Concludendo l’anno paolino e commentando la Lettera agli efesini, Bendetto XVI ha detto ieri che, con le sue parole, l’apostolo Paolo ha chiesto ai cristiani di avere una “fede adulta”: intendendo con questa espressione il “non conformismo della fede”, il “coraggio [che] ci vuole per aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo ‘schema’ del mondo contemporaneo”. Il pontefice ha contrapposto questa sua definizione a quella usata da chi, a suo dire, “non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi Pastori, ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere e non credere, una fede ‘fai da te’, quindi. E lo si presenta come ‘coraggio’ di esprimersi contro il Magistero della Chiesa”. L’affermazione potrebbe essere interpretata come una critica a Romano Prodi, che nel 2005, nel motivare la sua decisione di votare al referendum sulla fecondazione artificiale, in dissenso con l’invito all’astensione lanciato dai vescovi, parlò di farlo da “cattolico adulto”. “Fede adulta”, ha spiegato Ratzinger, è impegnarsi per l’inviolabilità della vita fin dal concepimento e riconoscere il matrimonio tra un uomo e una donna come un sacramento di origine divina.
La fede adulta si contrappone dunque “ai venti della moda”. Al giorno d’oggi, ha sostenuto il papa, “gli uomini così spesso restano interiormente vuoti e pertanto devono aggrapparsi a promesse e narcotici, che poi hanno come conseguenza un’ulteriore crescita del senso di vuoto nel loro intimo”, senso di vuoto che sarebbe uno “dei grandi problemi del nostri tempo”. La “fede adulta”, al contrario, aiuta “a comprendere la volontà di Dio, così che questa plasmi la nostra volonta”.
