non sono sicuro di riuscire a fare le ferie quest&#8217;estate&#8230; Fuori di metafora: viviamo in una società che ci condiziona in ogni nostra scelta; persino la nostra morte non avrà conseguenze solo per noi ma provocherà dolore nelle persone che ci amano, forse più dolore di quanto ne provocherebbe una nostra &#8220;agonia&#8221;. Autodeterminazione? Ma de che? E&#8217; la società che ci determina praticamente in tutto, persino le nostre idee non sono nostre ma frutto della società in cui viviamo.<br />
Concludo scusandomi con tutte le persone che hanno replicato ai miei interventi precedenti e non hanno ottenuto risposta (chinsky, nessie e altri): i commenti vengono chiusi così in fretta&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Massi		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2009/02/23/testamento-biologico-sempre-piu-diviso/#comment-241126</link>

		<dc:creator><![CDATA[Massi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 10:28:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Bruno Gualerzi,
grazie per la tua risposta.

Ps. qui sopra c&#039;è un mio nuovo commento in attesa di essere sbloccato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Bruno Gualerzi,<br />
grazie per la tua risposta.</p>
<p>Ps. qui sopra c&#8217;è un mio nuovo commento in attesa di essere sbloccato.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Massi		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2009/02/23/testamento-biologico-sempre-piu-diviso/#comment-241125</link>

		<dc:creator><![CDATA[Massi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 10:25:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Bruno Gualerzi,
partendo dalla complessità delle cose, a parer mio, noto che più si semplifica il discorso più diviene inadeguato alle soluzioni complessive (questa mia posizione prima di essere politica è filosofica: in senso atomista).
A ciò, mi sembra che la mente umana sia predisposta in modo tale da unire in sé ciò che nella realtà è separato: per associazione d&#039;idee e con molte semplifiazioni &quot;purché siano&quot; (tanto maggiori quanto minore è la competenza).
Mentre i progressi scientifici e i risultati oggettivi che l&#039;umanità riesce a ottenere procedono piuttosto nel senso della distinzione.
La mia spiegazione a perché ciò accade asume la coincidenza della &quot;sostanza&quot; alla pluralità e varietà dell&#039;esistente, e rispetto a questo la mente umana è pur sempre piccola ed inadeguata.
Convinto di ciò, per così dire, quando guardo anche alla politica &quot;mi cadono le braccia&quot;, la religione poi &quot;non ti dico&quot;, e pur mi domando: quanto l&#039;&quot;unitarismo assoluto&quot; delle religioni monoteiste (a cui stà di faccia l&#039;idealismo filosofico) incidono negativamente anche sulla politica (anche in chi, magari, si professa critico o persino contrario alle religioni)?
Perciò, concludo che, la democrazia è solo a metà, la dove ad una pluralità &quot;sovrana&quot; è data la scelta di &quot;un fine assoluto&quot;. Anziché rivolgere la naturale pluralità elettiva della democrazia a un fine altretanto naturale e plurale: tutti i cittadini, irriducibili l&#039;una all&#039;altro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Bruno Gualerzi,<br />
partendo dalla complessità delle cose, a parer mio, noto che più si semplifica il discorso più diviene inadeguato alle soluzioni complessive (questa mia posizione prima di essere politica è filosofica: in senso atomista).<br />
A ciò, mi sembra che la mente umana sia predisposta in modo tale da unire in sé ciò che nella realtà è separato: per associazione d&#8217;idee e con molte semplifiazioni &#8220;purché siano&#8221; (tanto maggiori quanto minore è la competenza).<br />
Mentre i progressi scientifici e i risultati oggettivi che l&#8217;umanità riesce a ottenere procedono piuttosto nel senso della distinzione.<br />
La mia spiegazione a perché ciò accade asume la coincidenza della &#8220;sostanza&#8221; alla pluralità e varietà dell&#8217;esistente, e rispetto a questo la mente umana è pur sempre piccola ed inadeguata.<br />
Convinto di ciò, per così dire, quando guardo anche alla politica &#8220;mi cadono le braccia&#8221;, la religione poi &#8220;non ti dico&#8221;, e pur mi domando: quanto l'&#8221;unitarismo assoluto&#8221; delle religioni monoteiste (a cui stà di faccia l&#8217;idealismo filosofico) incidono negativamente anche sulla politica (anche in chi, magari, si professa critico o persino contrario alle religioni)?<br />
Perciò, concludo che, la democrazia è solo a metà, la dove ad una pluralità &#8220;sovrana&#8221; è data la scelta di &#8220;un fine assoluto&#8221;. Anziché rivolgere la naturale pluralità elettiva della democrazia a un fine altretanto naturale e plurale: tutti i cittadini, irriducibili l&#8217;una all&#8217;altro.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Nicoletta		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2009/02/23/testamento-biologico-sempre-piu-diviso/#comment-241116</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 08:21:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In Italia più che altrove è evidente lo scollamento fra paese reale e la politica riguardo le questioni etiche . La maggior parte degli Italiani è battezzata, battezza i figli e quando muore il commiato avviene in chiesa, ma quando la chiesa e i suoi emissari politici hanno sottoposto a referendum abrogativo leggi fortemente  contrarie alla morale cattolica (quali l’aborto e il divorzio) sono stati battuti. E lo stesso varrebbe probabilmente anche per il testamento biologico.. Cosa significa tutto ciò? Che il relativismo morale ed etico nella nostra società è un fatto consolidato ( malgrado le grida del papa e dei nostri politici cattolici ),  che non tanto si offendono le coscienze dei cattolici con certe affermazioni o gesti ( ateo bus,  rimozione dei crocifissi dai luoghi pubblici ecc.) perché   la fede è vissuta e sentita  da molti più  nei suoi risvolti superstiziosi, di costume e di tradizione  che spirituali ( insomma è più un fatto esteriore che intimo), quanto che la nostra classe politica e il clero hanno stretto una salda alleanza per sostenersi e sostentarsi vicendevolmente. La società italiana è di fatto laica ma non lo si vuole sancire ufficialmente perché molti dei privilegi riservati alla chiesa cattolica ( e molti favori che quest’ultima fa a una certa classe  politica) non avrebbero più ragion d’essere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia più che altrove è evidente lo scollamento fra paese reale e la politica riguardo le questioni etiche . La maggior parte degli Italiani è battezzata, battezza i figli e quando muore il commiato avviene in chiesa, ma quando la chiesa e i suoi emissari politici hanno sottoposto a referendum abrogativo leggi fortemente  contrarie alla morale cattolica (quali l’aborto e il divorzio) sono stati battuti. E lo stesso varrebbe probabilmente anche per il testamento biologico.. Cosa significa tutto ciò? Che il relativismo morale ed etico nella nostra società è un fatto consolidato ( malgrado le grida del papa e dei nostri politici cattolici ),  che non tanto si offendono le coscienze dei cattolici con certe affermazioni o gesti ( ateo bus,  rimozione dei crocifissi dai luoghi pubblici ecc.) perché   la fede è vissuta e sentita  da molti più  nei suoi risvolti superstiziosi, di costume e di tradizione  che spirituali ( insomma è più un fatto esteriore che intimo), quanto che la nostra classe politica e il clero hanno stretto una salda alleanza per sostenersi e sostentarsi vicendevolmente. La società italiana è di fatto laica ma non lo si vuole sancire ufficialmente perché molti dei privilegi riservati alla chiesa cattolica ( e molti favori che quest’ultima fa a una certa classe  politica) non avrebbero più ragion d’essere.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Bruno Gualerzi		</title>
		<link>https://blog.uaar.it/2009/02/23/testamento-biologico-sempre-piu-diviso/#comment-241115</link>

		<dc:creator><![CDATA[Bruno Gualerzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 08:18:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Massi
Ho preso visione ora (meglio tardi che mai) del tuo commento.
Tu dici; &quot;Sì, penso che vi sia correlazione tra le varie problematiche, ma non penso a un ordine gerarchico per il quale occorra affrontare prima l&#039;una o l&#039;altra&quot; e poi sviluppi il concetto affermando che non si può vedere questa relazione astrattamente, in quanto implicate ci sono delle persone reali con problemi reali, ma molto diversi.
Giustissimo, infatti parlavo di dialettica, cioè di reciproco condizionamento, quindi nessuna gerarchia che si determinerebbe se si ritiene che debba affrontarsi una problematica &#039;prima&#039; dell&#039;altra perchési considera l&#039;una più importante dell&#039;altra, causa imprescindibile l&#039;una dell&#039;altra. La gerarchia si evita nel momento in cui si riconosce la stessa importanza alle due problematiche, e non perché colpevolmente si dimentica l&#039;una quando si affronta l&#039;altra e viceversa. 
Il mio quindi era solo un richiamo che ho ritenuto di dover fare nel momento in cui mi sembrava si sottovalutassee l&#039;una questione&#039; (la lotta contro l&#039;ideologia che vuole orientare in un certo modo il testamento biologico) che invece era da vedere proprio in funzione dell&#039;altra (la lotta per la sicurezza nel mondo del lavoro), anche se di per sè sono due obbiettivi da perseguire ovviamente con le specifike iniziative.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Massi<br />
Ho preso visione ora (meglio tardi che mai) del tuo commento.<br />
Tu dici; &#8220;Sì, penso che vi sia correlazione tra le varie problematiche, ma non penso a un ordine gerarchico per il quale occorra affrontare prima l&#8217;una o l&#8217;altra&#8221; e poi sviluppi il concetto affermando che non si può vedere questa relazione astrattamente, in quanto implicate ci sono delle persone reali con problemi reali, ma molto diversi.<br />
Giustissimo, infatti parlavo di dialettica, cioè di reciproco condizionamento, quindi nessuna gerarchia che si determinerebbe se si ritiene che debba affrontarsi una problematica &#8216;prima&#8217; dell&#8217;altra perchési considera l&#8217;una più importante dell&#8217;altra, causa imprescindibile l&#8217;una dell&#8217;altra. La gerarchia si evita nel momento in cui si riconosce la stessa importanza alle due problematiche, e non perché colpevolmente si dimentica l&#8217;una quando si affronta l&#8217;altra e viceversa.<br />
Il mio quindi era solo un richiamo che ho ritenuto di dover fare nel momento in cui mi sembrava si sottovalutassee l&#8217;una questione&#8217; (la lotta contro l&#8217;ideologia che vuole orientare in un certo modo il testamento biologico) che invece era da vedere proprio in funzione dell&#8217;altra (la lotta per la sicurezza nel mondo del lavoro), anche se di per sè sono due obbiettivi da perseguire ovviamente con le specifike iniziative.</p>
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